13/05/2024

20 feb – Riportare il Castello di Pordenone nelle disponibilità dell’Amministrazione comunale, in modo che siano i cittadini, attraverso il municipio, a deciderne la futura destinazione una volta terminata la funzione attuale, quella di ospitare il carcere cittadino.

È questa la richiesta contenuta nella petizione popolare – politicamente bipartisan – firmata da più di mille cittadini e consegnata al presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, durante la pausa dei lavori d’Aula. Il primo firmatario è Marco Salvador, consigliere comunale pordenonese, che era accompagnato dal vicesindaco di Pordenone, Alberto Parigi, e da Roberto Freschi, portavoce della lista “La Civica”. Sempre a livello pordenonese, tra i firmatari spiccano i nomi del sindaco, Alessandro Ciriani, e del deputato Emanuele Loperfido, già numero due della Giunta.

Analoga trasversalità in ambito regionale: la petizione è stata infatti presentata congiuntamente da sei consiglieri di diversa estrazione politica. Si tratta di Simone Polesello (Fedriga presidente), Nicola Conficoni (Pd), Marco Putto (Patto-Civica), Furio Honsell (Open), Carlo Bolzonello (Fp) e Serena Pellegrino (Avs).

Alla Regione i firmatari fanno presente in premessa che “il penitenziario attualmente ubicato presso il Castello di Pordenone è soggetto all’iter burocratico che nei prossimi anni lo porterà al suo definitivo trasferimento a San Vito al Tagliamento”. In vista di questo passaggio di funzioni, si chiede agli organi preposti, ovvero i Ministeri competenti, per il tramite della Regione Fvg e con il coinvolgimento dello stesso Comune di Pordenone, “la possibilità e l’opportunità che il centro storico della città possa essere completato con il ricongiungimento dell’antico Castello di piazza della Motta a tale importante patrimonio”.

Ricordando infatti sinteticamente la storia dell’edificio, i promotori della petizione popolare menzionano i frequenti rimaneggiamenti e passaggi di proprietà che hanno caratterizzato la storia del Castello, che risale alla metà del Duecento e prima di trasformarsi in un carcere è stato residenza dei capitani asburgici nel Cinquecento e sede dei provveditori veneziani fino alla caduta della Serenissima nel 1797.

L’obiettivo dei promotori – esposto anche nel corso dell’incontro con Bordin nel salottino della Presidenza del Cr – è dunque ricongiungere in un unico comparto tutto il nucleo storico originario di Pordenone, come hanno illustrato Salvador, Parigi e Freschi.

A loro volta Polesello, Conficoni e Bolzonello hanno ribadito il sostegno all’iniziativa, mentre Honsell ha suggerito di interessare della vicenda la Commissione paritetica Stato-Regione, “come già si fece a suo tempo per il Castello di Udine”. Pellegrino ha invece messo in rilievo il problema della futura gestione del bene, “a cui bisognerebbe pensare per tempo”.

Suggerimenti, questi ultimi, accolti con favore dal presidente del Consiglio regionale, che trasmetterà la petizione alla commissione competente. “Negli ultimi anni – ha osservato Mauro Bordin – abbiamo richiesto e ottenuto molti beni dallo Stato, ma alcuni di questi sono ancora inutilizzati. Credo dunque sia saggio valutare fin da subito l’aspetto della futura destinazione e gestione”. Apprezzato anche il suggerimento di coinvolgere la Paritetica, “che incontreremo nella sua nuova composizione proprio questo venerdì in V Commissione”, ha aggiunto il presidente dell’Aula.

Nel ringraziare i proponenti “per il senso civico e l’interesse per il patrimonio storico e architettonico della città di Pordenone”, Bordin ha osservato infine che “le petizioni spesso segnalano criticità, mentre in questo caso il testo prefigura una bella opportunità”.

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