23/07/2024

Spopolamento sanitario in avanzamento anche in Friuli Venezia Giulia, con sempre più piccoli centri che non possono più contare sul medico di famiglia. Urgono iniziative per far si che i medici di medicina generale siano incentivati a garantire la loro presenza nei piccoli paesi soprattutto delle zone considerate disagiate o disagiatissime e nel contempo fornire ai medici strumenti di diagnostica di primo livello e la possibilità di utilizzare la telemedicina, come dichiara il dottor Fernando Agrusti segretario regionale Fimmg FVG (Federazione italiana medici di medicina generale – maggiore sindacato del settore che in regione conta più di 300 iscritti).

Della problematica si sta discutendo al Congresso Nazionale FIMMG durante il quale è stato chiesto di creare un fondo per incentivare i medici di medicina generale a lavorare nelle aree del Paese definite disagiate o disagiatissime e sbloccare i fondi già destinati a portare negli studi dei medici la tecnologia diagnostica e la telemedicina.

“L’intervento di Agnese Carletti sindaco di San Casciano dei Bagni in provincia di Siena – spiega Agrusti -, che lamenta la fine dell’assistenza sanitaria al momento in cui l’ultimo medico presente andrà in pensione, mi ha fatto pensare a una lettera, pubblicata recentemente sui quotidiani locali del Friuli Venezia Giulia, di un cittadino di Ravascletto che lamentava le stesse criticità, a partire dalla difficoltà per gli anziani di recarsi in altri paesi per essere visitati in assenza del medico di medicina generale a Ravascletto. Per risolvere il problema come FIMMG FVG proponiamo che all’interno degli accordi Regionali siano previsti incentivi per quei colleghi che vogliano garantire l’apertura di un ambulatorio, magari anche solo per uno o due giorni alla settimana possibilmente presso strutture messe a disposizione dai Comuni”.

L’altro punto è quello della diagnostica di primo livello e della telemedicina. “Vorremmo essere dotati – aggiunge Agrusti – di strumenti quali a esempio elettrocardiografi, spirometri, ecografi per evitare di spostare dal proprio paese i pazienti fragili o semplicemente anziani. Con la telemedicina si potrebbe poi monitorare nel tempo i pazienti che necessitano di particolare attenzione per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità”.

“L’Italia non ha mai

fatto una seria programmazione per creare rete e offrire soluzioni per i piccoli comuni e le comunità montane – sottolinea Bussone di UNCEM, l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, che rappresenta più di un terzo dei comuni italiani che occupano più del 50% del territorio – E’ giunto il momento di fare squadra per garantire che il medico di medicina generale, punto di riferimento di ogni cittadino e garante dell’universalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, non scompaia dalle aree più disperse dell’Italia. Dove manca il medico di medicina generale, manca lo Stato”.

Le aree a più ampia dispersione di popolazione sono moltissime in un Paese rurale e montano come l’Italia, e sono le prime a subire la grave carenza di medici la cui drammaticità si aggraverà ulteriormente nei prossimi anni.

“Il Governo e le Regioni devono intervenire per la costituzione di fondi ad hoc per le aree disagiate e disagiatissime – aggiungono i medici Curatola e Dabbene dell’Esecutivo FIMMG – con risorse a tale scopo finalizzate e vincolate, che chiediamo vengano previste già dalla prossima legge di bilancio. Se un medico di medicina generale si sentisse supportato

dalla telemedicina e dalla disponibilità di strumenti di diagnosi, sarebbe ulteriormente incentivato a lavorare in aree più periferiche – concludono – ma i 235 milioni di euro a questo destinati giacciono ancora, dopo 4 anni dalla legge che li ha stanziati, nelle casse delle

Regioni, del tutto inutilizzati”.

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