18/05/2024

Dal 24 settembre 2022 all’8 gennaio 2023 Villa Manin di Passariano di Codroipo, Cinemazero

(Pordenone) e il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (Pordenone) ospitano la

mostra “Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo”, a cura di Silvia Martin Gutiérrez, promossa da ERPAC—Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, in occasione del centenario dalla nascita del grande artista, poeta, scrittore, intellettuale e regista italiano.

Con oltre 170 ritratti inediti, rari, non visti di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 —Roma, 1975),

l’esposizione riporta alla luce interi servizi fotografici —fino ad oggi misconosciuti —puntando soprattutto sui grandi fotografi stranieri (alcuni di eccezionale fama, come Richard Avedon, Herbert List, Henri Cartier-Bresson,Jerry Bauer, Jonas Mekas,Lütfi òzkôk, Erika Rabau, Duane Michals, Philippe Koudjina, Marli Shamir e tanti altri) e sui luoghi, i momenti e gli incontri che hanno contraddistinto la vita di Pasolini, restituendone l’immagine di uomo e artista nel mondo, fissata per sempre in decine e decine di pose diverse.

La mostra, che nasce con l’importante contributo di Cinemazero, scaturisce da un progetto di ricerca

condotto per molti anni negli archivi di tutto il mondo dalla curatrice, e sviluppato per l’occasione insiemea Marco Bazzocchi, Riccardo Costantini e Guido Comis, con un comitato scientifico d’eccezione.

Proprio grazie a questa attività di ricerca, il pubblico potrà vedere per la prima volta alcuni servizi fotografici del tutto inediti: l’incontro di Pasolini con Man Ray, per proporgli di disegnare il manifesto di Salò; Pasolini a Stoccolma (pochi giorni prima di essere ucciso), per farsi conoscere nell’ambiente del Premio Nobel; Pasolini nei Sud del mondo, con Alberto Moravia, Dacia Maraini, Maria Callas. Quando Pasolini va a cercare l’alterità, l’anomalia, che poi ricostruisce sui set dei suoi film. O ancora nei Festival cinematografici e altre occasioni, dove —come non viene mai ricordato —incontra e si confronta con intellettuali e cineasti della sua stessa caratura (Orson Welles, Agnès Varda, Jonas Mekas, Jean-Luc Godard…).

Pier Paolo Pasolini è stato probabilmentel’artista più fotografato del Novecento. Dai primi anni Cinquanta, quando arriva a Roma, fino ai giorni che precedono la sua morte, è stato colto in centinaia di situazioni, sia pubbliche che private.

Pier Paolo Pasolini ha messo al centro della sua opera i luoghi dove non dominano le regole del mondo borghese occidentale: il Friuli, le periferie di Roma e del Sud, i continenti inesplorati, le grandi città moderne, da Parigi a New York. E i fotografi lo hanno ritratto proprio in questi luoghi, “dove la gioia è gioia e il dolore dolore”, come scrive lui ne Le ceneri di Gramsci(1957).

Così è nata una lotta segreta tra lo scrittore e la macchina fotografica: quando si trova in spazi domestici, Pasolini assume il ruolo dell’intellettuale che sta alla scrivania o del figlio adulto che non si vergogna di presentarsi sempre affiancato dalla madre; quando invece si trova in mondi lontani

concentra su di sé la forza degli obiettivi riempiendo ogni scatto con la sua fisicità. ln un certo senso li rende ancora più estranei attraverso se stesso. Ogni fotografo ha sottolineato in modi diversi questo rapporto: uno scrittore che si mostra con eleganti vestiti borghesi ma anche in canottiera e costume da bagno, un volto che sembra —talvolta sorridere ma anche guardare ferocemente verso il mondo, come per sfidarlo, occhi che catturano l’obiettivo ma anche che si sottomettono dolcemente allo scatto del diaframma.

L’esposizione ci racconta con fotografie e numerosi materiali multimediali che gli scatti di Pasolini non possono costruire mai un insieme logico, coerente: egli è pronto a mettere in crisi l’idea della fotografia come immagine ricordo, come attimo di tempo fissato una volta per sempre. Questo “sempre” non vale per Pasolini. La mostra di Villa Manin, con le sezioni complementari del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia,vuole proporre nuclei diversi costituiti da servizi fotografici che solo in apparenza sembrano seguire uno sviluppo ma che in realtà ci mostrano come ogni definizione cronologica di “quel” momento o di “quel” periodo risulti impossibile.Nuclei che espongono”mondi “micro” (una casa, un viaggio, un festival, un’occasione mondana…) che diventano “macro” nel testimoniare il suo —sempre personalissimo e originale attraversare la storia e la società in cui vive.

A Trastevere nel 1953, a Parigi nel 1961, a New York nel 1966 e di nuovo nel 1969, a Berlino durante il festival, a Stoccolma pochi giorni prima di essere ucciso… Pasolini è sempre “diverso”, differente da come ci aspetteremmo di vederlo, “altro” da come anche grandi autori comeAvedon o Cartier-Bresson pensavano di fissarlo con l’obiettivo.

Dunque Pasolini si è sottoposto, si è esposto, ma anche si è nascosto attraverso la fotografia,l’unica tecnica espressiva di cui non ha mai parlato se non con rapidissimi cenni.

Anche per questo il percorso espositivo di Villa Manin presenta, oltre alle fotografie, altri documenti, giornali, dichiarazioni, interviste, video per contestualizzare le occasioni in cui sono nati i servizi fotografici. E poi fa sentire, con inedite sequenze audio, la voce di Pasolini come ulteriore strumento per rendere presente, o tentare di rendere presente, un autore che è sempre “in fuga”: in fuga da se stesso, in fuga dal mondo, in fuga attraverso le parole e le immagini dei suoi scritti e dei suoi film.

Al Centro Studi Pier Paolo Pasolini sarà presentato il percorso sulle case romane di Pasolini.

Dall’aprile 1954 al giugno 1959 il poeta abitò con la madre nella casa di Via Fonteiana 86, nel quartiere di Monteverde. Si trasferì successivamente nell’appartamento di Via Giacinto Carini 45, da cui nel 1963 si mosse per stabilirsi infine nella casa di Via Eufrate, 9 nel quartiere EUR.

Questi cambiamenti sono testimoniati dagli scatti presentati a Casarsa. I fotografi che documentano le case di Via Fonteianae Via Carlini (Marisa Rastellini, Elio Sorci e Pietro Pascuttini) ci permettono di entrare dello studio del poeta e osservarlo alla macchinada scrivere, circondato da lettere, documenti, copioni cinematografici. Vediamo i quadri alle pareti e, in un caso, le tendine di organza alla finestra che s’affaccia su un terrazzino. Qualche anno dopo, la casa di Via Eufrate arredata con mobili Ottocento su cui si notano soprammobili esotici ricordo di viaggi in Africa o in India, divani di velluto, tappeti, fa da sfondo a un servizio di Jerry Bauer,fra i più interessanti per conoscere l’intimità del poeta, immortalato con la madre e gli amici più stretti.

La mostra Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo vuole portare nel luogo dove Pasolini si è formato come poeta, il Friuli, tutti i luoghi dove è avvenuta la sua inarrestabile evoluzione:dal Friuli al Mondo, Pasolini ci guarda ancora e ci sfida dalle pareti di queste sale, sempre “in fuga dalla fotografia”

Accompagna la mostra il volume Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo pubblicato da Contrasto e curato da Silvia Martin Gutiérrez e Marco Antonio Bazzocchi,che firmano anche due testi. Il libro contiene inoltre saggi di Claudio Marra, Roberto Chiesi, Maria Rizzarelli e Davide Luglio.

Con oltre 200 fotografie Il volume offre uno sguardo inedito. Ogni fotografia che lo ritrae lo pone “sotto gli occhi del mondo”e contribuisce a renderlo icona. Una galleria fotografica che suggerisce di ripensare Pasolini per celebrare la sua immagine complessa e multiforme tramite gli scatti che oltrepassano i confini sociali e di classe, con artisti italiani e stranieri che sono spesso stati anche compagni di viaggio del poeta, regista e scrittore. Eppure, indipendentemente da chi sia il fotografo, Pasolini mantiene la propria identità che supera ogni mezzo di comunicazione. Come scrive la curatrice Silvia Martin Gutiérrez, «il fotografo dipana ciò che non è facilmente visibile per andare oltre le apparenze, nel contesto scenico della periferia, aiutandoci a percepire con maggior chiarezza la personalità di Pasolini, che nonostante la forza dell’ambiente riveste a pieno il ruolo di protagonista».

A completare e arricchire il volume, i saggi dei curatori Silvia Martin Gutiérrez e Marco Antonio Bazzocchi, e poi Guido Comis, Claudio Marra, Roberto Chiesi, Maria Rizzarelli e Davide Luglio che aiutano a comprendere e contestualizzare il percorso iconografico sulla figura del grande intellettuale.

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