Nella mattinata di domenica 8 agosto del 1956 si consumò la tragedia di Marcinelle in Belgio, dove nella miniera di carbone di Bois du Cazier morirono 262 persone di cui 136 lavoratori immigrati italiani. Sette erano friulani.
Per ricordare questi morti e i connazionali periti sul lavoro in patria e all’estero è stata istituita “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo “, che si celebra domenica 8 agosto. Una celebrazione per onorare le persone cadute sul luogo di lavoro ma anche per sottolineare quanto ci si debba impegnare nella sicurezza sul lavoro, sia sul lato della formazione per datori e lavoratori che su quello dei controlli per ridurre e, magari, azzerare, quelle morti bianche che, purtroppo, fanno ancora parte della cronaca. L’azione di controllo è troppo frammentata tra vari enti diversi e non sembra essere sufficientemente incisiva o, perlomeno, non guadagna gli onori della
cronaca, come invece dovrebbe, per poter essere più efficace attraverso la pubblicità delle azioni di repressione e relative condanne sui comportamenti scorretti e pericolosi per i lavoratori.
La tragedia di Marcinelle avvenne a causa di una scintilla elettrica che innescò un incendio di vaste proporzioni, alimentato dalla combutione dell’olio ad alta pressione. I sette friulani che persero la vita erano Pietro Basso di Bannia, Mario Buiatti di Udine, Ruggero Castellani di Ronchis, Lorenzo De Santis di Flaibano, Ferruccio Pegorer di Azzano Decimo, Ciro Natale Piccolo di Povoletto e Armando Zanelli di San Giorgio di Nogaro.







