14/06/2024

Udine, nov 22 – L’inquietante aumento del numero delle baby gang. Il nuovo fenomeno del bullismo al femminile, che sostituisce la violenza fisica con le dicerie ma non per questo fa meno male. Ma anche l’uso sempre più esteso dell’arma bianca, in molti casi un coltello di casa che troppi ragazzi portano con sè. E la precocità dell’uso del cellulare che amplifica i rischi e la platea delle potenziali vittime, specie nel campo della pedopornografia e dei reati a sfondo sessuale.

Sono questi i principali problemi analizzati nel corso del convegno organizzato oggi a Udine, nell’auditorium Comelli di via Sabbadini, dal Garante regionale dei diritti della persona. Ne ha parlato per primo lo stesso Garante, #Paolo_Pittaro, inquadrando la scelta del titolo di un seminario rivolto a tutti gli operatori e in particolare agli insegnanti: “Parliamo di minori in una società disorientata, dove mancano i punti di riferimento tradizionali e ci si trova su terreni inesplorati sul piano delle relazioni sociali e interpersonali. Una situazione alimentata anche dagli anni della pandemia”.

“L’incontro – ha spiegato ancora Pittaro – è frutto del protocollo di intesa tra noi, il Corecom, la Commissione per le pari opportunità (Crpo), l’Osservatorio regionale antimafia, il Difensore civico del Fvg, la Polizia Postale e l’Ufficio scolastico regionale. Abbiamo firmato un patto che ha proprio lo scopo di prevenire bullismo, cyberbullismo e altri fenomeni di infanzia violata. E lo facciamo a 33 anni esatti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che è l’accordo più firmato della storia, sottoscritto da quasi tutti gli Stati”.

“Un momento di confronto importante – l’ha definito, a margine, il presidente del Consiglio regionale #Piero_Mauro_Zanin – che nasce dal prezioso lavoro del Garante. Questo organo di garanzia del Consiglio è davvero strategico perchè rappresenta un investimento sui minori, su quello straordinario patrimonio per la comunità che sono le giovani generazioni. Dobbiamo aiutare fin da subito i ragazzi a esercitare i loro diritti e a imparare i loro doveri”.

Ciascun ente ha invitato un esperto a tenere una relazione. Indicato dal Garante dei diritti, lo psicologo-psicoterapeuta #Diego_Barbisan ha sottolineato l’importanza delle Esi, le Esperienze sfavorevoli infantili, “che accadono anche nelle famiglie normali, borghesi, e che in qualche caso possono avere a che fare con l’iperprotezione da parte dei genitori”.

“Chi ha patito molti traumi – ha aggiunto Barbisan – è portato a farne ad

altri, per avere la sensazione di tenere tutto sotto controllo. Dobbiamo renderci conto che certi comportamenti sono una autocura, e così ad esempio non è una buona idea dire “provaci” a chi è terribilmente insicuro, o far abbassare le ali al bullo rischiando di ricacciarlo nel senso di impotenza da cui lui cercava di smarcarsi con il suo comportamento. Certamente la linea deve essere quella della fermezza nei provvedimenti, ma con la coscienza di avere davanti una vittima”.

“Di recente – ha raccontato ancora lo psicologo, destando l’interesse dell’affollata platea – mi è capitato di seguire il caso di una ragazza che era stata abusata dal compagno di sua madre da quando aveva 9 anni, e ho capito che lei non voleva essere trattata come una bambina violata ma come qualcuno che va aiutato a perdonarsi”.

La lotta quotidiana contro i leoni da tastiera, che imperversano “nelle praterie del web, dove c’è di tutto” è stata al centro della relazione del giornalista #Paolo_Mosanghini. Invitato dal Corecom, il direttore del quotidiano “Messaggero Veneto” ha parlato del ruolo e della responsabilità dei media: “Il problema è quello dell’incitamento all’odio, dove tra chi attacca e chi subisce ci inseriamo noi, chiamati a essere garanti di una discussione democratica e rispettosa dell’altro anche nelle varie piattaforme web. Per noi rispetto è la parola-chiave, per questo non pubblichiamo sul web tutti i contenuti e su alcuni temi non consentiamo i commenti. Cerchiamo di affrontare il problema anche a monte, riflettendo sui titoli che vengono fatti. Abbiamo inoltre un filtro che blocca automaticamente alcune parole ed espressioni”. Un’attività di controllo della Rete non certo facile se è vero – come ha ricordato Mosanghini – che su Youtube in un solo minuto vengono pubblicati contenuti per 48 ore, mentre su Facebook sono miliardi i post che circolano ogni giorno.

Invitata dalla Crpo, la psicologa e psicoterapeuta #Nadia_Sollazzo ha approfondito il tema del bullismo femminile, “che ha caratteristiche diverse rispetto ai maschi e dove l’obiettivo è danneggiare l’autostima dell’altra. A volte la vittima è una potenziale rivale, da scalzare dalla sua posizione sociale. E le baby gang femminili spesso sono ancora più coese di quelle maschili”. Sollazzo ha messo in evidenza anche il ruolo della “maggioranza silenziosa”, importante perchè “il silenzio degli altri rafforza il potere del bullo”.

Molti gli spunti regalati dalla relazione di #Cristina_Bonucchi, psicologa della Polizia di Stato invitata dai colleghi della Polizia postale. “Se nel 2004, quando io ho iniziato – ha raccontato – ci occupavamo quasi solo di pedopornografia, oggi la diffusione di Internet anche nella fascia preadolescenziale,

quella dei bambini di 10-11 anni, ha aumentato di molto la casistica”. Autolesionismo, suicidio, estorsione sessuale, challenge, sexting e revenge porn: è sempre più ampia la possibilità di trovare sul web gruppi con cui condividere propositi e suggestioni ad alto rischio, “con il pericolo di trovare in Rete qualcuno che si nasconde e poi istiga a un certo tipo di comportamento, oppure ricatta il ragazzino minacciando di diffondere sue immagini non appropriate”.

Invitato dall’Osservatorio regionale antimafia, il direttore generale della Fondazione Agenfar international, #Sergio_Bianchi, ha invece spiegato come si possa passare dal sociale al criminale, anche senza entrare in Internet. “Molti fenomeni di odio – ha detto – si sono trasformati in crimini nel mondo dei videogiochi: esistono videogiochi in cui l’obiettivo è uccidere l’altro. Il problema, rispetto a questo incitamento all’odio, è che nessuno denuncia”. Ma ci sono anche le buone pratiche di contrasto, e a volte il coraggio di un giudice può salvare delle vite. Bianchi ha raccontato il caso di tre fratelli stranieri accusati di terrorismo per una chat “in cui davvero c’erano cose molto pesanti”: due sono stati messi alla prova, uno è finito in carcere. “I due sono diventati rispettivamente professore universitario e musicista di successo, l’altro è scappato in Siria dove ha trovato la morte”.

Un interessante spaccato della società è emerso dalla relazione di #Elisabetta_Moreschini, giudice del Tribunale dei minorenni di Trieste, che ha parlato di numerosi casi concreti. “A volte – ha spiegato – le vittime percepiscono quel che è successo solo quando c’è un video, come se il danno sociale fosse più grave di quello che ha patito la persona fisica. E spesso i bulli hanno genitori assenti, o in alcuni casi troppo presenti, che cercano gratificazione dal rapporto con i figli, finendo per non entrare mai in conflitto con loro”. Moreschini ha parlato anche della “eccessiva ingerenza dei genitori nella scuola” invitando tutti i soggetti a prendersi la propria parte di responsabilità nei casi di condotta illecita del minore.

#Fabiano_Paio, dirigente tecnico dell’Ufficio scolastico regionale, ha infine illustrato il progetto messo in campo, grazie al sostegno della Regione che ne ha assicurato la continuità per i prossimi due anni, sul contrasto all’analfabetismo emotivo e funzionale, con un lavoro di formazione rivolto agli insegnanti.

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