11/04/2024

Tra le tante contraddizioni di un popolo anziano, ignorante, egoista e falso con eccezioni che hanno lasciato il segno in tutto il mondo, troviamo principalmente i politici di oggi, in buona parte ultra sessantenni che hanno sempre svolto il mestiere di politico, che siano stati eletti oppure no, una volta entrati nel girone dei superpagati nullafacenti, non ne escono nemmeno se condannati. Una delle più frequenti menzogne che escono dalle loro bocche è che loro rappresentano gli interessi dei giovani italiani. Grazie al loro interessamento, i risultati quali sono?

ern IMG_20160517_183025Mentre i giovani (sotto i trenta) sono percentualmente poco interessanti, lo diventano ancor meno elettivamente parlando giacché sono tantissimi coloro che non sono mai andati a votare. Lo facciano per una questione di coscienza o d’incoscienza, il risultato non cambia. I voti alle elezioni arrivano dagli anziani, insieme ai dipendenti pubblici che sono il 5,5 % del totale e l’età media è di 50 anni in crescita con una media di sei mesi ogni anno (grazie alle politiche pensionistiche). Mentre già adesso il 49% delle mansioni che richiedono una laurea è svolta da personale che non è laureato e buona parte non ha la capacità di esprimersi in inglese (e spesso nemmeno in italiano corretto). Hanno un lavoro sicuro, quindi non si preoccupano di comprendere “l’empowerment”. Sono gli analfabeti funzionali, cioè non sono in grado di capire il libretto d’istruzioni di un cellulare o che non sanno risalire a un numero di telefono contenuto in una pagina web se esso si trova in corrispondenza del link “Contattaci”. È “low skilled” più di un italiano su quattro e l’Italia ricopre una tra le posizioni peggiori nell’indagine Piaac , penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 paesi analizzati dall’Ocse (migliori solo di Cile e Indonesia). Onestamente dai risultati dell’indagine statistica emerge che l’area del nord est d’Italia è la migliore (12,4 %), mentre stupisce la situazione del nord ovest dove il livello è altissimo (30,2 %), a differenza del meridione che non sbalordisce nessuno (30,3 %). Dalla rilevazione appare inoltre chiaramente quale sia il prodotto del sistema scolastico italiano: un titolo di studio conseguito non costituisce alcuna garanzia. Ingegneri, dottori e professori, che sembra non abbiano mai frequentato le elementari, disconoscono l’analisi grammaticale e la struttura sintagmatica.

Nella loro posizione qualsiasi cambiamento è visto come un problema, un rischio. In qualche modo hanno ottenuto il posto fisso e ora sono sereni. I partiti della prima, della seconda e anche della terza e quarta repubblica ci sguazzano. Mantengono nomi sempre uguali, con promesse perenni, abbellite con paroloni che un’ampia fascia d’italiani non comprende, ma eventualmente può riciclare per far bella figura davanti agli altri che non capiscono, come loro, ma si adeguano. La formazione non solo rimane lo studio omogeneo di testi indiscutibili senza possibilità d’incrementare le proprie predisposizioni e ricercare abilità specifiche nel singolo, ma peggiora con gli inesistenti corsi di aggiornamento professionali, passivamente subiti da menti impermeabili e disinteressate. Questo garantirà nel futuro la costanza di elettori disinteressati a cambiamenti.ern maxresdefault

Squadra che vince non si cambia è valido sia nello sport, sia in qualsiasi altro settore. Il disinteresse degli italiani a migliorarsi, a comprendere e ragionare con competenza, fa il gioco di politici corrotti, condannati, super pagati, che nessuno riuscirà mai ad allontanare dalle loro poltrone. I partiti e i sindacati dicono di “essere dalla parte dei giovani”, infatti si vedono i risultati. Escluso il Movimento 5 Stelle, il gruppo parlamentare con l’età più bassa di tutto il Parlamento e con i suoi elettori che sono altrettanto giovani, sempre statisticamente, alle elezioni politiche del 2013 hanno ottenuto quasi un voto su due nella fascia 18-24 anni e, tanto per rinfrescare la memoria, hanno preso più voti di qualsiasi altro partito politico (intendo singolo partito, non coalizioni). Gli anziani però saltano da una poltrona all’altra, senza mai mollare l’osso, si scambiano, si combattono davanti le telecamere e rimangono uniti per il conteggio dei voti. Dal punto di vista egoistico, coloro che da anni percepiscono vitalizi da sogno, sommati a trattamenti pensionistici da nababbi, sembra inspiegabile che continuino a frequentare Camera e Senato, in alcuni casi da quasi quarant’anni (Francesco Colucci eletto per la prima volta nel 1972, il 29 marzo 2017 eletto segretario del Senato della Repubblica a ottantacinque anni d’età, ma potrei fare tantissimi esempi).

Sicuramente Renzi, in maniera tutt’altro che democratica, ha scalzato le vecchie colonne portanti del partito per dare voce e spazio a giovani come Elena Boschi e Beatrice Lorenzin, ma non sono sicuro che sia andato a vantaggio degli italiani.

Nel mondo della politica, tanto quanto in quello del lavoro, sembra logico che se le poltrone sono occupate dai centenari, non si liberano posti per i giovani. L’unica categoria di politici che deve sottostare a norme quasi accettabili da tanti punti di vista sono sempre gli ultimi: i sindaci. Hanno al massimo due mandati consecutivi, quindi dopo dieci anni devono alzarsi (almeno per un po’) e sono gli elettori a scegliere la persona, eventualmente con il ballottaggio.

ern STADIOGli elettori però rimango sempre la principale ragione se l’Italia è un paese impantanato nella melma di troppe forze politico-economiche rispetto a un cambiamento che metterebbe in discussione la loro posizione dominante. Tra questi i giovani con il loro distacco dalla politica, il disinteresse per la società e la scarsa volontà di partecipazione alla gestione del Paese, si concretano nel voto per chi urla lo scontento e considera obsoleti i “vecchi governanti”, giacché a vent’anni si considerano anziani già coloro che ne hanno quaranta. Tutti hanno la verità in bocca, ma pochi sognano di farsi avanti.

L’Italia ha passato tanti momenti bui, quelli che non si studiano durante le lezioni di storia e rimangono ancora estromessi dai libri di testo. Urlano “Verità per Giulio Regeni” senza preoccuparsi di sapere cosa accadde a Ustica nel 1980, chi fosse Unabomber tra il 1994 e il 2006, cosa uscì dall’aereo di Sigonella nel 1984, il responsabile dell’omicidio di Marta Russo o del delitto di Via Poma, il Mostro di Udine (un serial killer mai identificato, al quale si imputano almeno quattro omicidi avvenuti tra il 1980 e il 1989) e tantissimi altri misteri irrisolti nello stivale. Assolutamente giusto voler scoprire la verità, comodo alzare la voce quando i responsabili sono all’estero, meno quando le istituzioni, i militari o in generale gli italiani o gli alleati potrebbero essere coinvolti.

Le rivoluzioni, i cambiamenti, i miglioramenti, in Italia come in ogni parte del mondo ci sono state e gli artefici sono sempre stati i giovani. Ragazzi che hanno preso coscienza della situazione, si sono fatti promotori di movimenti e gruppi, per ribellarsi all’egemonia di qualche “anziano” che li opprimeva senza garantirgli un futuro, per il quale sono loro i più interessati. Anche se non mollano gli scranni, i politici che hanno vitalizi, diverse pensioni e contemporaneamente stipendi da sogno, sono tranquilli per se stessi e per i loro eredi.

Gli scioperi a scuola, le manifestazioni contro i concorsi truccati, le proteste per ripulire il Parlamento da corrotti e condannati (in via definitiva), contro il lavoro nero e per mandare in pensione obbligatoriamente i “vecchi”, andare a votare per mandare al governo persone oneste con le idee chiare, pensate sia il caso di aspettare che le facciano i nonni pensionati? Altri preferiscono terminare gli studi, magari con l’Erasmus, imparare le lingue e poi armati di laurea vanno a fare i camerieri o i gelatai all’estero.

Marco Mascioli

 

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