È stato presentato il 30 maggio al Salone Nautico dell’Arsenale di Venezia il primo prototipo made in Friuli che permette di rimuovere il biofouling, bio-incrostazione dell’ambiente biologico marino e fonte di inquinamento, dal fondo delle imbarcazioni. Si tratta di due macchinari che per la prima volta lavorano in abbinata, un’unità di pulizia e un impianto di trattamento delle acque reflue.Nello stesso momento l’acqua sporca viene raccolta, purificata e restituita al mare. L’iniziativa fa parte del programma di cooperazione Interreg V-A Italia-Slovenia finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e sostenitore del progetto GreenHull. Il prototipo è stato messo a punto da una cordata di 9 aziende friulane guidate da Cluster COMET
Sono molteplici i benefici di questo innovativo sistema integrato: innanzitutto la nuova tecnologia verde prodotta in Friuli permette di risolvere in modo ecosostenibile il tema dell’incrostazione biologica degli scafi che navigano nel mare Adriatico, contribuendo a contrastare l’inquinamento dell’area e l’introduzione di specie allogene che gli scafi generano. In secondo luogo, il sistema permette di migliorare le prestazioni delle imbarcazioni e, conseguentemente, di ridurre il loro impatto ambientale. In più, la nuova tecnologia permette di eseguire la pulizia degli scafi dal biofouling senza togliere il natante dall’acqua e, contestualmente, evitando di disperdere sostanze inquinanti nell’ambiente marino circostante.
Come funziona il sistema integrato made in FVG A differenza dei normali sistemi pulenti che utilizzano spazzole ed abrasivi, il ROV rimuove il biofouling utilizzando getti d’acqua a pressione elevata. Infatti, per effetto cavitazionale, l’acqua marina a 150 bar viene spinta nel modulo pulente, dotato di due elementi con ugelli rotanti. L’acqua ad elevata pressione rilasciata da questa azione produce le bolle caratteristiche della cavitazione che, a loro volta, rimuovono in maniera delicata il biofouling, senza danneggiare i rivestimenti antivegetativi della carena.
Il biofouling rimosso viene immediatamente aspirato insieme all’acqua di mare, condotto nell’innovativo impianto pilota di trattamento degli effluenti, filtrato e sottoposto e a una lavorazione biologica e chimica con disinfezione a lampade UV. Tutte queste operazioni permettono di ottenere seduta stante un’acqua marina pulita, che risponde ai requisiti previsti dalla Legge e può quindi essere immediatamente restituita al mare, in logica circolare.
Cos’è il biofouling e perché è nemico dell’ecosistema marino? Fonte di inquinamento e degrado ambientale, il biofouling, è una bio-incrostazione che minaccia l’ecosistema marino. Esso infatti viene trasportato dalle chiglie delle navi in transito, permettendo agli organismi in esso contenuti di compiere lunghi tragitti e di insediarsi in ambienti nuovi, aggredendo le specie locali, alterando l’ecosistema marino. Non solo: la presenza di biofouling sulla chiglia delle imbarcazioni crea un attrito che riduce la velocità e le performance della nave, un effetto che si traduce in un maggiore consumo di carburante, con conseguente aumento delle emissioni di Co2 e di inquinamento.
Commenta Sergio Barel, Presidente di Cluster COMET, portavoce di un comparto che con circa 5.000 imprese, oltre 72.000 occupati e 6 miliardi di euro di il più importante in Friuli Venezia Giulia: “Ancora una volta le aziende della manifattura friulana hanno dimostrato una esemplare resilienza e capacità di adattarsi agli altalenanti andamenti del mercato e questo sistema sviluppato per il progetto GreenHull ne è un perfetto esempio”.
Anoxidall Srl di San Vito al Tagliamento (PN), DLP Waterjet Srl di Lauzacco (UD), Durox Srl di Remanzacco (UD), Easytech Srl di Cividale del Friuli (UD), Friulmek Srl di Cordenons (PN), Idrosystems Snc Pordenone, Meccanica Hi Tech srl di San Vito al Tagliamento (PN), OMEG di Tramontin Gianluca s.n.c di Cordenons (PN) e Time Srl di Fiume Veneto (PN), queste le aziende del comparto metalmeccanico regionale che, su progetto della slovena Salvi d.o.o., hanno lavorato in sinergia rendendo possibile la realizzazione del sistema, il cui primo prototipo verrà presentato in anteprima lunedì 30 maggio al Salone Nautico, all’Arsenale di Venezia.






