Di Marco Mascioli
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne il 17 dicembre 1999 attraverso la risoluzione 54/134. La ricorrenza viene celebrata il 25 novembre di ogni anno, per ricordare il brutale assassinio avvenuto nel 1960, nella Repubblica Dominicana, dove le tre sorelle Mirabal furono torturate e uccise, perché considerate rivoluzionarie.
Quasi cento femminicidi quest’anno e cinque solo nell’ultima settimana. Sono informazioni che lasciano basiti. Circa una vittima su cinque era over 70, uccise dai mariti, dopo matrimoni lunghi 40 o 50 anni.
Quasi tutte sono state uccise in ambito familiare o affettivo e di queste oltre il 50% hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex partner (dati del ministero dell’Interno).
La violenza andrebbe sempre differenziata dal conflitto. Capita a tutti, in tutte le relazioni, di dover affrontare un conflitto, confrontarsi nei diversi punti di vista e le opinioni, occasionalmente anche in modo acceso, vivace, animato. Ma ciò che fondamentalmente distingue il conflitto dalla violenza è la parità o disparità tra le parti.

Nel caso del conflitto infatti siamo di fronte a una situazione di parità relazionale, in cui il confronto porta a una negoziazione tra parti, la ricerca di una soluzione più o meno condivisa. Nel caso della violenza invece siamo di fronte a una situazione di disparità relazionale (differente forza fisica, dipendenza psicologica, diversa disponibilità di risorse o status sociale, ecc.) che non consente una negoziazione, ma porta a una prevaricazione di una parte sull’altra.
Nel caso del conflitto quindi l’obiettivo del confronto è il raggiungimento di una soluzione negoziata alla crisi. Nel caso della violenza invece il confronto passa in secondo piano e l’obiettivo non è la soluzione della crisi, bensì la predominanza dell’uno sull’altro, fino all’annullamento (psichico e, in casi estremi, anche fisico).

La violenza di genere non è solo fisica. L’immagine della donna maltrattata e picchiata, o del suo esito più tragico, il femminicidio, che così spesso vengono superficialmente raccontati nelle cronache, rischiano di farci perdere di vista la complessità del fenomeno. Di fatto non sempre s’incontra la pura e semplice violenza fisica, senza altri aspetti di violenza: molto più spesso questa si manifesta all’interno di una relazione in cui sono già presenti elementi di violenza psicologica, supportata da una violenza economica che non consente alla vittima quell’autonomia e indipendenza necessari per allontanarsi dal contesto.
La violenza rivolta alla donna in quanto tale, una violenza fondata sul genere o che comunque colpisce le donne in modo sproporzionato. Comprende gli atti di violenza, ma anche la minaccia di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita privata sia in quella pubblica. Può esprimersi attraverso violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica.
Prima c’è la violenza psicologica, che comprende una serie di atteggiamenti minacciosi, denigratori, vessatori nonché tentativi di isolamento della vittima dal suo contesto di relazioni sociali, in una dinamica di controllo e assoggettamento che conduce la vittima ad avere ripercussioni sulla stessa identità, fino a sviluppare una ridotta capacità critica, di reazione, ribellione, autodeterminazione.
Poi si passa alla violenza fisica, che si esprime in tutte le azioni che vanno a ledere in modo diretto o indiretto l’integrità fisica e si possono manifestare attraverso percosse, maltrattamenti, sevizie, mutilazioni, ustioni, strattonamenti, ma anche privazione del sonno o del cibo, accesso negato alle cure mediche e altri aspetti di violenza estrema.
Molto spesso si parte dalla violenza sessuale, quando qualcuno viene costretto con la violenza o con la minaccia o per mezzo di abuso di autorità o per mezzo di elementi che producono un alterato stato di coscienza come con droga o alcool, a compiere o subire atti sessuali. La violenza sessuale può aver luogo anche all’interno di una coppia, qualora un partner non abbia prestato consenso o qualora questi ritiri il consenso inizialmente prestato all’atto (ad esempio perché non condivide più le mutate condizioni di consumazione dell’atto stesso o anche semplicemente per un ripensamento).
La violenza in molti casi viene perpetrata dal punto di vista economico, negando od ostacolando l’accesso al reddito familiare o al conto corrente, oppure quando viene impedita o ostacolata la ricerca o il mantenimento di un’occupazione da parte del partner, oppure viene impedito di disporre di denaro proprio, in modo da creare dipendenza economica.
Atti persecutori, ripetute minacce o molestie, producono nella vittima uno stato grave di ansia o un timore per l’incolumità propria o di un proprio congiunto, tale da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. Telefonate continue (anche mute), pedinamenti, presenza costante nei luoghi abituali di vita o lavoro della vittima, oggi rientrano nel termine Stalking, che è un reato, ma soprattutto dovrebbe essere un grave allarme per le evoluzioni future.
L’esito estremo della violenza di genere è il femminicidio. Il termine esprime non tanto il genere della vittima, quanto il movente che sta alla base dell’omicidio, legato al genere. Viene definito femminicidio quando alla base dell’atto si riscontra un movente connesso alla violenza di genere.
Oggi esiste una possibilità per difendersi se si è vittime di violenza di genere, chiamando il numero 1522, oppure scaricando l’app 1522 per rivolgersi alle operatrici e chiedere aiuto, h24. Da segnalare inoltre che, la sera di venerdì 22 novembre, nella biblioteca civica di Talmassons, si svolto l’evento DON’T CALL ME SIGNORINA. Introdotto dal vice Sindaco Manuel Tinon, sono intervenute Elisa Bicciato, Martina Pitton e Federica Licata. Si tratta di tre professioniste di settori diversi che diffondono un interessante dibattito per una nuova consapevolezza sulla parità e violenza di genere, grazie a un approccio alternativo.

Grazie alla Regione Friuli Venezia Giulia, @crpofvg L’istrice Associazione di promozione sociale, Ambito donna di A.s.p. Daniele MORO, A.F.D.S. – Sezione di Talmassons, Fameis, 100% G e il Comitato Genitori Talmassons.

Sebbene sia difficile credere che le persone coinvolte, con la loro ignoranza e mancanza di rispetto per il prossimo, possano modificare i loro pensieri e la loro visione limitata, attraverso questi eventi, conferenze e articoli giornalistici, si spera quantomeno di fare breccia nei cervelli dei giovani, sempre connessi col mondo esterno, al di fuori da certe famiglie violente, possano acquisire una conoscenza tale da non ripetere ed emulare le azioni di certi genitori e possibilmente non solo in prossimità del 25 novembre!







