28/03/2026

Le autorità spagnole hanno dimostrato chiaramente la volontà di voler insabbiare la vicenda ricercando a più riprese l’archiviazione del caso. Un comportamento che offende e tradisce i valori di fratellanza, di amicizia e di speranza rappresentati dal Programma Erasmus. Questo atteggiamento è ancor più inaccettabile per l’Italia se si pensa che il nostro Paese e la Spagna sono uniti da sentimenti di fratellanza. In sintesi è quanto dichiara al quotidiano Il Giunco.net Flaminio Galli, direttore dell’agenzia nazionale Erasmus+ Indire che interviene nel quinto anniversario sulla strage delle studentesse Erasmus.
Il 20 marzo 2016, alle 6 del mattino, vicino Freginals, nella zona di Tarragona, un autobus con a bordo 57 studenti Erasmus si schiantò contro il guardrail spagnola AP-7 Il pullman rientrava a Barcellona. Persero la vita 13 studentesse, tra cui 7 italiane. A cinque anni si attende ancora giustizia anche perché non si mettere un punto fermo sulle cause dell’incidente, che rimanderebbero a gravi resposanbilità dell’autista come anche ad aspetti non chiariti sul grado di manutenzione del pulman.
La volontà di giustizia- ha sottolineato Flaminio Galli – non ha nulla a che vedere con la vendetta e “non c’è bisogno di un colpevole da mandare in galera ma la necessità assoluta di ottenere una sentenza che chiarisca quello che è successo anche per evitare che in futuro si ripetano fatti simili”.Le autorità italiane hanno il dovere di sollecitare i giudici spagnoli ad un cambio di passo su questa tragica vicenda. I genitori delle ragazze scomparse chiedono l’apertura di un inchiesta da parte della magistratura italiana che il Governo intervenga con la diplomazia e che le Regioni e le università Erasmus si costituiscano parte civile di un processo che ha come unico imputato l’autista e che non ha ancora la data di una prima udienza.

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