30/11/2022

Il recente Forum dell’Euroregione Aquileiese giunto alla sua dodicesima edizione ha portato nuovamente sulla scena udinese un concentrato di alto profilo della diplomazia e del funzionariato governativo proveniente da più di dieci paesi del continente europeo. Particolarmente atteso il panel che ha visto “contrapporsi” due ambasciatori, russo ed ucraino, con la presenza moderatrice del Segretario Generale dell OSCE, Ambasciatore Lamberto Zannier. Inevitabile la “diplomatica tensione” sullo scenario della guerra in Ucraina che, ovviamente,  ha monopolizzato gli interventi. Nella scheda forniamo le registrazione audio integrali di due panel e di alcuni interventi che hanno aperto i lavori del Forum.

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Organizzato dall’associazione Mitteleuropa con il sostegno della CEI, del Ministero degli Affari Esteri, della Regione Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Crup, della Cassa ri Risparmio del Friuli Venezia Giulia, di Turismo FVG, Casmera di Commercio friulana: provincia e UNiversità di Udine, il Forum si è consolidato nella sua ruolo di “diplomazia parallela o non governativa”, più volte sottolineato dagli illustri relatori. Il presidente dell’associazione Mitteuropa ha anche fornito una pubblica e decisa risposta a coloro che vorrebbero mettere in dubbio l’utilità di queste iniziative.

Di seguito potete ascoltare in audio alcuni interventi di saluto  e due  tavole rotonde

Saluti del Sindaco di Udine Furio Honsell

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Saluti del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani

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Saluti del Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop

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Intervento introduttivo di Paolo Petiziol,  Presidente dell’associazione Mitteleuropa

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Intervento dell’Ambasciatore Lamberto Zannier, Segretario generale dell’ Osce, ai microfoni di Euroregionenews

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Primo panel

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da sinistra il prof. Gugliemo Cevolin, la deputata Serena Pellegrino, Edoardo Petiziol (moderatore) e il deputato  Massimiliano Fedriga .

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“L’Europa deve tornare nelle mani dei popoli; nessuno può sostituirsi ai cittadini nella scelta di governanti e politiche continentali.”
Sono d’accordo, il capogruppo della Lega Nord alla Camera Massimiliano Fedriga e la parlamentare di Sinistra Italiana Serena Pellegrino, nel misurare la febbre al ‘malato Europa’.

Se tuttavia la deputata parla apertamente di “dominio Atlantico sulle politiche comunitarie, con JpMorgan che detta l’agenda sulla revisione di costituzioni europee ‘postfasciste e dunque troppo democratiche'”, l’esponente leghista si sofferma sui problemi interni, analizzando “l’incapacità della governance di difendere i confini esterni dell’Unione, producendo così una disgregazione interna con i Paesi membri costretti ad affrontare da soli questioni di portata epocale quali i flussi migratori e le contaminazioni di mercati esteri.”

“Se a questo aggiungiamo la rigidità di Bruxelles nel sanzionare sforamenti del rapporto deficit-Pil e la sua contestuale incapacità di stimolare sviluppo e crescita – insistono all’unisono i due onorevoli – diventano chiare le ragioni del totale fallimento delle prospettive invocate dai padri fondatori.”

A tirare le fila, il professor Guglielmo Cevolin dell’Università degli Studi di Udine.

“La verità è che manca una visione globale genuinamente europeista e che ogni singolo Paese dell’Unione non è immune alle pressioni esercitate da un lato da una Russia quantomai attiva sul piano internazionale e dall’altro dalle incalzanti sollecitazioni atlantiche.”

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Secondo Panel

dsc00421-smallda sinistra Alexander Lukashevich, Ambasciatore permanente della Federazione Russa presso l’Osce, Mattia Perdoldi (moderatore), Ambasciatore Lamberto Zannier, Segretqario Generale Osce, Ambasciatore d’Ucraina in Roma Yevhen Perelygin, , .

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“Una road map per chiarire chi, quando e come trasformerà la tregua tra Russia e Ucraina in una pace stabile.”

A invocarla è l’Ambasciatore d’Ucraina in Roma Yevhen Perelygin durante il secondo panel del XII Forum dell’Euroregione Aquileiese.

“Abbiamo 43mila chilometri quadrati sotto occupazione russa e il conflitto ha causato oltre 10mila morti, di cui 8mila civili: stanti queste premesse, mi viene difficile utilizzare toni morbidi quando parlo delle relazioni tra il mio Paese e Mosca.”

“La Russia – prosegue Perelygin – deve impegnarsi a liberare la penisola dall’occupazione militare e a interrompere il rifornimento di equipaggiamento militare ai separatisti: solo così potremo dare seguito alle premesse impostate con il Protocollo di Minsk.”

“Mi chiedo dunque se l’annessione della Crimea rappresenti un contributo alla stabilità europea o se sia invece un atto unilaterale, contro la volontà dell’Ucraina di abbracciare valori occidentali quali, in primo luogo, la democrazia.”

Di diverso avviso Alexander Lukashevich, Ambasciatore permanente della Federazione Russa presso l’Osce.

“Non è in corso alcuna occupazione. Si tratta piuttosto del semplice diritto all’autodeterminazione di un popolo e non vi è alcuna prova della presenza di militari russi in terra ucraina. Quella del mio collega – taglia corto l’Ambasciatore russo – è propaganda propria di chi vuole impedire un processo di indipendenza con l’imposizione di politiche euroatlantiche. Ciò che serve è invece una più ampia visione geopolitica che guardi all’Europa nel suo insieme, ben oltre i soli Paesi che compongono l’Unione.” L’amasciatore russo ha sottolinato che l’Ucraina non è pronta ad attuare gli impegni presi a Minsk ma è anche vero – ha ammesso – che anche da parte russa non tutto sta funzionando bene.

“La questione va inquadrata in un contesto ben più esteso di rapporti tra Occidente e Russia – conclude il Segretario Generale -, con quest’ultima che, dopo la Guerra Fredda, è ancora in attesa di una legittimazione de facto come potenza mondiale e non come semplice attore, ancorché di primo piano, regionale. Il fatto poi che il conflitto sia ‘ibrido’, nel senso che non vede coinvolti due schieramenti contrapposti facilmente identificabili, è segno ulteriore di quanto alta sia la temperatura e di quale sia il rischio concreto di incidenti. L’Osce è comunque in prima fila per monitorare le elezioni nel Donbass, e in tal senso ho già avuto un incontro con il presidente ucraino Poroshenko per valutare l’invio di osservatori.”

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Panel sull’Economia Europea
Interventi di Roberto Corciulo, Stefano Miani e Paolo Petiziol
“L’Italia, nel contesto della transizione che ha portato al superamento del modello di Fulton, non ha investito a sufficienza su educazione e formazione ed è pertanto rimasta un passo indietro rispetto a molti competitor.”

Lo dichiara Roberto Corciulo di Ic&Partners in apertura del panel “Economia europea” del XII Forum dell’Euroregione Aquileiese.

“Le economie giovani hanno più fame e più voglia di correre. Per questo, ci troviamo in una posizione differente rispetto a quella di 20 anni fa, ma non per colpa altrui bensì nostra. L’unica risposta – secondo Corciulo – sta dunque nella rivalutazione dei processi di organizzazione e di potenziamento delle risorse umane.”

Contenuti simili, ancorché con sfumature diverse, rispetto a quelli del professor Stefano Miani dell’Università di Udine.

“L’Europa sta vivendo una fase di stagnazione economica, a dispetto degli altri principali attori sulla scena mondiale, ma le ragioni non vanno individuate nell’ampliamento del mercato continentale conseguente all’allargamento dell’Unione bensì nella concorrenza distorta determinata da tassazioni asimmetriche interne ai singoli Stati. Finché non si darà vita a una disciplina fiscale unica, il mercato comune rimarrà tale solo sulla carta.”

“Le responsabilità sono nostre – conclude Paolo Petiziol – che non sappiamo reagire a una situazione che ci sta isolando. Superare le piccole lotte di campanile diventa dunque imperativo per liberarci dall’ingrato ruolo, fatto nostro negli anni, dei capponi di Renzo Tramaglino.”

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Panel Sulle Relazioni Internazionali

Interventi di Fabrizio Anzolini, Raimondo Strassoldo, Gianluca Savoini, Marco Gombacci

“Non c’è alcuna invasione in atto: le ondate migratorie toccano appena marginalmente l’Italia e non esiste alcuna ragione per pensare che un Paese come il nostro, membro del G8, non sia in grado di far fronte all’arrivo di 150mila persone l’anno.”

Lo dichiara Fabrizio Anzolini, esperto di Immigrazione e Geopolitica, al panel Relazioni Internazionali del XII Forum dell’Euroregione Aquileiese.

“Se guardiamo l’esempio del Libano – spiega Anzolini -, una realtà di 4,5 milioni di abitanti con 1,5 milioni di migranti siriani, scopriamo che la sua struttura confessionale è rimasta intatta. Non vi è pertanto alcuna ragione per ritenere fondate le preoccupazioni che vorrebbero un’Europa sotto assedio e a rischio islamizzazione.”

Di segno opposto l’intervento del sociologo Raimondo Strassoldo, secondo cui invece “vanno poste sotto stretta tutela le radici cristiane dell’Europa giacché, stando alle proiezioni, entro 30 anni metà della popolazione continentale sarà musulmana. Preservare l’identità nell’Occidente è dunque – secondo Strassoldo – l’unico modo per non rassegnarsi, nel giro di pochi decenni, a scomparire”.

Ancora più netto Gianluca Savoini, dell’associazione culturale Lombardia-Russia.

“La Russia è l’ultimo baluardo dell’Europa tradizionale, quella cristiana che ha creato la civiltà, a fronte di un Occidente che ha fatto del laicismo e dell’individualismo unica ragione della propria vuota esistenza. Se non prendiamo coscienza dei nostri valori storici e della nostra cultura, ne usciremo frantumati come il manzoniano vaso di coccio tra i vasi di ferro.”

Chiusura per Marco Gombacci, vicepresidente Demyc.

“Sono diretto testimone di quanto il processo di integrazione degli immigrati in Belgio non abbia funzionato e del fatto che a Bruxelles, in seno all’Unione Europea, parlare di radici cristiane della nostra casa comune sia un argomento tabù. Da europei dobbiamo dunque capire se sia preferibile costruire un progetto comune a livello euroasiatico, anche in virtù dei molti punti di contatto che ci accomunano, o se invece – conclude Gombacci – intendiamo rimanere subalterni a Washington.”

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Interventi singoli
“I Paesi dell’Est non stanno diventando europei: lo sono già, sulla base di valori condivisi che sono quelli dei padri fondatori dell’Unione. In quest’ottica si inquadrano le nostre Euroregioni, che guardano con favore a un sempre più proficuo rapporto di vicinato, laddove non di diretta adesione, alla casa comune europea.”

Netta apertura da parte di Halyna Lytvyn, dell’Euroregione Carpazi-Ucraina, all’Ue, a cui fanno seguito le parole di Victor Nicolae, rappresentante del Ministero degli Affari Esteri moldavo, secondo cui “l’unico progetto che può garantire piena stabilità economica e sociale al nostro Paese è quello europeo”.

“Un obiettivo che, a dispetto della crisi economica e del conseguente raffreddamento dei cittadini nei confronti dell’Ue, con un consenso sceso dal 75% al 50%, rimane tuttavia al centro degli obiettivi nazionali.”

Non dissimile la posizione della Bielorussia, per tramite di Aliaksei Samaseyu del Ministero degli Affari Esteri.

“La prospettiva di un’Europa unita dall’Atlantico agli Urali ci conferirebbe una centralità geografica e strategica che, unita alla libera circolazione di merci e persone, rappresenterebbe una prospettiva di assoluto interesse.”

A cura di
Gianfranco Biondi
Demetrio Filippo Damiani

foto di copertina da sinistra
Paolo Petiziol, Presidente associazione Mitteleuropa
Amb. Alexander Lukashevich, Ambasciatore permanente della Federazione Russa presso l’Osce.
Amb. Lamberto Zannier, Segretario Generale Osce
Amb.Yevhen Perelygin, Ambasciatore d’Ucraina in Roma

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