Non demorde Il comitato spontaneo per salvare viale Venezia a Udine dalla costruzione di rotonde e collegato abbattimento di alberi. Nuovo attacco frontale all’amministrazione comunale di Udine, che ha già avviato i lavori di costruzione di una prima rotonda, argomentando l’irregolarità di scelte tecnico progettuali che si rivelerebbero dannose per la popolazione, oltreché per l’ambiente. Facendo salva la legittimità di opposizione, ancor di più se documentata, rimane il fatto quanto questa opposizione si possa leggere come contrapposizione, rimanendo limitata alla sua dimensione antagonistica, a colpi di carte bollate senza proposte alternative alle rotonde, rimando ferma nella definizione che viale Venezia sia una strada interquartiere, da non toccare anche per la sua storicità (…e preservare anche nella sua pericolosità?…viale Venezia non è paragonibile ad una strada secondaria, di quartiere o di ampagna, essendo a quattro corsie e dove le auto non rispettano quasi mai i limiti di velocità, per non parlare dell’inquinamento ai semafori). Le nuove osservazioni sono state inviate alla Procura della Repubblica di Udine, sostenute da nuovi documenti, corredati da leggi regionali ed europee, oltre che dagli studi di ricerca internazionali. Da riconoscere la pervicacia del Comitato, in tutto paragonabile a quella documentatissima del movimento che lotta a livello regionale e nazionale per fermare la diffusione del 5G.
Il progetto non è norma. Manca clamorosamente il rapporto tecnico, obbligatorio per la legge regionale del 2007, che deve necessariamente accompagnare il progetto definitivo di illuminazione pubblica – eosrdisce nella nota il comitato -. Inoltre, stando al progetto approvato, verrebbe installata l’illuminazione a Led 4000 k che è riconosciuta essere , a livello internazionale, pericolosa per la salute pubblica. Il Comitato spontaneo “Salviamo viale Venezia” torna a chiedere, alla luce del nuovo materiale prodotto, e depositato in Procura, la sospensione dei lavori per irregolarità e illegittimità connesse al progetto illuminotecnico che viola le norme con la sovra-illuminazione della zona.
Innanzitutto manca il rapporto tecnico che risulta essere obbligatorio secondo la legge regionale 15/2007 (articolo 8, comma 2), e invece il progetto definitivo/esecutivo elettrico-relazione illuminotecnica ne è completamente sprovvisto, in spregio alla norma.
Il rapporto tecnico – rende noto la portavoce del Comitato Irene Giurovich – “specifica le classi di illuminazione stabilite nella norma EN 13201-2 e fornisce linee guida alla loro applicazione.
Per legge devono essere definiti gli insiemi di situazioni di illuminazione da cui partire per determinare la classificazione stradale e di conseguenza le prestazioni illuminotecniche che dovrà avere l’impianto di illuminazione.
Tutto questo passaggio manca completamente dalla relazione, inficiando quindi il progetto che, nei fatti, sovraillumina abbondantemente la zona in violazione delle norme.
I LED a 4 mila k rappresentano un grave rischio per la salute pubblica. A gennaio 2019 la Comunità Europea, sulla scorta di numerosi studi scientifici convalidati a livello internazionale, ha emanato apposita documentazione: visto che l’illuminazione a Led a 4000K produce inquinamento luminoso, danni alla salute pubblica e ambientale, è obbligatorio non utilizzare tale temperatura di colore. L’Europa impone di utilizzare i Led fino ad un massimo di 3 mila k (meglio restare sotto questa soglia), inoltre raccomanda di installare normali lampade al sodio ad alta pressione.
Nel progetto approvato dal Comune, fra l’altro, manca del tutto la prestazione energetica. Nel nuovo esposto inviato alla Procura il Comitato evidenzia: “La responsabilità dell’erronea progettazione ricade in capo al progettista, il quale, affermando che il progetto è a norma della legge regionale FVG 15/2007, pare abbia reso dichiarazioni false”.




