27/05/2024

Nuove prospettive per l’immunoterapia dei tumori polmonari emergono dai dati appena pubblicati, sulla prestigiosa rivista Nature Communications, dal gruppo di ricerca diretto dalla Dr. Federica Benvenuti presso l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) di Trieste. Lo studio è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro.

I cosiddetti inibitori dei checkpoint immunitari sono una forma di immunoterapia usata ormai di routine nei pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare. Tali composti funzionano riattivando i linfociti T citotossici, le cellule immunitarie che potrebbero essere così in grado di eliminare le cellule tumorali. L’utilizzo di questi farmaci migliora la sopravvivenza dei pazienti che rispondono alla terapia, ma il loro numero rimane basso e anche per questo è necessario sviluppare nuove strategie terapeutiche complementari. Le cellule dendritiche di tipo 1 (cDC1), – spiega Benvenuti – hanno un ruolo chiave nel riconoscimento dei cosiddetti neoantigeni tumorali, proteine specifiche espresse in maniera preponderante dalle cellule malate e anche per questo riconoscibili come anomale e pericolose dal sistema immunitario. Nei tumori avanzati il numero di cellule dendritiche risulta fortemente diminuito e per questo la loro funzione di sorveglianza è compromessa. Con il nostro studio sperimentale, abbiamo dimostrato che, ripristinando il numero di cDC1 nei tessuti di polmone malato tramite una terapia specifica, è possibile permettere al sistema immunitario di riconoscere nuovamente i neoantigeni altrimenti “invisibili” e riattivare così le difese contro il tumore.

I tipi di immunoterapia attualmente in uso clinico necessitano di essere rivisitate per migliorarne l’efficacia e aumentare il numero di pazienti che ne può trarre beneficio. Utilizzare come bersaglio terapeutico le cellule dendritiche, prime responsabili del riconoscimento e lancio della risposta immunitaria specifica, – propongono gli autori dell’articolo – costituisce un cambiamento piuttosto radicale, eppure necessario allo sviluppo della prossima generazione di immunoterapie. Se i risultati saranno confermati in ampi studi clinici con i pazienti, potranno aprire concrete prospettive di cura.

Lo studio è frutto di una ricerca collaborativa nel laboratorio dell’ICGEB di Trieste ed è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. Prima autrice, la dott.ssa Lucía López, commenta: “Questo studio ci ha permesso di progettare e valutare nuove terapie per il tumore al polmone e di collaborare con scienziati di primo piano in istituti europei, tra cui Austria, Belgio e Francia, oltre che in Italia.”

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