26/09/2022

Angela Wilkinson ha evidenziato il processo di “pianificazione di scenari”, di cui è responsabile per l’Ocse, distinguendolo dalle previsioni. “Lo scenario non cerca la verita’, ma l’utilita’ e risolve un problema immergendolo nel suo contesto, perché il futuro di ognuno è interconnesso a quello della società”. Di futuro non ce n’è uno solo, da prevedere con una sfera di cristallo e verso cui avanzare attraverso passato e presente in modo lineare. Ci sono, più realisticamente, tanti futuri possibili, inevitabilmente interconnessi con l'”oggi” e lo “ieri”, che possiamo tracciare e influenzare con il nostro comportamento e la nostra preparazione. Abbandonando l'”ansia da previsione”, Future Forum ha scoperto oggi un’attivita’ diversa di affrontare il futuro, quella di Angela Wilkinson, Counsellor for Strategic Foresight ed esperta di corporate strategy e “scenario planning” di Ocse. La Wilkinson è, cioè, una studiosa che si occupa da anni di metodi per la modellazione di scenari futuri, prima per la Shell poi per l’Ocse, appunto. Introdotta dalla componente di giunta camerale Lucia Piu e dall’esperienza portata dal presidente regionale di LegaCoop Enzo Gasparutti (che ha evidenziato come il modello di impresa cooperativa sia predisposto naturalmente a fronteggiare le sfide future), la Wilkinson ha illustrato gli atteggiamenti e le modalità per  delineare gli scenari realisticamente possibili, scenari utili a cittadini e imprese per non trovarsi impreparati e per essere creatori attivi di futuro. Ad ascoltarla, l’intera Sala 3 del polo economico-giuridico dell’Università, in via Tomadini, affollata di studenti, imprenditori e cittadini. L’argomento è centrale: «se si è capaci di comporre scenari credibili, strutturati, operativi sul futuro prossimo, si può non solo anticipare le prossime tendenze e orientamenti, ma le si può addirittura influenzare», ha detto la Wilkinson. L’argomento è però spesso trascurato: l’attività di costruzione di scenari è complessa e richiede sia uno sforzo analitico rilevante e per nulla banale, sia la volontà di voler anticipare un cambiamento. Eppure, avere la consapevolezza sia che si può cambiare e sia che esistono strumenti che ci possono aiutare a trasformare noi e l’ambiente in cui viviamo è porsi in una prospettiva che va oltre l’adattamento, fino a diventare creazione. Prima di pianificare uno scenario, però, è necessario analizzare con profondità e con occhi nuovi il presente. «Gli americani dicono che oggi ci troviamo in un mondo “vuca”», ogni lettera l’iniziale per le parole volatilità, uncertainty (incertezza), complessità, e ambiguità, ha evidenziato la studiosa. «In un mondo così complesso dobbiamo guardare all’intera situazione per risolvere un problema, non dobbiamo guardare solamente alla questione in sé – ha aggiunto –. Anni fa si parlava di crescita solo in una dimensione, quella economica. Oggi invece la crescita deve essere 3D, una crescita cioè che investe sì l’economia, ma non senza aver coinvolto la società e l’ambiente, perché ci dobbiamo trovare a perseguire un benessere multidimensionale». Ci vuole un vero e proprio «spostamento di paradigma – ha rimarcato –. Viviamo in un’epoca di turbolenza, ma non dobbiamo guardare al futuro con paura, bensì con fiducia, pensando che ci riserva possibilità inimmaginate finora, che è occasione per rinnovare questa tripla dimensione di società, economia e ambiente». Per Wilkinson, «il futuro è aperto ma non è vuoto, non puoi predirlo se non vuoi esserne tu stesso coinvolto attivamente per renderlo migliore. Il futuro è qui e sta diventando il campo di gioco del potere.  Noi siamo quelli che creano il futuro, con le nostre idee e le nostre azioni». Questa nuova era di connettività realizza nuovi valori ma anche nuovi rischi: valori globali ma anche rischi globali. Se però vogliamo abbracciare la positività di questa inter (e iper) connettività globale, dobbiamo cominciare a capire che “recovery is about discovery”». In pratica: risolvere i problemi è scoprire nuove modalità per superarli, i sistemi passati non funzionano più. Qui entra in campo la pianificazione degli scenari, «che ci aiuta a capire che dobbiamo pensare a più futuri alternativi, verso cui dobbiamo testarci e sfidarci, dobbiamo reagire a essi e interagire con essi. Ricordando che non facciamo proiezioni, dati e previsioni, non cerchiamo una verità ma cerchiamo un’utilità. Non per crescere in modo autoreferenziale, ma tenendo a mente che tutto il contesto è influenzato dal nostro agire per il futuro. Distinguendo cioè le previsioni dagli scenari, questi ultimi in grado di studiare situazioni complesse come la realtà, prevedendo multipli cambiamenti per arrivare a futuri diversi e valutare alternative rispetto alle mete che ci prefiggiamo». Con tre parole, “re-act” “re-think” “re-new”, in sintesi, la Wilkinson ha invitato il pubblico a capire che siamo in grado di «cambiare il futuro, oggi!», ri-percependo il presente, ri-pensando in modo profondo a come il nostro mondo funziona.
 

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