23/05/2026

A quattordici anni dalla sua introduzione, il contratto di rete ha superato la recente doppia crisi, Covid 19 e  guerra in Ucraina, continuando a crescere e a diffondersi tra le imprese. Dal primo gennaio 2020 a marzo 2023,  secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Infocamere, le imprese in rete in FVG sono  aumentate del 43%.

In dettaglio, a marzo 2023 in FVG erano 2.346 le imprese coinvolte in 514 contratti di rete. Tra le due tipologie di  rete esistenti, la rete-contratto con autonoma soggettività giuridica continua ad essere la più diffusa, l’88% del  totale (reti-soggetto con soggettività giuridica il 12%).

Dal punto di vista della vocazione retista delle regioni, il primato spetta anche nel 2022 al FVG, dove il rapporto  tra imprese in rete e sistema imprenditoriale locale è di 235 imprese ogni 10mila registrate (204 nel 2020). Un  dato che supera non di poco il Lazio (166 imprese), che occupa la seconda posizione. In Italia la media è 75 (nel  Veneto 78, in Lombardia 51).

In FVG, inoltre, si osserva una netta prevalenza delle aggregazioni uni regionali, 61%, rispetto a quelle  multiregionali, 39%.

In Italia, infine, i dati e le analisi dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa, evidenziano il consolidamento  delle micro-reti con 2-3 imprese (che rappresentano il 52% del totale) e una spiccata vocazione all’aggregazione  in rete per il comparto agroalimentare (25%) e per quello delle costruzioni (16%).

La motivazione principale che spinge le imprese ad entrare in accordo di rete – come rivela il report  dell’Osservatorio – è spesso la necessità di dare ufficialità ad accordi informali già esistenti.

“La costituzione di una rete d’impresa – commenta Anna Mareschi Danieli, vicepresidente di Confindustria Udine –  consente di aumentare la crescita dimensionale preservando l’autonomia e aumentando le capacità innovative. La  collaborazione tra imprese che appartengono ad una rete rappresenta quindi un fattore fondamentale per  garantire maggiore competitività sui mercati nazionale e internazionale, incrementando il potere negoziale dei  contraenti”.

“Nella direzione di un’ottimizzazione delle risorse nonché di un rafforzamento organizzativo – sottolinea Anna  Mareschi Danieli – va anche l’introduzione dell’istituto della codatorialità, il nuovo strumento lavoristico operativo  da poco più di un anno. La codatorialità mette, infatti, a disposizione delle imprese in rete la possibilità di  assumere insieme personale qualificato, dotato delle competenze tecniche e manageriali necessarie ad affrontare  le sfide della transizione verde e digitale e, quindi, raggiungere obiettivi di maggiore competitività ed efficienza  nella gestione dei network collaborativi, anche in periodi di incertezza. I primi dati disponibili sui rapporti di lavoro  attivati in regime di codatorialità evidenziano la presenza di 10 imprese in FVG in posizione di co-datori”.

“La nostra struttura produttiva è rimasta sbilanciata verso imprese molto piccole, che dispongono di pochi mezzi,  sia finanziari sia in termini di competenze manageriali, per effettuare rilevanti investimenti in ricerca e sviluppo e  innovare, e verso i comparti tradizionali, dove la concorrenza dai paesi emergenti è stata più intensa in questi  anni. Se le imprese italiane – conclude la vicepresidente di Confindustria Udine – avessero la stessa struttura  dimensionale di quelle tedesche, come ha rilevato Banca d’Italia, la produttività media del lavoro nell’industria e  nei servizi di mercato sarebbe superiore di oltre il 20%, superando anche il livello della Germania, primo paese  manifatturiero in Europa. Per questo motivo, è essenziale creare condizioni più favorevoli alla crescita delle  aziende. Le reti d’impresa vanno proprio in questa direzione, con il doppio pregio di assicurare crescita  dimensionale e maggiore integrazione all’interno delle filiere produttive, senza per questo rinunciare alla propria  soggettività”.

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