19/09/2021

Il Consiglio dei Ministri ha stabilito la data del voto sul referendum costituzionale: 4 dicembre 2016.
Decisa la data del referendum costituzionale, dopo mesi l’attesa indicazione delle urne aperte che ha infiammato la discussione politica, ha accontentato il premier. La data scelta dal governo Renzi, 4 dicembre, è vista come un oltraggio per la potenziale troppo poca affluenza che rischierebbe di favorire l’esecutivo, a detta di Forza Italia e Sinistra Italiana. Ma non è l’unico pensiero che agita le acque della maggioranza: infatti il testo del referendum sulle riforme costituzionali è arrivato al Tar del Lazio per il ricorso condotto dal Codacons contro il quesito referendario.

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Il movimento guidato da Carlo Rienzi ha fatto sapere che il ricorso avviene non per una delle due decisioni in campo, né per il Sì né per il No, ma «la formulazione della domanda posta agli elettori potrebbe violare l’articolo 16 della legge n. 352 del 1970, secondo cui, in caso di referendum costituzionale, è necessario indicare gli articoli interessati e specificare i contenuti degli stessi.
Secondo il presidente Carlo Rienzi, la costruzione della domanda oggetto del prossimo referendum non risponde a tali criteri, ma induce inoltre in errore i cittadini, poiché mira a sbilanciare la risposta verso il sì, utilizzando formule quali la “riduzione del numero dei parlamentari”, “il contenimento dei costi” di funzionamento delle istituzioni, la “soppressione del Cnel”. Ora si attendono i tempi per la risposta del Tar che non dovranno però esser molto lunghi visto che la data del voto si avvicina inesorabilmente.
Le polemiche restano accese: Sinistra Italiana e minoranza DEM agitano la maggioranza vicina al Premier. Il referendum è un diritto dei cittadini, non di Renzi. Fissarlo a dicembre per ridurre l’affluenza e nel tentativo di recuperare il Sì sarebbe scandaloso.

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Matteo Renzi a maggio parlò di metà ottobre, poi a giugno rincarò col due ottobre. Tra rinvii e polemiche, invece, la data fatidica è slittata di due mesi. Ma questo scivolo parrebbe incomprensibile se non considerassimo la presentazione della finanziaria. Probabilmente conta di poter avvalersi di dati economici migliori di quelli attuali e avere la possibilità di varare una legge di bilancio non troppo penalizzante, che gli facciano guadagnare consensi. Due mesi in cui il premier avrà il tempo necessario per una campagna a tappeto, sebbene abbia iniziato tanti mesi fa, ora dovrebbe essersi assicurato il completo controllo dei mezzi di comunicazione di massa, per cui ci aspettano due mesi di fuoco con il premier in televisione e sui giornali.
Non mi stupirebbe vederlo anche in qualità di ospite durante qualche pubblicità!
Incontrando il vicepresidente del senato della Repubblica italiana il leghista Roberto Calderoli, gli ho chiesto, tra l’altro, cosa farà in futuro se abrogassero il senato come annunciato dal premier per il tramite del referendum per la modifica della costituzione.
MARCO MASCIOLI

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