10/06/2024

È stato presentato  il Rapporto Regionale PMI 2023 realizzato da Confindustria e Cerved in collaborazione con UniCredit, documento  di studio che approfondisce la struttura e l’evoluzione dello stato di salute delle piccole e medie imprese italiane da una prospettiva  territoriale. Il rapporto analizza i conti economici delle circa 160 mila PMI italiane, basandosi sui dati di consuntivo del bilancio 2021 e  offrendo stime per il 2022, attraverso i modelli predittivi economico-finanziari di Cerved.

I dati mettono in evidenza i diversi impatti sui sistemi di PMI territoriali degli shock sequenziali che negli ultimi anni hanno colpito il  nostro sistema economico. Per quanto concerne il quadro nazionale, sul fronte dei conti economici si stima una sostanziale tenuta di  fatturato (+2,4%), valore aggiunto (+1,4%) e MOL (+2,9%), che recuperano i livelli del 2019 (rispettivamente +9,1%, +8,7% e  +14,9%). La tenuta del fatturato rispetto al 2021 si manifesta tuttavia con diverse intensità tra le aree (+2,5% per Nord-Ovest e  Centro, +2,1% per Nord-Est e Mezzogiorno). Questi indicatori sono accompagnati da evidenze meno incoraggianti, che suggeriscono  una possibile inversione di tendenza nel prossimo biennio. I segnali di rallentamento sono più significativi nelle zone del Centro-Sud e  lasciano ipotizzare un incremento del divario strutturale tra sistema produttivo settentrionale e meridionale.

Secondo Pierluigi Zamò, Presidente di Confindustria FVG, «il rapporto conferma che i fondamentali del Friuli Venezia Giulia sono  migliori rispetto a quelli del Nord Est. Il numero delle PMI è aumentato del 5% contro un dato medio del 4,5% a livello del nord est e  la redditività del capitale proprio (ROE) è del 12,8% nel 2021, contro una media del 12,1%».

Per Zamò «desta invece preoccupazione il dato relativo al costo del debito: lo studio stima che  il rapporto tra oneri finanziari e debiti  passi dal 2,8% del 2021 al 3,5% del 2022, e, stante la politica adottata dalla BCE sui tassi, possiamo ragionevolmente prevedere che  aumenterà ancora nel 2023. Il tessuto imprenditoriale regionale, tuttavia, ha dimostrato in questi anni – prosegue il Presidente di  Confindustria FVG – di avere la capacità di reagire ai diversi shock che hanno colpito il sistema economico, anche grazie alla  importante capacità di risposta dell’amministrazione regionale; gli ingenti investimenti in digitalizzazione ed efficientamento  energetico, pertanto, consentiranno di incrementare la competitività delle nostre imprese e, quindi, di far fronte a quest’ulteriore  scossa rappresentata da elevata inflazione ed elevati tassi di interesse. L’auspicio – ha concluso Zamò – è che gli economisti della  BCE comprendano che una manovra così accelerata di rialzo dei tassi rischia di far precipitare l’Europa in una fase recessiva il che  non gioverebbe, innanzitutto, al perseguimento degli obiettivi insiti nel programma Next Generation EU».

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