31/03/2026

Il Senato della repubblica approva il disegno di legge che vieta l’importazione di cibio sintetico in Italia. “E’ un provvedimento di portata storica per la difesa del Made in Italy- commenta la senatrice Mara Bizzotto, vicepresidente vicario del gruppo Lega al Senato – con il quale trova il suo coronamento la battaglia che la Lega ha iniziato per prima in sede europea 10 anni fa. L’Italia è il primo Paese al mondo a mettere fuorilegge vere e proprie schifezze come la carne sintetica, il latte sintetico, il pesce fatto in laboratorio – continua la Bizzotto -. Finalmente abbiamo gli strumenti per difendere il settore agroalimentare italiano dagli attacchi delle lobby e delle multinazionali del cibo sintetico che puntano a scardinare il nostro modello agricolo e alimentare, con la colpevole complicità dell’Europa che in questi anni ne ha sostenuto e finanziato la produzione”.
” Con questo ddl mandiamo anche un messaggio politicamente molto forte a Bruxelles e ai burocrati europei: il governo di centrodestra è pronto a dare battaglia con ogni mezzo per difendere la nostra sovranità alimentare e il Made in Italy, che rappresenta un patrimonio unico al mondo fatto di qualità, tipicità e legame con la nostra terra”.

(nota di GFB) Se la senatrice della Lega liquida in modo tranchant il cibo coltivato definedolo “schifezza” di tutt’altro segno sono coloro che pensano che con la produzione di alimenti in vitro si possa dire la parola fine alle sofferenze degli animali e all’inquinamento del mondo. riporetiamo la nota dell’OIPA a tal proposito, che definisce il DDL passato in senato di stampo ideologico “di un Governo sempre più sottomesso alla volontà delle categorie che lucrano sulla pelle degli animali “.

L’OIPA sottolinea i vantaggi degli alimenti prodotti in vitro schierandosi dalla parte della ricerca in questa direzione. Al di là delle contrapposizioni, in questo caso entrambe non esenti da ideologismi, va detto che i progressi della sceinza nel campo delle possibili produzioni alternative alle filiere tradizionali non dovrebbe essere bocciata a priori solamente perchè esistono economie e abitudini da tutelare, per quanto imponenti in relazione ai pil. Piuttosto ci sono ancora domande che attendono risposte certe sul grado di sicurezza che questi alimenti possono garantire per la salute dell’uomo. Sul resto i vantaggi sarebbero anche facilmente condivisibili. Stiamo parlando di processi innescati dalla bio tecnologia, di moltiplicazione rapida di cellule attraverso l’utilizzo di staminali e nutrienti in laboratorio. Non a caso siamo ancora nella fase in cui chi desideri assaggiare cibo coltivato/sintetico/artificiale/in vitro deve firmare una liberatoria (in Israele accadrebbe ciò).

Si seguito la nota dell’OIPA

Il disegno di legge sulla “carne in vitro” approvato oggi dal Senato vieta qualcosa che non c’è ed è l’ennesimo segnale di un Governo sempre più sottomesso alla volontà delle categorie che lucrano sulla pelle degli animali e che non ascolta le istanze, altrettanto legittime, di altri portatori d’interesse – come le associazioni che tutelano gli animali e il loro benessere – mai convocati ai tavoli, sempre ignorati anche nelle loro proposte. Così l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) sul ddl, che ora passa al vaglio della Camera, che vuole vietare la produzione e il consumo della cosiddetta “carne sintetica”, definizione volutamente erronea atta a suscitare un’ingiustificata repulsione. In realtà si tratta di carne coltivata derivante da cellule, un prodotto alimentare che viene realizzato utilizzando cellule animali.

Un ddl ideologico e fuori dal tempo. In Italia la “carne coltivata” ancora non c’è e qualora arrivasse il via libera dell’Efsa alla sua commercializzazione, non farebbe altro che mettere in condizione i consumatori italiani di acquisire il prodotto altrove, dove la ricerca cruelty-free va avanti. L’Oipa ricorda che, secondo i dati Nomisma, il mercato mondiale della carne “in vitro” ha già registrato importanti investimenti, pari a 1,3 miliardi.

Nel merito, la “carne coltivata”, fa notare l’Oipa, offrirebbe una soluzione a diversi problemi correlati alla produzione della carne: sarebbe un prodotto che non lede il benessere animale, la sostenibilità ambientale, tanto più in un contesto di crisi climatica, e la sicurezza alimentare.

«Dal punto di vista del benessere animale, la carne coltivata è un’alternativa etica alla produzione di carne, che comporta mesi o anni di sofferenze in allevamento e che si conclude con l’uccisione degli animali», commenta il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto.

«Anche se la produzione di carne coltivata richiede l’utilizzo di cellule animali, può rappresentare un’alternativa cruelty-free alla produzione di carne che può andare incontro a chi ancora non ha abbracciato la scelta vegetariana o vegana, che noi comunque auspichiamo».

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