17/05/2024

Il Comune di Monfalcone ha presentato stamane al Consiglio di Stato una specifica memoria per confutare punto per punto le affermazioni contenute nella richiesta di nomina di un Commissario presentata dall’avvocato Latorraca, chiedendo il pronunciamento in Camera di Consiglio. Nella nota stampa a seguire, contenente le dichiarazioni del sindaco Cisint, si ribadisce la legittimità dell’azione amministrativa che ha determinato l’interruzione delle attività di preghiera nelle due sedi private, utilizzate impropriamente e al di fuori della legalità, come moschee. La richiesta di un commissario da parte dell’avvocato che ha preso le difese dei centri islamici, viene considerata un grave atto di prevaricazione e di deligittimazione delle istituzione. Una richiesta che giunge nonostante nonostante sia stato convocato un tavolo di confronto e fornite delle soluzioni alternative. Tanto da ritenere da parte del sindaco che la persistente contrapposizione sia un tentativo dell’Islam radicale di imporre nelle nostre città e nel nostro Paese le proprie regole e la pretesa di agire al di fuori delle legalità e delle norme.

(NDR)L’epilogo dello scontro tra isituzione e comunità islamica in atto, che comunque ci auguriamo che in qualche modo possa essere ricomposto, non v’é dubbio che andrà a costituire un precedente ed è per questo che dovrà necessariamente essere ricondotto nell’alveo della convinvenza in cui il rispetto di regole e legalità non può essere derogato.

Cos’ scrive sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint.

“Il Comune non può essere ridotto a un tappeto su cui pregare e se passa il concetto che soggetti privati, come sono le associazioni islamiche, possono decidere che l’ente pubblico debba provvedere, con soldi di tutti i cittadini, a soddisfare tutte le loro pretese, anche a quelle più insensate, si aprirebbe un caso pericoloso e un sovvertimento dell’ordinamento legislativo italiano.

La richiesta avanzata per la nomina di un Commissario rappresenta un atto di grave prevaricazione e un’azione di vera e propria delegittimazione delle istituzioni, che devono agire in una cornice di legalità e di tutela degli interessi generali a beneficio di tutta la comunità. Per anni i due centri islamici hanno operato in modo irregolare in locali che, per ragioni urbanistiche, di sicurezza e incolumità pubblica, non possono essere adibiti a luoghi di culto e ciò è continuato anche in violazione dei pronunciamenti del Consiglio di Stato che ha ribadito che quando la preghiera diventa un esercizio collettivo deve essere praticata nel rispetto della legge, confermando le ordinanze del Comune che sono state sistematicamente violate in questo periodo. La nuova istanza inviata dall’avvocato Latorraca al Consiglio di Stato si basa su una rappresentazione del tutto falsa e infondata del modo di agire dell’Amministrazione comunale. Il Comune entro 5 giorni ha puntualmente attivato il tavolo di confronto e individuato con una puntuale istruttoria tre siti temporanei idonei, agevoli e dignitosi, che rispondono pienamente alle esigenze avanzate, a cui è stata contrapposta dalla controparte la richiesta di una struttura nella quale c’è un cantiere per la sua trasformazione in centro sportivo integrato per disabili e normodotati che sarà pronto a settembre. E si pretende anche che il Comune fornisca lavandini con acqua corrente per le abluzioni, impianti audio, servizi particolari pagati con fondi di tutti i cittadini. Il significato profondo di questa contrapposizione è la volontà dell’Islam radicale di imporre nelle nostre città e nel nostro Paese le proprie regole e la pretesa di agire al di fuori delle legalità e delle norme.

“La nostra fermezza nel far valere lo Stato di diritto ha reso evidente la minaccia rappresentata dal processo di islamizzazione che non riguarda solo Monfalcone e che, attraverso la pratica coranica della dissimulazione e con la copertura della sinistra, porta alla mortificazione delle istituzioni e al sovvertimento dei nostri valori. Sta emergendo una realtà, che si vorrebbe mistificare, di illegalità e pericolosità attorno al sistema dei centri islamici. La pretesa che siano le istituzioni pubbliche a soddisfare le esigenze dei fedeli di una confessione religiosa apre un vero e proprio sovvertimento dei nostri principi. Allora le stesse pretese dovrebbero valere per tutti gli ordini religiosi. Analogamente, poiché anche il lavoro è un diritto garantito dalla Costituzione, l’ente pubblico dovrebbe provvedere anche a fornire le strutture e le sedi di lavoro per chiunque lo richieda, artigiani, commercianti. Allo stesso modo si vorrebbe togliere ai nostri ragazzi le scuole e le palestre per assegnarle alle esigenze di culto degli islamici. Se una cosa del genere dovesse avvenire, è evidente che ci troveremo davanti a un vero e proprio colpo di mano e a una delegittimazione delle istituzioni, e in questo caso non esiterei un momento a rinunciare alla carica di sindaco che mi è stata conferita dalla stragrande maggioranza dei miei concittadini per seguire gli interessi generali della comunità, nel rispetto delle leggi dello stato italiano. In altri termini siamo di fronte a una battaglia cruciale di principi e di valori essenziale per il futuro del nostro Paese”.

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