02/02/2023

Trieste  gen 23 – La bandiera a scacchi bianchi e rossi e il tricolore, due comunità che la storia ha intrecciato e diviso nel corso dei secoli, si ritrovano più che mai unite sotto il mantello dell’Unione Europea da 24 giorni. Tanti ne sono passati dal 1 gennaio, quando la Croazia è entrata ufficialmente nello spazio Schengen, adottando l’euro come moneta comune e completando il percorso avviato con l’adesione del 2013.

È questa la grande novità sottoposta al vaglio delle istituzioni, ma anche di numerosi rappresentanti della società civile di ambo i Paesi, nel corso del convegno organizzato oggi a Trieste, in sala Tessitori, dalla Comunità croata giuliana e dal Consiglio regionale.

“Non siamo più tante piccole isole, stiamo diventando una grande isola”, ha riassunto Damir Murkovic, presidente della Comunità croata di Trieste, che ha messo in rilievo come “la Croazia sia sempre stata parte dell’Europa, e ora vi rientrano pienamente

anche le sue istituzioni”. Un passaggio che favorirà “conoscenza e rispetto reciproci, perché entriamo in una grande comunità di 450 milioni di persone, l’area Schengen, dove lingue e culture si contaminano”, non solo grazie al turismo ma anche per il prezioso apporto fornito “dalla diplomazia culturale, che trasmette conoscenze e consente progetti collegiali”.

Murkovic ha parlato anche dello scottante tema delle migrazioni, “che affida alla Croazia un ruolo nuovo”, definendo “inarrestabile il flusso migratorio nei Balcani” e invitando a vedere “chi passa il confine come un’opportunità per frenare la decrescita e non come una minaccia”, senza atteggiamenti egoistici, pur consapevoli che “il processo va comunque regolato”.

Dopo il saluto di Davorka Saric, console della Repubblica di Croazia a Trieste, è stato il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, a impostare i temi alla base della successiva discussione.

“L’Europa e l’Unione Europea sono due realtà distinte, non va fatta confusione tra questi due termini – ha esordito il presidente -: bisogna infatti ricordare che l’Europa è una realtà molto più vasta e complicata”. Per poi osservare che “la Croazia è entrata in area Schengen al termine di un percorso serio ed esigente, senza scorciatoie, superando tutti gli esami. Mentre altri Paesi sono stati fatti entrare per motivazioni prevalentemente politiche, con un allargamento attuato a volte in modo superficiale, più per l’interesse degli Stati che dei popoli”.

E proprio a proposito di Stati e popoli, Zanin ha ribadito il suo appello “a superare l’idea dell’unanimità in seno all’Unione Europea e ad affidare un ruolo incisivo alle autonomie locali, alle città e alle Regioni, che spesso vivono più degli Stati la fratellanza con i popoli vicini, rendendo effettivo e non solo consultivo il ruolo del Comitato delle Regioni, che per ora è chiamato soltanto a dare pareri. Il Friuli Venezia Giulia ha fatto in questo senso un grande lavoro, fin dall’intuizione di Alpe Adria, davvero innovativa per i tempi, capace di aggregare le popolazioni vicine”.

Questo processo di conoscenza e collaborazione ha portato a un modello di integrazione che il presidente considera “davvero vincente. Oggi non ha senso parlare di rapporti confinari in termini puramente geografici, del Fvg come ponte o come barriera, proprio perché le tante minoranze che dall’estero arrivano nei nostri Paesi modificano il quadro sociologico dei territori, integrandosi e diventando portavoce degli interessi della comunità, senza per questo rinnegare le loro origini. Questo è l’esempio concreto – ne è convinto Zanin – di un’Europa che funziona, che non crea ripulse e divisioni, razzismo e discriminazione”.

Quanto al tema dei migranti, il presidente della massima assemblea legislativa ha osservato “che non servono muri, barche o navi, perché chi non ha speranza per sé o per la sua famiglia non si ferma per nessun motivo, si muove e basta. La vera parola-chiave dell’Ue deve essere allora quella della contaminazione. Pur difendendo la nostra identità e le nostre radici, perché è necessario sapere chi siamo e da dove veniamo, serve contaminarsi con i rami dell’albero vicino, dando ragione al sociologo McLuhan quando scriveva che la contaminazione è solo la rivelazione di una situazione che cambia ad alta velocità. E il fatto che questo convegno sia organizzato dalla Comunità croata di Trieste – ha concluso Zanin – è il segno di questa contaminazione”.

Ha raggiunto i partecipanti al convegno anche Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, che ha voluto esprimere “tutta l’emozione e la soddisfazione per aver finalmente potuto varcare il confine croato senza barriere”. Dipiazza ha parlato della possibilità di organizzare a Trieste “un vertice tra i presidenti degli Stati del sud-est europeo, con i sindaci del territorio, sulla falsariga di quello che avvenne con i presidenti di Italia, Slovenia e Croazia, in modo da poter siglare una sorta di patto di Trieste”.

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