18/05/2024

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L’anno fiscale 2017/2018 del Gruppo Danieli di Buttrio (Udine), tra i leader mondiali nella produzione di impianti siderurgici, si chiude nel rispetto delle previsioni, con fatturato e Ebitda in crescita del 9% e 13% rispetto al 2016/2017. L’utile netto è salito da 50 a 58 milioni di euro.

Per il 2018/2019 ricavi, EBITDA e portafoglio ordini vengono annunciati in crescita rispetto al periodo precedente, ovvero Ricavi tra i 2.750 e i 2850 milioni di euro, EBITDA tra i 220 e 230 e Portafoglio Ordini tra i 2900 e i 3100 milioni di euro, comprendendo i due settori Plant Making e Steel making. ABS continua a fare la parte del leone.

Dati presentati dal presidente Giampiero Benedetti nella conferenza stampa che ha preceduto la
presentazione on line del bilancio , la cui registrazione è disponibile anche nella sezione “investors” del sito del gruppo.
Ampio giro d’orizzonte nel colloquio di Benedetti, accompagnato dai vertici aziendali, nell’incontro con i giornalisti, iniziato con toni un pò cupi. “Tutti hanno il presentimento – ha detto l’ingegnere – che nel il prossimo anno il mercato dell’acciaio non sarà male ma non efferfescente. Un aumento comunque, ci sarà ma raffreddato, con un punto di domanda per il 2020.

Toccando il tema relativo alla Cina, Benedetti ha detto che rimane locomotiva, massimo produttore e consumatore di acciaio, grazie al suo sistema politico che permette di imporre rapidamente e senza “ma” flessibilità produttiva quando serve (cosa non possibile in Europa) e che punta sempre più alla qualità di prodotto, trasferendo la produzione di quello a basso costo in Africa.

Altro tema toccato nell’incontro, quello dell’innovazione, della non semplice ricerca di nuove idee, e della formazione, che avvengono nel centro di ricerca Danieli, in collaborazione con una settantina di università e degli ITS. A questo proposito la Danieli è impegnata nell’insegnare ai docenti ad impostare metodologie che facciano uscire nuove idee dagli studenti.

D’altro canto le università, che pur sono preziose in quanto garantiscono la miglior conoscenza e la
possibilità di entrare in contatto con i giovani, devono migliorare ulteriormente l’offerta…per esempio non sono ancora attivati corsi di Bigdata e data Analyst anche se se ne parla. Sempre in tema di ricerca ed innovazione, Benedetti ha ricordato un risultato di punta dell’azienda…Qone, forno elettrico digitalizzato che riduce i consumi di energia elettrica ed ottimizza la produzione. La ricerca è costata tra i 3 e i 4 milioni di euro. IL forno, che costa tra i 6 e i 10 milioni di euro per ciascuna installazione, è in funzione negli impianti di Cividale, Marcon e verrà montato in quelli Danieli che si trovano in Croazia (Abs Sisak)
Poi si affonterà il mercato globale che, per questo prodotto, vale due miliardi di euro.
Oltre al Qone è stato ricordato l’impianto MIDA-micro mill progettato da Danieli 15 anni fa e che ha rivoluzionato i processi produttivi, per dire che invenzioni rivoluzionarie sono prevedibili circa ogni 10 anni e ce ne vogliono circa 15 per poi raccoglierne i frutti.

Sul piano della gestione contabile, Benedetti ha ribadito che il gruppo mantiene sempre un valore di cassa alto e costante, che permette la liquidità a fronte di prodotti che vengono pagati dal cliente alla consegna, quindi a 18/24 mesi e consente quindi anche di finanziare i fornitori. Tutto questo grazie alla sensibilità degli azionisti, verso i quali il gruppo è una mosca bianca perché distribuisce circa il 10 per cento dei dividendi, a differenza di altre aziende in Italia che distribuiscono il 70 per cento, ed è per questo che la Danieli subisce anche critiche. La parte restante dei dividendi non distribuiti viene reinvestita in azienda.

Sul fronte della sicurezza aziendale, aspetto importante in presenza di un asset legato alla ricerca e studio di processi innnovativi, la Danieli investe molto in sistemi digitali che garantiscano la massima protezione. “non possiamo permetterci di essere una casa con le finestre murate – è stato detto – nella nostra casa le porte devono essere tante ed aperte ma, allo stesso tempo sicure. Va comunque precisato che i processi di ricerca sono sempre frazionati su più persone e, quindi, non c’è mai chi ha in mano tutte le chiavi di casa.

Collegato a questo tema – precisa Benedetti – la fuga di cervelli verso altre aziende minori che approfittano degli investimenti formativi della Danieli ( un giovane può costare fino a 80 mila euro) per offrire uno stipendio anche del 30-40 per cento superiore. E’ un fenomeno che conta decine di casi tanto che – chiosa Benedetti – sarebbe giusto che Danieli percepisse un contributo per l’apporto formativo regalato al territorio, aspetto di cui va, in ogni, caso, orgogliosa.

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