11/06/2024

Regioni e città d’Europa e quale ruolo possano svolgere nella costruzione e rilancio dell’Europa stessa è stato il tema di una conferenza internazionale, organizzata al Kulturni dom di Gorizia dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia , in partnership con la Fondazione Coppieters, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Centre Européen Robert Shuman e l’AUSE, Associazione Universitaria di Studi Europei. IL professor Claudio Cressatti, presidente dell’Accademia europeista, introducendo e coordinando i lavori che visto in due giorni avvicendarsi diversi esperti, ha ribadito la necessità del federalismo nel futuro europeo, più idoneo ad affrontare le sfide che non possono essere più affrontare da inadeguate ottiche nazionalistiche ed egoistiche.. Occorre una sussidiarietà in cui le decisioni siano vicine ai territori, lasciando le strategie generali come esercito e politica estera all’Europa.

E’ stata Laura Marchig a presentare la Fondazione politica Coppieters di Bruxelles , che prende il nome dal fondatore l’europarlamentare Maurits Coppieters, si occupa di libertà, autodeterminazione dei popoli, di minoranze culturali, linguistiche e di genere, di diritti umani e d è un think tank

dell’ EFA – European Free Alliance, una rete europea dei partiti autonomisti e federalisti. Alla conferenza è intervenuta la presidente dell’EFA Lorena Lòpez de Lacalle Arizti.

Dopo i saluti del comune di Gorizia, portati dal consigliere Maurizio Negro, ha preso la parola il direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e sociali dell’università di Trieste, Gerg Meyr, per dire che potrebbe essere proprio una Europa delle regioni e delle città a superare un contesto minato da un forte concetto di sovranità e da logiche inter-statuali. Collaborare a livello inferiore porterebbe alla scomparsa o alla riduzione dei contenitori che impongono la conflittualità cioè gli stati. Bisogna puntare ad un grande stato europeo con un’ampia autonomia regionale.

Il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Pier Mauro Zanin, che a Bruxelles è anche membro delle assemblee legislative europee e vice presidente del CIVEX per la governance e diritti, ha definito strategica la cooperazione transfrontaliera. Non ci si può sedere al tavolo delle decisioni mondiali con un portato di sovranismi nazionali che si fanno forti del diritto di veto. In Europa c’è un problema frustrante di

rappresentatività democratica perché i poteri reali vengono esercitati da organizzazioni no elette direttamente dal cittadino e tutto , comunque, viene sempre rimesso alle decisioni di capi di stato. In questo modo non viene superata la conflittualità inter-statuale mentre a livello sub-statuale questa potrebbe diminuire, in forza di problematiche territoriali comuni da risolvere Occorre, però, lavorare alla qualità legislativa transfrontaliera, un obiettivo che si siamo prefissi- ha detto Zanin – nei settori ambiente, lavoro, sanità e protezione civile, ambiti sui quali è già possibile lavorare. Il contesto più propriamente europeo – ha detto Zanin – se questo aveva lanciato segnali di maggiore solidarietà durante la pandemia, oggi torna la situazione torna a complicarsi, basti pensare ai 200 miliardi che la Germania vuole dare a sostegno dei suo sistema produttivo che si configura come aiuti di stato in grado di disallineare la competizione tra economie. Altro aspetto sottolineato da Zanin e che in europa bisogna esserci, e gli italiani spesso non ci sono. Se ci sei e, soprattutto, se prendi la parola con cognizione di causa , non è che gli altri non ti ascoltano.

In video conferenza Sandra Sodini, direttrice del GECT EUREGIO, gruppo di cooperazione europea tra Friuli Venezia Giulia , Carinzia e Veneto, ha ricordato che un terzo degli abitanti europei vive nelle vicinanze di confini che, quindi, lavorare all’eliminazione degli ostacoli legislativi e burocratici transfrontalieri significa trasformare le frontiere da ostacoli in opportunità. IL cross-border mechanism era uno strumento che serviva proprio a questo ma si è bloccato a causa del convulso periodo legato alla riprogrammazione dei fondi europei per il Next generation eu. C’è da augurarsi che venga ripreso. il Gect Euregio ha comunque lavorato riuscendo a produrre un dialogo transfrontaliero grazie ad uno studio che ha individuato aree di legislazione autonoma regionale sulla formazione e trasporti che hanno consentito di avviare protocolli congiunti tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Carinzia.

E tra Slovenia e Friuli Venezia Giulia esiste anche anche un altro misconosciuto ma non meno interessante e attivo GECT, formato tra le confinarie Gorizia, Nova Gorica e S.Peter Vertoiba, di cui ha parlato il suo presidente, il diplomatico Paolo Petiziol. Un GECT di fatti concreti, diventato specialista di progetti europei nell’ambito dei programmi Interreg Italia-Slovenia, che è riuscito a realizzare obiettivi transfrontalieri nei settori della sanità, autismo, inclusione sociale e salute mentale. Nel settore della mobilità, in particolare, è stata appena inaugura

la passerella sull’Isonzo, accanto al ponte stradale e a quello ferroviario in pietra , quest’ultima opera di grande pregio ed arditezza ingegneristica in epoca austro ungarica. La passerella sia pedonale che ciclabile, raccorderà i percorsi ciclabili del goriziano italiano e sloveno, che si sviluppano su circa 40 chilometri e sono in fase di completamento.

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