28/03/2026

Pordenone, 27 set – Vittime invisibili, spesso dimenticate. Orfani due volte, perché alla perdita della madre si accompagna la fine del rapporto con il padre autore del femminicidio, che viene arrestato o sceglie il suicidio. Sono i minori che assistono, direttamente o indirettamente, ad atti di violenza domestica e vengono travolti da una forma di abuso grave, pericolosa e dannosa per il loro sviluppo.

Di questo si è parlato nel corso dell’evento formativo “La violenza assistita e gli orfani di femminicidio” organizzato dalla Commissione regionale per le pari opportunità del Fvg, presieduta da Dusy Marcolin, all’auditorium della Regione a Pordenone.

Di fronte al costante aumento di episodi di femminicidio – si parla di 80 casi dall’inizio dell’anno – e di violenze di genere, “il tema della tutela dei più piccoli, che a causa del trauma subito non si toglieranno mai di dosso la violenza conosciuta, diventa davvero importante” ha detto la moderatrice, Renata Della Ricca, coordinatrice del Gruppo salute, politiche sociali, contrasto alla violenza contro le donne.

Prima di entrare nel vivo dell’appuntamento, i saluti dell’assessore alle Politiche sociali di Pordenone, Guglielmina Cucci, e la sorpresa della ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, intervenuta con un video: “Ringrazio la Commissione per l’impegno: è importante che gli enti locali partecipino con iniziative specifiche alla lotta al fenomeno del femminicidio, che non accenna a fermarsi”. La rappresentante del Governo ha quindi ricordato quanto fatto (come l’aumento dei fondi per i centri antiviolenza) e quanto si intende realizzare: si sta infatti varando una nuova legge per “colmare i buchi della legislazione contro la violenza”.

La locandina dell’evento organizzato dalla Crpo Fvg

Il femminicidio è un fenomeno da tempo al centro delle cronache e il cui contrasto deve essere oggetto di intervento a tutti i livelli, dalle scuole ai Comuni – ha detto il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, Si tratta, di un evento tragico che causa altre vittime innocenti, i bambini, segnandone per sempre le loro vite e futuro. Una uesta questione così delicata – ha aggunto Bordin – che va affrontata in modo concreto. “Trattare un tema così complesso mettendo in luce criticità e possibili soluzioni, come ha scelto di fare oggi la Commissione, è necessario ed urgente”.

Dusy Marcolin, presidente della Crpo Fvg, ha ribadito il concetto: “Mi piacerebbe che ognuno dei presenti portasse con sé un messaggio: solo con la condivisione di questi temi riusciremo a fare emergere le problematiche di tante famiglie. Spesso queste sono sommerse: per evitare di arrivare troppo tardi bisogna prevenire e parlarne, portando la società in cui viviamo a diventare migliore”.

L’evento si è quindi sviluppato con gli interventi di Paolo Lauteri, giudice del dibattimento monocratico e collegiale del Tribunale di Udine, che ha toccato il tema della tutela penale degli orfani, Monica Malafoglia, curatore speciale del Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, e Jessica Mattiuz, operatrice dell’associazione Voce donna Ets Pordenone, che, tra le altre cose, ha riportato i dati degli accessi ai centri antiviolenza di Pordenone e Tolmezzo (rispettivamente, 215 e 53 nel 2021, 254 e 79 nel 2022, 234 e 68 nel 2023) e presentato il progetto Orphan of femicide, invisible victim.

L’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha sottolineato come quanto mai necessario il momento di riflessione e confronto per capire quali sono i fronti sui quali si possa agire con maggiore incisività, non solo per aiutare le donne vittime di violenza e gli orfani dei femminicidi, ma anche per capire come si possa, insieme, cambiare la cultura che genera violenza, in un tempo storico in cui le tensioni sociali sono sempre più forti e sfociano, nella loro forma più estrema, nella soppressione di una vita umana”.

l’esponente dell’Esecutivo regionale ha sottolineato quanto “sia importante intercettare il sommerso, il non detto, il nascosto, della violenza. Un universo multiforme che può cogliere chi lavora a stretto contatto con la comunità locale, in particolare gli assistenti sociali, le strutture locali che fanno capo ai Comuni, le associazioni. Anche in questo ambito diventa fondamentale la sussidiarietà, l’osmosi e la grande alleanza tra tutti i soggetti che, a vario titolo, dal volontariato all’ente pubblico, lavorano e operano con la stessa finalità: aiutare la donna vittima di violenza”.

“In Friuli Venezia Giulia il fenomeno esiste e i numeri parlano chiaro: alla fine del 2022 i casi hanno riguardato oltre 1200 donne e oltre 500 minori. L’impegno della Regione è quello di ampliare gli interventi che già vengono portati avanti in maniera significativa dai servizi sociali”, ha detto poi Riccardi ricordando la nuova Legge regionale 12 ‘Interventi per la tutela delle donne vittime di violenza e per il contrasto e la prevenzione di atti violenti e discriminatori’, approvata nel 2021, garantisce strumenti regionali di coordinamento e di programmazione “attraverso la promozione di una filiera di servizi specialistici distribuiti capillarmente sul territorio regionale e integrati con la rete dei servizi sociali e sociosanitari già presenti”.

“Negli ultimi cinque anni – ha aggiunto ancora Riccardi -, la Regione ha stanziato risorse regionali per oltre 5.625.000 euro

che, sommate a quelle statali, di poco meno di 3,8 milioni di euro, ammontano complessivamente a oltre 9,4 milioni di euro. Nel 2022 è stata introdotta, inoltre, una nuova misura regionale, integrativa a quella nazionale sul reddito di libertà, destinata a donne sole ovvero con figli minori, in carico ai centri antiviolenza e ai servizi sociali e finalizzata a sostenere percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Una misura che vuole favorire l’acquisizione dell’autonomia delle donne, in particolare l’autonomia abitativa, la riacquisizione dell’autonomia personale e il percorso scolastico e formativo dei figli/delle figlie minori a carico”.

Nel 2022, e anche nel 2023, infine, la Regione ha destinato risorse del bilancio regionale per euro 250mila euro a valere su ciascun anno, a integrazione della misura nazionale sul Reddito di Libertà.

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