01/10/2022

Teobaldo Ciconi farà ritorno a San Daniele del Friuli con una serata a lui dedicata, venerdì 8 aprile alle 20.45 presso il cinema Splendor (S. Daniele – via Ippolito Nievo, n. 8). In questa occasione verrà proiettata La statua vivente, film ispirato al dramma dell’autore sandanielese: La statua di carne. La pellicola, fresca di restauro, è stata subito considerata uno dei primi tentativi di neorealismo italiano e questa sarà in assoluto la sua terza proiezione prima di una tournée in cui farà da protagonista. Il film verrà preceduto da un intenso dialogo tra Angelo Floramo e Paolo Patui, voci della cultura sandanielese.

Questo evento è stato organizzato in sinergia tra Leggermente, Officine d’autore, Cineteca del Friuli, Comune di San Daniele e Biblioteca Guarneriana.

Il film “La statua vivente” (1943) di Camillo Mastrocinque, considerato fino a poco tempo fa sperduto, è stato ritrovato in circostanze particolarmente fortunose in Argentina. La pellicola, girata e ambientata a Trieste, si ispira al dramma ottocentesco di singolare importanza drammaturgica “La statua di carne” che ha conosciuto nel XX secolo numerose e

importanti versioni cinematografiche, di cui tre in epoca muta; la più nota risale al 1921 ed è stata realizzata da Mario Almirante. In quest’opera Paolo colma la sua disperazione di marito rimasto vedovo rintracciando con l’aiuto di un amico una donna, Noemi, in tutto e per tutto somigliante a Maria, la moglie scomparsa. Ma Noemi è spregiudicata e soprattutto non innamorata; Paolo la convince a fargli giornalmente visita. La pagherà per questo, per guardarla e ricercare in lei la moglie perduta. Ma questo è solo l’inizio dello strano connubio fra i due.

Teobaldo Ciconi, sandanielese d’origine nato nel 1824, si immaginava poeta e non sapeva che invece a dargli un’incredibile notorietà sarebbe stato il teatro. Che Teobaldo concepiva come strumento di educazione morale e sociale. E per certi versi anche politica, vista la sua diretta e convinta partecipazione alle lotte risorgimentali che gli costarono l’obbligo di fuggire dal Friuli, lontano dagli Asburgo, per trovare riparo e ispirazione a Milano, Torino, Firenze. Una brillante commedia -Le Pecorelle smarrite- entra nel repertorio indiscusso di ben cinque compagnie primarie italiane. Non è da meno la sua copiosa produzione successiva. I suoi folti baffi, il suo sguardo malinconico e profondo, il suo fisico esile scavato dalla tisi divengono un’icona conosciuta dal vasto pubblico teatrale italiano di metà ‘800. Strappato alla vita non ancora quarantenne firma un ultimo dramma: La statua di carne.


Per partecipare alla serata è obbligatoria la prenotazione (tramite SMS o WhatsApp al numero +39 339 3697658 oppure e-mail, indicando recapito telefonico, a info@leggermente.it).

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