14/05/2024

di Gianfranco Biondi

Il ruolo che le capitali europee della cultura, particolarmente quelle della Mitteleuropa, possono rivestire nel rilanciare il sogno europeo è stato al centro del diciannovesimo Forum dell’Euroregione aquileiese, appuntamento di caratura internazionale organizzato dall’associazione culturale Mitteleuropa, guidata dal presidente e Console Onorario della Repubblica ceca, Paolo Petiziol.

Associazione che da 50 anni promuove la visione di una Europa che non può che disegnare il suo futuro se non dal recupero condiviso delle sue radici culturali e cristiane. 

L’idea di dedicare questa edizione del Forum alle capitali della cultura – ha esordito Petiziol – si inserisce nel contesto di Go2025 e dal fatto che alcune di queste capitali distano poche ore di auto dal Friuli  Venezia Giulia. come Cracovia (PL), Graz (A), Sibiu (RO), Pécs (HU), Maribor (SLO), Košice (SLO), Linz (A), Plzeň (CZ), Rijeka (HR), Novi Sad (SRB), Veszprém (HU), Timişoara (RO), Bad Ischl (A), Chemnitz (D), Trenčin (SK).  Delle 66 località elette a capitali della cultura ben 18 appartengono all’area centro europea e saliranno a 22 entro il 2026. Citando  la frase  di un preoccupato Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri , per il quale migrazioni, differenze culturali e incapacità di una  politica comune potrebbero dissolvere l’Europa, il presidente di Mitteleuropa guarda proprio a quel contributo che le capitali europee della cultura potrebbero dare per ritrovare un comune destino europeo.

“Le capitali della cultura della Mitteleuropa devono fare rete, proporre idee e progetti per una programmazione europea più vicina alle diverse realtà del continente. La cultura che le capitali dell’area mitteleuropea hanno espresso in passato non può sottrarsi alla responsabilità di contribuire nuovamente ad illuminare l’Europa e farle ritrovare la via che necessariamente ci conduce al comune destino, soprattutto in un momento delicato come quello attuale”, afferma Petiziol. La sfida lanciata è rendere l’incontro tra capitali della cultura  un appuntamento stabile in Friuli Venezia Giulia, regione geograficamente già posizionata al centro dell’Europa, che può diventare sede di scambio e di costruzione politica e sociale unitaria, proprio partendo dalle esperienze delle capitali della cultura, competenze che non si esauriscono con il 2025, ma vanno sfruttate per il futuro.

Il forum non ha mancato di chiamare al tavolo dei relatori, in sala Ajace a Udine, personaggi di rilievo del mondo istituzionale e diplomatico, frutto della consolidata rete relazionale di Petiziol e di un mix di formalità, informalità e amicizia che è un capolavoro metodologico dell’associazione  per rinnovare sempre l’elevata qualità dell’appuntamento, come ha voluto sottolineare il presidente della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini, tra coloro chiamati sul palco per i saluti iniziali. Il presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin, ha parlato di un’Europa in forte cambiameno che si deve saper gestire, superando quella paura che ha avuto di riconoscere le proprie radici cristiane solamente per non offendere l’altro. “Rispettare gli altri si può- ha detto Bordin- se prima di tuttto si rispetta sé stessi”.  

Di Europa incompiuta e di percoso ancora lungo da compiere per mettere al centro l’infrastruttura più importante, la cultura, ha parlato il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni mentre per il governatore Massimiliano Fedriga la collaborazione tra paesi dell’Europa va potenziata ma non per sancire sommatorie di interessi e singolarismi  che mai si trasformano in una visione di sintesi.   Fedriga,   ha sottolineato la funzione strategica dell’opportunità lanciata dal forum: “L’Associazione Mitteleuropa ha anticipato i tempi e guardato lontano, portando il FVG al centro dell’asse strategico. 

Per il rettore dell’Università di Udine, Roberto Pinton, quello delle radici comuni è problema antico ma può essere attualizzato dalle capitali  europee della cultura , messe a sistema in una rete transnazionale e coinvolgendo, soprattutto, i giovani.  E proprio sull’istruzione dei  giovani europei occorre puntare – ha aggiunto  Zsuzsanna Kiraly della CEI Central European Initiative –  sostenendo iniziative che li portino a conoscere le capitali della cultura europei, che la CEI  è pronta a sostenere.

La rete informale delle capitali europee della cultura è stata molto utile nel costruire il nostro progetto per Veszprém, città europea della cultura 2023 – ha raccontato  l’unghererese  Friderika Mike,  direttrice del programma di sviluppo Veszprem, allargandolo all’intera regione del lago Balaton.  Sede per secoli di arcivescovado e di incoronazioni,  importante per l’integrazione dell’Ungheria  nell’Europa cristiana, oggi  Veszprém, con il suo patrimonio artistico e regligioso, è città musicale dell’UNESCO. Il nostro obiettivo è  di coinvolgere il maggior numero di persone nella musica e trattenere i giovani con nuove infrastruture  culturali-  ha relazionato  Friderika Mike -.  Anche in questa direzione vanno i progetti ( più di 150 nel solo 2023) stesi per mettere a frutto il titolo di capitale della cultura e far diventare la regione il Balaton la prima regione creativo rurale d’Ungheria. “La nostra  lingua di difficile comprensione non ci aiuta a far capire la nostra cultura   – ha aggiunto  Dàniel Paschek, delegato commerciale del Consolato Generale d’Ungheria – ecco perchè organizziamo molti eventi a carattere internazionale  e anche Veszprém ci potrà aiutare a far comprendere dal punto di vista turistico che l’Ungheria non è solamente Budapest come il Balaton non è solamente legato alla stagione che più lo caratterizza.

Di Bad Ischl, piccola Vienna del Salisburghese, già residenza estiva dell’imperatore Francesco Giuseppe , e famosa per le terme e cure con il sale, che nel 2024 sarà capitale della cultura, ha parlato  il ministro plenipotenziario dell’ambasciata d’Austria a Roma, Karl Ehrlich mentre la neo assessore ai grandi eventi di gorizia, Patrizia Artico, ha presentato Go2025, prima città transfrontaliera d’Europa e diventare capitale europea della cultura nel 2025, descrivendo di questo territorio la storia travagliata, segnata da un confine che divideva perfino le tombe dei cimiteri, e che oggi si appresta ad essere uno straordinario esempio di rilancio del dialogo tra popoli, soperattutto se comunque connessi da comuni radici. Non a caso, tra i tanti progetti in fase di elaborazione in vista del 2025,  quello di creare un laboratorio delle città del futuro, in collaborazione con le università, per far sì che  da un ccordinamento delle  città della cultura,  possano partire messaggi per una rivoluzione culturale europea… “solo attraverso la cultura possiamo evitare che esploda la polveriera delle divisioni”, ha sottolinesato Patrizia Artico. Anche il vice sindaco di Nova Gorica, Anton Harej, – richiamando i trascorsi storici di confine  – ha detto che potrebbe sembrare improbabile la cooperazione  ma  i presidenti   Pahor e Mattarella ci hanno fatto capire che insieme possiamo scrivere una nuova  storia, su radici comuni cristiane che, forse da parte slovena – ha detto  il vice sindaco   dobbiamo ancora pienamente ritrovare. Gli ha fatto eco il Console Generale di Slovenia a Trieste, Gregor Šuc, nel dire che Gorizia e Nova Gorica, nonostante le ferite della guerra, hanno cercato sempre e in qualche modo  di ricucire ma dopo l’entrata della Slovenia  nell’Unione europea (2004)  abbiamo dovotuo lavorare anche   per aprire le anime. In questo contesto il progetto di candidare Nova Gorica  lanciato dall’allora sindaco di No Gorica Matej Arčon , ora ministro sloveno. 

Il Console Generale di Croazia a Milano  Stjepan Ribic,  si è soffermato sul valore aggiunto  che  la città di Fiume ha ricervuto con l’elezione nel 2020 a capitale europea della cultua , nonostante il Covid. molte iniziative sono state prese grazie ad una vetrina inernazionale che ha avuto ricadute positive   sull’immagine della città, sul volonariato,  sulle strutture per la cultura  sulle relazioni di rete.

Il deputato austriaco  Christian Ragger  ha centrato il suo intervento sull’importanza  dell’Euroregione senza confini e sul Forum internazionale  del prossimo anno tra aziende slovene, italiane e austriache per creare reti e  che punta anche ad avviare  un sistema formativo aziendale  per i giovani dell’euroregione basato sulla reciprocità.  

Al tavolo dei relatori anche il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo, che  ha parlato di una grande mostra  nell’ambito della collaborazione con Go2025 e , a sorpresa, l’Ambasciatore  Lamberto Zannier, che ha voluto rimarcare come la cultura comune  come necessario    punto di partenza  per un confronto su quello che ci divide e su  quello che ci unisce al fine di  unire le preoccupazioni dei paesi che condividono le stesse sfide, (migrazioni, demografia, crimine transnazionale ecc..) alla aricerca di risposte condivise e strumenti efficaci che vanno studiati anche a livello regionale.

Nella sessione pomeridiana dei lavori è interventuta l’eurodeputata Elena Lizzi, che ha indicato   un prossimo importante evento,  il 9 aprile 2024  a Bruxelles per coinvolgere le massime istituzioni europee e presentare il progetto dell’Associazione Mitteleuropa. “Il modo di reagire dell’Europa è cambiato – ha spiegato Lizzi – c’è maggiore attenzione alle istanze che provengono dai territori e dai gruppi di riflessione come quello di oggi. L’ idea è forte ed impegnativa, ma può, secondo me, trovare riscontro nelle istituzioni europee, un progetto che aiuterà la nostra regione a diventare maggiormente partecipe della politica europea, ponendo anche le istanze importante delle città di confine.”

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