24/09/2022

L’insegnante precaria salita sulle barricate che vuole mandare a morte poliziotti e carabinieri in nome dell’antifascismo e che ora teme per il suo posto di lavoro è una vittima di quella stantia retorica di retroguardia che sta caratterizzando per l’ennesima volta gli appuntamenti elettorali italiani….fascismo e antifascismo, comunismo e anticomunismo, sempre la stessa solfa studiata a tavolino per agitare fantasmi del passato per puro calcolo di potere fine a se stesso, per poterlo esercitare in funzione di tornaconti personali o per conto di gruppi di interesse, creando contrapposizioni pilotate ad arte per distogliere dall’incapacità e, probabilmente, dalla impossibilità di risolvere problemi e cancrene che, ieri come oggi, necessiterebbero di colpi di spugna potenzialmente pericolosi e di successivi scenari inquietanti E allora perché aizzare l’insegnante precaria e tanti altri come lei?

Perche non siamo nella Turchia di Erdogan, nello Zimbabwedi Robert Mugabe, nella Corea del Nord Kim Jong-un . Siamo in Italia, dove prima di mettere le pallottole nei cannoni bisogna togliere i fiori o la ruggine… e soprattutto bisogna scavalcare tutte le garanzie democratiche-costituzionali costruite per impedire che un certo passato possa a ritornare.

L’insegnante precaria non l’ha capito finendo su una graticola preordinata, diventano carne da macello per i media e che ora dovrà difendere, non si sa con quale successo, il suo posticino di lavoro per il quale è preoccupata….una vittima oltretutto debole..perché pensa al suo posticino di lavoro piuttosto a che entrare in clandestinità, ma gli anni 70 del secolo scorso sono passati…anche quelli.

gfb

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