“‘Nulla è perduto’ è il titolo della grande rassegna d’arte che come per miracolo si è rinnovata anche nel 2020, dopo il ‘lockdown’, ed è d’auspicio per la nostra comunità, in particolare per la gente di montagna. Rappresenta infatti un invito implicito a perseguire quel cammino della ripartenza sostenuto dalla Regione ma anche per combattere il nichilismo verso la situazione in atto e nei confronti di scelte innovative e di sviluppo”.
Così l’assessore regionale Barbara Zilli nel portare il saluto del governatore Fedriga e della Regione all’inaugurazione della mostra ‘Nulla è perduto’, inaugurata nel piccolo borgo della Carnia incastonato tra i monti del tolmezzino.
Zilli ha voluto rimarcare come anche la mostra di Illegio sappia trasmettere i valori che fanno parte della gente friulana che da secoli si è dimostrata capace di ripartire dopo le tragedie e le crisi più difficili.

“La mostra di Illegio – ha detto Zilli – anche questa volta ha saputo cogliere nel segno, perché è dedicata alla ricostruzione e alla proposta di capolavori inestimabili, per dimostrare che nella cultura, come nella vita, ‘nulla è perduto’. La mostra propone innanzitutto la ricostruzione di sette capolavori di inestimabile valore artistico e culturale, smarriti per sempre, perché distrutti dalle intemperie o da incendi oppure trafugati e che invece sono ritornati alla luce grazie al paziente lavoro di esperti, storici, artisti, restauratori, professionisti del software in 3D.
Si tratta del “Concerto a tre” di Johannes Vermeer, de “La Torre dei cavalli azzurri” di Franz Marc, di “Myrto” di Tamara de Lempicka, del “Vaso con cinque girasoli” di Vincent Van Gogh, di “Medicina” di Gustav Klimt, di “Ninfee” di Claude Monet, del “Ritratto di Winston Churchill” di Graham Sutherland. Tutti tesori dei quali si erano perse le tracce e che miracolosamente riappariranno davanti agli occhi dei visitatori, i quali potranno anche ammirare la ricostruzione del “San Matteo e l’Angelo” di Caravaggio.
La bellezza dell’arte concorre a stimolare la ripartenza, era stato ribadito nella serie di interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Udine Andrea Mazzoccato.







