di GFB
“Io non scendo”, si intitola così la mostra fotografica promossa e organizzata dal ERPAC FVG, Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia, in corso dal 17 maggio al 25 agosto nelle sale del Magazzino delle Idee a Trieste, curata dalla giornalista e scrittrice Laura Leonelli, appassionata collezionista di fotografie anonime. Le oltre 250 fotografie esposte nascono proprio dal libro di Laura Leonelli, edito da Poscards, il cui titolo è anche quello della mostra. “Io scendo dall’albero” donne che in un arco temporale che copre dal 1870 al 1970, hanno scelto di farsi ritrarre in cima agli alberi, testimoni della forza liberatoria dell’ascesa, dell’atto della disobbedienza rispetto ai canoni che volevano la donna ancorata al terreno. Donne, mistiche, scrittrici, filosofe, ecologiste, imprenditrici, alpiniste, che che salgono sull’albero della consapevolezza e della propria realizzazione. Tra le protagoniste Louisa May Alcott, Simone de Beauvoir, Pippi Calzelunghe, Angela Carter e le triestine Bianca di Beaco e Tiziana Weiss e l’udinese Riccarda de Eccher; a queste ultime tre grandi scalatrici la mostra rende particolarmente omaggio, perché chi meglio di una scalatrice prosegue l’ascesa iniziata sugli alberi?Tre scalatrici, due generazioni e una città dove le donne sono state più libere che altrove. A Trieste hanno iniziato presto ad arrampicare, e nessuno l’ha trovato strano. Salire sull’albero per una donna porta in sé un messaggio potente rivolto a se stessa, alle altre donne e agli uomini…( il commento di Laura Leonelli nel servizio audio-video)
La mostra mette in fila scatti fotografici provenienti dagli Stati Uniti, dall’Europa e ogni angolo di Mediterrano. Immagine anonime, in bianco e nero seppiato dal tempo, ripescate dagli album di famiglia, che ci raccontano di un’epoca in cui una fotografia valeva tantissimo.
Anche nella lettura che della mostra ha dato il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil, interventuto salla presentazione, , il fotografo anonimo che le ha immortalato le donne nello scatto restituisce una scena di cui una parte esce dall’inquadrata: è proprio quel panorama su cui si pone lo sguardo di queste donne. Così, anche all’osservatore viene lasciata la libertà di immaginare a cosa esse stiano guardando. Un messaggio che ci ricorda come sugli alberi da bambini si poteva evadere in un mondo misterioso e di fiaba; la mostra permette di evadere nel fantastico incanto dell’impossibile, in quel confine tra spazio inquadrato e spazio ignoto a cui queste donne guardano e ambiscono.
Una mostra curiosa ed insolita che ci racconta invece di disubbedienza e realizzazione di se stesse. Una mostra da visitare per riflettere e crescere…. (il commento di Guido Comis, direttore di Villa Manin per l’ERPAC nel servizio audio-video)
















