27/11/2022

«Scegliete un argomento e ponete ai vostri studenti quattro semplici domande: “Che cosa sta succedendo oggi in questa materia? Che cosa pensate succederà? Che cosa potrebbe succedere invece? E infine “Che cosa vorreste veder succedere?”. Avrete già posto le basi fondamentali per introdurre il futuro – o meglio i futuri – tra gli insegnamenti curricolari». Il futurologo Peter Bishop, del Center for Houston’s future nonché docente di Previsioni strategiche all’Università di Houston, è intervenuto alla seconda giornata di #FF2014, il Future Forum udinese promosso dalla Cciaa di Udine, fino al 20 novembre, in collaborazione con l’Ateneo, il Comune di Udine e la Regione e una nutrita rete di istituzioni e associazioni del territorio. E ha introdotto una questione fondamentale: se stiamo certamente andando verso il futuro, stiamo insegnando il futuro ai nostri ragazzi? Bishop ha evidenziato l’importanza di conoscere la storia e portare avanti la tradizione e ha individuato nelle Chiese, nei Governi e nelle scuole le istituzioni più “conservative”. «Intendiamoci – ha detto – è giusto e utilissimo che un sistema di informazioni e valori venga tramandato, ma il problema è l’eccesso di conservazione. I guardiani della tradizione ci servono, ma davvero sono troppo bravi in questo ruolo». Perché invece non insegniamo il futuro? «Abbiamo un problema culturale – ha proseguito Bishop –. A scuola si cerca sempre la risposta giusta, ma il futuro non lo è» e il futuro per Bishop non deve essere una nuova materia, aggiuntiva, ma un modo di insegnare, integrato nelle altre materie.

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