12/07/2024

Dal 6 maggio 1976 ne sono passati di anni. Il tremendo terremoto che ha cambiato per sempre il volto del Friuli, specialmente nei paesi che più furono maggiormente colpiti dalle scosse, con quasi mille morti, non si contavano le case distrutte, così come le fabbriche, le chiese, le stalle, i locali pubblici.
Nessuno può dimenticare, ma rimane ferma nella mente di tutta la nazione, la proverbiale capacità di ricostruire, “Il modello Friuli”, rimboccandosi le maniche e soprattutto con la libertà per i sindaci di dare il contributo laddove serviva, nella misura considerata opportuna, da chi conosceva il territorio.

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Da tre anni il 6 maggio è anche l’occasione per ritrovarsi a Rivignano Teor dove grazie al sindaco Mario Anzil parlano di ricostruire il Friuli e Trieste con autonomia, ripensando a quanto fatto quarant’anni fa con le macerie, oggi molti vorrebbero pensare alla revisione dell’amministrazione del territorio con un’organizzazione che va nella direzione opposta a quella intrapresa dalla giunta Serracchiani. Due provincie autonome, maggiori responsabilità e autonomia in capo ai sindaci e riduzione drastica delle incombenze e delle spese per la Regione.

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Con Mario Anzil c’erano ospiti di tutti i “colori” politici, probabilmente escluso il PD. Tantissimi intervenuti, cittadini, amministratori e politici per promuovere la nuova regione fatta con due province autonome. Molti sono voluti intervenire: Massimiliano Fedriga (capogruppo alla Camera per la Lega); Riccardo Riccardi (capogruppo in Regione per Forza Italia); Marzio Giau (consigliere provinciale a Udine e comunale a Rivignano Teor di Fratelli d’Italia) e poi sindaci, assessori e consiglieri di molti comuni della regione, da Trieste in su.
C’erano anche Cristina Pozzo di N.O.I. (Nuova Opera Indipendentista “il Friuli con Trieste”) e Giorgio Marchesich della (Federazione per l’indipendenza del Territorio Libero di Trieste.)

Marco Mascioli

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