29/03/2026

Di Marco Mascioli

Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha anticipato di un giorno la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma soprattutto ha accelerato i tempi di riapertura, se così si può dire, di attività con l’obbligo di prenotare “da remoto” e ritirare le consumazioni per asporto, oltre alla consegna a domicilio. 

Con l’ordinanza contingibile e urgente n. 11 sulla Protezione Civile, nella sola Regione Friuli Venezia Giulia è consentito sin dal 27 aprile l’apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande solo per la vendita per asporto, effettuata previa ordinazione da remoto, garantendo che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano per appuntamento, dilazionati nel tempo allo scopo di evitare assembramenti all’esterno e consentendo, la presenza di un cliente alla volta, con mascherina o copertura naso e bocca e garantendo l’igiene delle mani con idoneo prodotto igienizzante.

Si può circolare nel proprio comune indossando la mascherina o comunque una protezione a copertura di naso e bocca, mantenendo comunque la distanza interpersonale di almeno un metro, ad eccezione delle persone conviventi o che richiedano assistenza. Si possono eseguire  interventi di manutenzione a bordo di imbarcazioni da diporto. 

A livello nazionale, come dichiarato dal presidente Conte, solo il 4 maggio assisteremo a un allentamento della cinghia che ci costringe a restare a casa e potremo spostarci all’interno delle regioni sempre e solo con autocertificazione attestante le ragioni di comprovata necessità, ma ora tra le giustificazioni c’è anche la visita a congiunti e il rientro alla propria residenza o domicilio, nel caso in cui si fosse stati bloccati in una località diversa, ma niente “party”. I nuovi decreti, con nomi suggestivi come annunciato in conferenza stampa, il Parlamento italiano provvederà ad emanarli entro fine aprile. 

Mentre i principali mass-media nazionali sono preoccupati principalmente per il campionato di calcio di serie A, con i giocatori che hanno paura di perdere qualche centinaio di migliaia di euro se posti in cassa integrazione, ci sono tantissime persone che, senza poter lavorare, non sanno davvero per quanto potranno sopravvivere. Che si parli di turismo, di esercizi commerciali o di terziario, senza riaprire completamente, non ci sono prospettive.  Splendida la figura di tutti i quotidiani, poi rimbalzati sui social network, con la tabella completa delle riaperture basata su informazioni “di corridoio”, smentite completamente da Conte in conferenza stampa, secondo cui tutto doveva essere riaperto entro il 18 maggio, mentre se tutto va bene se ne parlerà il 1° giugno. 

Analizzando la situazione nel dettaglio per la provincia di Udine, considerate le enormi difficoltà in cui versano le aziende del commercio e dei pubblici esercizi, Confesercenti Udine suggerisce anche al Comune di Udine un’attenzione speciale per quelle particolarmente a rischio: le micro e piccole attività. Abbiamo sentito il presidente Marco Zoratti, che tra un richiesta d’informazioni e l’altra dai suoi associati, ci ha riferito di aver avanzato tre proposte al Sindaco Fontanini: azzeramento, fino al 31 dicembre, del pagamento del COSAP (canone per l’occupazione di suolo pubblico) e che venga data la possibilità agli esercenti di ampliare il più possibile i plateatici esterni; un rimborso (per costi di trasporto e di attrezzature) a tutte le aziende che sono impegnate, o che si impegneranno, a offrire la consegna a domicilio; utilizzare i fondi disponibili per abbellire le piazze, in modo da rendere Udine esteticamente più bella e più accogliente, allo scopo d’incentivare il turismo e migliorare i servizi. 

Al momento non ci sono indicazioni chiare ma solo vincoli per tutti che stanno spingendo molti imprenditori a mollare tutto e naturalmente questo significherebbe un indebolimento economico della nostra regione e seri problemi per le fasce più deboli. 

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