L’articolo 29, comma 1bis della legge regionale 1 del 2016, modificato nel 2018 dal centrodestra, è stato dichiarato incostituzionale con sentenza della corte costituzionale, depositata in data 12 febbraio. L’articolo prevedeva l’obbligo di presentazione di documenti aggiuntivi in carico ai cittadini stranieri richiedenti alloggi popolari, per certificare l’assenza di proprietà immobiliari in Italia o nei paesi di provenienza. Documenti aggiuntivi rispetto a quelli richiesti ai cittadini italiani.
Sulla sentenza interviene il consigliere regionale di opposizione Furio Honsell che ricorda come Open sinistra avesse sempre affermato che la norma fosse contraria al principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione “Finalmente oggi la Corte Costituzionale ha dato torto a tutta la linea Fedriga. Peraltro, ha espresso tale verdetto attraverso le motivazioni che come Open Sinistra Fvg avevamo ripetuto da anni: come per i cittadini italiani, anche per gli extracomunitari è sufficiente l’autocertificazione di non possedere altri beni”. Il consigliere Honsell auspica “che finalmente venga tolta dalla legislazione regionale quella modifica approvata e difesa strenuamente dalla Maggioranza, che infangava la nostra normativa sociale sul diritto fondamentale alla casa”.
E dai banchi della maggioranza si esprime perplessità sul giudizio formulato dalla Corte Costituzionale.
“Nel prendere atto della decisione della Corte Costituzionale, esprimo una certa perplessità nei
confronti di questa sentenza che, sebbene si proponga di ristabilire un principio di equità, di fatto crea una situazione di disparità tra i cittadini italiani e quelli extracomunitari”.
Commenta così in una nota il consigliere Simone Polesello (Fedriga presidente).
“La norma regionale contestata – spiega l’esponente di Fp – aveva la finalità di garantire la parità dei diritti tra tutti i cittadini relativamente alla verifica del possesso dei requisiti necessari all’accesso al bando Ater, prevedendo semplicemente che tutti i richiedenti presentassero una documentazione attendibile e veritiera circa il possedimento di proprietà immobiliari. Se nel caso dei cittadini comunitari tale requisito è facilmente verificabile, per i cittadini stranieri non è altrettanto
possibile se non attraverso un attestato emesso e certificato dalle istituzioni del paese di provenienza”.
“Ora – continua il consigliere di Maggioranza – sebbene verrà prevista un’unica autocertificazione per tutti, la differenza starà nel fatto che la documentazione presentata dai cittadini
italiani e comunitari sarà effettivamente verificabile, mentre non sarà possibile appurare quanto dichiarato dai cittadini stranieri, creando dunque una discriminazione indiretta”.
“La sentenza della Corte Costituzionale non si discute, ma è necessario riflettere sulla disparità di trattamento che, ora, i cittadini italiani si troveranno a subire rispetto agli extracomunitari”.
Antonio Calligaris, capogruppo della Lega in Consiglio regionale, commenta in una nota il pronunciamento della Consulta.
“L’obiettivo della norma – afferma Calligaris – era quello dell’equità: i cittadini italiani si vedranno, come sempre, sorpassare nelle graduatorie da soggetti per i quali è impossibile verificare i requisiti. Il paradosso è che potrebbero arrivare in Italia i figli di Trump o dell’emiro del Qatar,
dichiarare di essere nullatenenti e nessun ente statale potrà controllare la veridicità delle loro dichiarazioni”.
L’esponente della Lega sottolinea come sia imbarazzante “vedere consiglieri regionali e amministratori di Sinistra, eletti dai cittadini italiani, che festeggiano per una discriminazione
portata avanti contro i propri elettori in virtù di un teorico e generale principio di uguaglianza applicato dai giudici costituzionali che si rifanno a una norma europea”.
“Non è il primo festeggiamento della Sinistra che già in passato, in merito alla stessa norma – prosegue il capogruppo -, voleva addirittura che la Regione si piegasse alla sentenza di un
giudice ordinario che si era espresso provando a imporre la rimozione della norma. Sentenza alla quale il Consiglio del Fvg si è giustamente opposto, come ribadito dalla Corte Costituzionale”.
“Ora sarà nostro dovere capire come riportare equità tra gli aventi diritto italiani e quelli stranieri, superando la reale situazione di disequilibrio che si viene nuovamente a creare con
tutte le pericolose conseguenze sociali che può comportare questa differenza di trattamento nel tessuto delle nostre comunità”, conclude Calligaris.






