25/09/2022

Tra palme e banani della foresta tropicale, all’interno delle grandi serre, occhieggia un orangotango. Sul prato caracolla un grosso ippopotamo. A fargli compagnia un rinoceronte e un gorilla. Si legge questo nella presentazione degli spazi del Giardino della Biodiversità dell’Orto Botanico di Padova, il tutto unito da una parola che restituisce il senso della gravità di una minaccia: “Estinzioni”.
Perché queste magnifiche bestie – assieme a molti altri vertebrati (di terra, di mare e d’aria) – sono minacciate dai comportamenti dell’uomo: dall’eccessivo inquinamento alla caccia, dalla pesca selvaggia fino alla distruzione dell’habitat naturale, divenuto teatro (e spesso vittima) di molte attività umane.
“Estinzioni. Storie di animali minacciati dall’uomo” è insieme un’installazione artistica e un percorso di conoscenza della Natura e dei suoi protagonisti: gli animali e le piante.
L’esposizione padovana – aperta al pubblico fino al 26 giugno – rappresenta la conclusione di un progetto di ricerca nazionale, coordinato da Telmo Pievani – evoluzionista e divulgatore – e promosso dall’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, il MUSE- Museo delle Scienze di Trento e FEM2 di Milano Bicocca, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Questa mostra completa idealmente il percorso avviato con “Estinzioni. Storie di catastrofi e altre opportunità”, allestita al MUSE di Trento.
La selezione degli animali e la cura delle schede ad essi relative è stata curata da Paola Nicolosi, conservatrice del Museo di Zoologia dell’Università di Padova.
“L’impoverimento degli ecosistemi causato dalle attività umane – precisa il professor Pievani – si aggrava di anno in anno e sta causando la cosiddetta Sesta Estinzione, cioè un’estinzione di massa della biodiversità paragonabile alle cinque grandi catastrofi che si sono intervallate nel passato geologico. Non è un’impresa di cui Homo sapiens possa andare fiero. L’estinzione riguarda tanto le piante quanto gli animali, legati le une agli altri da un destino comune. Il destino raccontato in questo progetto espositivo di sensibilizzazione verso la conservazione che si accompagna a una ricerca nazionale di mappatura e catalogazione dei tantissimi vertebrati estinti o minacciati presenti nelle ricchissime collezioni museali italiane”.
Quella di Padova è una mostra–evento, della durata di tre mesi, che mette insieme le sculture dell’artista Stefano Bombardieri, autore del ciclo The Faunal Countdown, con modelli realizzati ad hoc e animali tassidermizzati provenienti dal Museo di Zoologia e di Veterinaria dell’Università di Padova, dalle collezioni di specie protette del Museo Cappeller e del Museo di Storia Naturale di Bassano del Grappa.
Un racconto che vede al centro 34 animali collocati nel loro ambiente naturale, dalla foresta tropicale alla savana, dal bosco dei climi temperati alle aiuole del Mediterraneo fino ai deserti africani e del Centro America, che debbono, loro malgrado, temere l’uomo e le sue minacce.
Tutti a grandezza naturale, tutti bellissimi, fieri e tutti a rischio di estinzione.
Ad aprire idealmente il percorso è un modello di Dodo, estinto fin dal 1600, autentica icona delle estinzioni provocate dall’uomo. Ma ad introdurre i visitatori all’Orto botanico e a sorprenderli lungo i viali dell’Arboreto saranno un elefante africano e una tigre siberiana, opera di Stefano Bombardieri, un artista che da diversi anni ha fatto proprio, con esiti di grande bellezza e forza, il tema della Natura minacciata. The Faunal Countdown approda così all’Orto Botanico con i suoi animali che interpellano chi li ammira ricordando, sulla loro pelle, il tempo che li separa dalla scomparsa.
A farlo è un led luminoso, posto sul dorso, che indica quanti esemplari di quella specie sono ancora in vita e quanto tempo manca alla loro estinzione.

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