11/06/2024

L’autunno è arrivato, con i suoi colori caldi e le temperature fredde, albe e tramonti da sogno, con pioggia e sole che si alternano.  Chiusa la stagione estiva, è il momento di tirare le somme. In attesa dei dati statistici ufficiali, abbiamo registrato le solite lamentele che, all’italiana maniera, contraddistinguono quasi tutti dalla montagna al mare. Il Friuli Venezia Giulia rimane ancora poco conosciuto e considerato dagli operatori turistici. Luogo di transito per raggiungere le coste croate o l’Europa centrale o verso est, quest’anno con l’autostrada A4 che ha fatto registrare code e incidenti principalmente a causa dei lavori per la terza corsia.  

Le Alpi e le Dolomiti sembrano finire in Trentino o al massimo in Veneto, mentre le onde dell’Adriatico spariscono da Venezia all’Istria. Chi sarà il principale responsabile di questa nube che nasconde la nostra regione? Sicuramente sono tanti i motivi che vanno dalla mancanza di propensione turistica per tradizione a carico di alcune persone (con le dovute eccezioni basti andare a Tarvisio dove c’è folla per dodici mesi all’anno), alle scelte egoistiche attuate dalle genti di pianura che considerano il vino come la massima attrazione mondiale (senza pensare che la stessa bottiglia si trova ovunque). Poi c’è il mare e la laguna con i casoni e le escursioni per poeti e sognatori che purtroppo sono pochi e magari preferiscono incantarsi in luoghi lontani, ma meno costosi. 

In verità la stagione estiva 2019 non è andata male, ma sarebbe potuta andare molto meglio.  Alcune località hanno puntato su grandi eventi per attirare migliaia di turisti, altri hanno continuato pensando a se stessi con manifestazioni concepite per poche decine di persone e poi lamentano la scarsa affluenza. Per quanto concerne i capoluoghi delle province (che non abbiamo più), l’affluenza di turisti per la scorsa stagione è risultata in crescita costante a Trieste e Gorizia, limitata a Pordenone, Udine non pervenuta (aspettiamo i dati ufficiali). 

Il Friuli Venezia Giulia sin dalla nascita cerca d’imbrogliare tutti. Sin dal nome che sfrutta quella “Venezia” che non è in regione; descritta come centro dell’Europa, ma meglio non guardare la cartina geografica;  territorio con una lingua minoritaria, il friulano (in verità non è parlata in tutta la regione e si differenzia come tutti i dialetti in base alle zone), per cui si spendono enormi risorse anziché preoccuparci d’imparare l’inglese, il tedesco e lo sloveno allo scopo di agevolare i turisti stranieri. Probabilmente molti non credono nell’economia derivante dal turismo, alle opportunità offerte dalle persone che vengono a spendere i loro soldi da noi. Pensano in piccolo, applicando prezzi esorbitanti, senza offrire nulla in più di altre località simili in altre regioni d’Italia o all’estero. 

Comunque l’estate 2019 sembra abbia fatto registrare un recupero negli arrivi e nelle presenze sin dal mese di giugno (+0,8% complessivo, +2,4% solo per quanto concerne gli stranieri) in Friuli Venezia Giulia.  Tra le località che hanno riportato  segni positivi c’è sicuramente la neo entrata Sappada che offre strutture importanti  e Lignano Sabbiadoro che ormai da anni propone eventi di portata internazionale, anche inventandosi strutture inesistenti come il caso del doppio appuntamento con il Jova Beach Party sull’arenile del Bella Italia & Efa Village. Sempre a Lignano oltre alla musica con Vasco Rossi e tanti altri famosi tra italiani e stranieri, ci sono stati tantissimi eventi sportivi che hanno attirato atleti da ogni dove e portato la località alla ribalta internazionale. 

Qualche sorriso in più nei volti dei corregionali e un maggiore impegno per migliorare l’ospitalità  con la consapevolezza che forse il cliente non ha sempre ragione, ma i suoi soldi è meglio che li spenda da noi. 

Marco Mascioli 

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