14/05/2024

di GFB

Nel leggere il resoconto del dibattito-scontro in aula regionale sulla richiesta di censura nei confronti dell’assessore regionale Sergio Emidio Bini per le sue “legittime” operazioni immobiliari in qualità di “privato cittadino” nel mentre veste i panni di rappresentate delle istituzioni non posso che condividire l’osservazione del governatore riguardo a una delle solite brutte pagine che allontanano la politica dai cittadini. Io penso che se dobbiamo mettere tutti sulla torre, la spinta vale per tutti. Il Bini (personaggio perfettamente compatibile con certe visioni imprenditoriali egocentristiche e tycooniste della nostra epoca ) ha semplicemente fatto quel che gli è parso ( nel senso del faccio quel che mi pare) perchè la legge glielo permetteva…, non riflettendo, sulle conseguenze d’immagine e di reputazione che, guarda caso, in ambito politico sono importanti… ( forse non ascolta o non ha consiglieri validi al suo fianco). L’attacco delle opposizioni si è basato sull’opportunità di fare o non fare certe operazioni con società partecipate. Diciamo che questo era il nocciolo della questione, tra l’altro debole per finalizzare sulle dimissioni…tant’ è vero che la maggioranza ha fatto valere i numeri…e non poteva fare altrimenti.

Ma c’è da riflettere anche sulla operazione politica condotta dalle opposizioni, anch’esse dimentiche della celeberrima locuzione “Qui sine peccato est vestrum, primus lapidem mittat”, una delle più vere riferite alle umane debolezze. Così come concepita, ha permesso il contrattacco in difesa di Bini al quale Morettuzzo (messo più o meno sullo stesso piano di Bini) ha risposto in modo poco convincente. Il governatore Fedriga ha definito l’operazione immobiliare di Bini con Mediocredito una vicenda assolutamente privata dell’assessore, consentita dalla legge ma attaccata dalle opposizioni con l’obiettivo di infangare di un fango che finisce per lordare tutto il mondo politico. Ha ragione sul piano delle possibilità concesse dalla legge e sui contraccolpi reputazionali per la politica intera ma non regge su quello dell’eticità che si “deve” tenere quando il privato cittadino sceglie di rappresentare la comunità. E’ un fatto che attiene unicamente al buon senso e alla coscienza di chi fa politica, che dovrebbe porsi realmente in “stand-by time” rispetto ai suoi appetiti ed opportunità privati.

Di seguito la cronaca dei colleghi di ACON sull’acceso dibattito in aula…

Silvano Trieste 2023-06-22 Consiglio Regionale FVG ph Massimo Silvano

(ACON) Trieste, 22 giu – Non va a segno la mozione di censura – accompagnata da una richiesta verbale di dimissioni enunciata dal dem Diego Moretti – nei confronti dell’assessore Sergio Emidio Bini: la Maggioranza di Centrodestra fa valere i suoi numeri (28 contrari e 19 favorevoli nel voto finale) respingendo il testo che era stato firmato da tutti i 19 consiglieri dei gruppi di minoranza. Il lungo dibattito si è surriscaldato in diversi momenti, con il presidente Mauro Bordin che più volte ha dovuto richiamare i consiglieri alla moderazione dei toni e all’ascolto degli interventi senza interruzioni.

Sono stati i tre capigruppo Moretti (Pd), Rosaria Capozzi (Gruppo Misto) e Massimo Moretuzzo (Patto-Civica) a motivare l’atto di accusa, che verte ‘su una precisa vicenda, quella dell’acquisto, nel maggio del 2022, da parte dell’assessore Bini in qualità di privato cittadino, di immobili che erano di proprietà di Mediocredito, società all’epoca partecipata al 47% dalla Regione’. ‘Chi rappresenta tutti i cittadini – ha scandito Moretti – deve essere al di sopra di ogni sospetto’. Il capogruppo Pd ha ricordato anche ‘l’ingente quantità di azioni di Fincantieri e di Leonardo possedute dall’assessore, due società con sedi importanti in questa regione, con le quali l’assessore interloquisce in qualità di rappresentante della Giunta’. L’esponente dem è convinto che ‘questa vicenda generi dubbi anche tra i consiglieri di Maggioranza, tanto è vero che finora c’è stato un silenzio imbarazzato rispetto alla mozione di censura’.

‘In questa vicenda ci sono indubbie opacità – ha rimarcato Capozzi, consigliera M5S -: perché Mediocredito non fece un avviso pubblico? Il dubbio è che l’assessore possa essere stato favorito per il ruolo che ricopre nella Giunta. Probabilmente l’operazione non ha violato leggi e regolamenti, ma è poco etico che un amministratore abbia rapporti non istituzionali con una società partecipata dalla Regione’. ‘Il tema più generale – ha rimarcato Moretuzzo – è quello del conflitto di interessi, ovvero dell’incompatibilità tra il ruolo di assessore e gli incarichi in società che forniscono servizi alla Regione o a enti regionali’. Il capogruppo ha anche rivelato di ‘aver ricevuto una diffida con minaccia di querela rispetto a una mia interrogazione: ma lei, assessore Bini, deve rispondere e non minacciare querele’.

Il contrattacco del Centrodestra ha preso le mosse dall’intervento di Alessandro Basso. ‘Chi ha guidato la coalizione di Centrosinistra alle ultime elezioni – ha detto il consigliere di Fratelli d’Italia con un implicito riferimento a Moretuzzo e una altrettanto implicita accusa di doppia morale – è un imprenditore che si occupa di lavori pubblici, titolare di una società che si è aggiudicata appalti e affidamenti diretti con numerosi Comuni e società partecipate dalla Regione, e che ha avuto in più occasioni l’avallo di Mediocredito. Ed è tutto legittimo, sia chiaro, perché fare impresa è un bene per la società. Ma voi oggi – ha continuato Basso, rivolto ai consiglieri di Opposizione – avete imboccato una strada senza ritorno, instillando odio di classe e odio ad personam: avete scritto una pagina di vergogna per la politica e per le istituzioni’.

Argomenti ripresi dal capogruppo della Lega, Antonio Calligaris: ‘Il candidato presidente del Centrosinistra accusa Bini di avere degli affidamenti con i Comuni mentre li ha anche lui, e ha anch’egli rapporti con Mediocredito’. Mauro Di Bert, capogruppo di Fedriga presidente, si è invece dispiaciuto del clima politico che la mozione avrebbe instaurato in Aula: ‘Qui si dispensano censure come una volta si dispensavano le indulgenze: a fine mandato saremo censurati tutti quanti? Siamo partiti male in questa legislatura, perché questo comportamento porta solo a deteriorare i rapporti personali, mentre le persone non andrebbero mai toccate’.

Sulla stessa falsariga l’intervento dell’assessore Riccardo Riccardi (‘Attenti a maneggiare queste cose, alla macelleria politica: usiamo la prudenza e ricordiamoci che quel che è capitato agli altri potrebbe capitare anche a noi’) che secondo Francesco Russo (Pd) non avrebbe avuto diritto di parola in base al regolamento, interpretazione non condivisa da Bordin che ha richiamato la norma generale che concede agli assessori la possibilità di esprimersi.

Il primo a entrare nel merito delle accuse a Bini è stato Andrea Cabibbo, capogruppo di Forza Italia, che ha ricostruito ‘l’acquisto di immobili operato dall’assessore dopo che Mediocredito si trovava alle prese con rate impagate: l’assessore, in quanto privato, ha dunque estinto un debito, versando la somma che era rimasta da pagare: tutto qui. Il vero motivo di questa censura è dunque l’esercizio della cultura del sospetto da parte di chi non ha argomenti e va ad attaccare personalmente chi fa politica ma è anche imprenditore’.

Il diretto interessato, Sergio Emidio Bini, ha fornito ulteriori particolari ‘su un’operazione immobiliare che riguardava soggetti privati e dunque non richiedeva alcuna gara pubblica, da me conclusa versando 750mila euro per un complesso immobiliare in via San Francesco a Trieste, un prezzo in linea con i valori di mercato. Nessuna norma – ha scandito Bini – vieta a un privato che rivesta il ruolo di assessore o di consigliere di dare corso a una transazione commerciale privata, di qualsiasi tipo. E il parametro di valutazione della condotta di un assessore, come di qualsiasi altro pubblico funzionario, è il rispetto della legge e dei regolamenti’. A Moretuzzo, Bini ha chiarito che ‘io non minaccio nessuno, semplicemente reagisco di fronte a volgari attacchi personali nei confronti miei e della mia famiglia’.

Silvano Trieste 2023-06-22 Consiglio Regionale FVG ph Massimo Silvano

‘Si tratta di una vicenda assolutamente privata dell’assessore – ha ribadito il governatore Massimiliano Fedriga durante il suo intervento alla fine del dibattito, più volte accolto dal brusio dei consiglieri di Opposizione – e anche se si tratta di operazioni consentite dalla legge voi avete cercato di buttare un po’ di nebbia per infangare. Ma guardate che lanciare fango dà un vantaggio spicciolo, ma nel lungo periodo questo sottinteso, queste diffamazioni finiscono per infangare tutto il mondo politico: anche per questo i cittadini vanno sempre meno a votare. Ci stanno le idee diverse e la contrapposizione, anche aspra, ma non va bene fare mozioni di censura su atti legali, delegittimando le persone: questo rappresenta lo svilimento della nostra azione’.

Tutte considerazioni che non hanno convinto i consiglieri di minoranza. Nelle dichiarazioni di voto, Serena Pellegrino (Avs) ha ribadito che ‘Mediocredito allora era una società partecipata dalla Regione, e l’atto di Bini era inopportuno: è stato un ottimo affare immobiliare perché il precedente conduttore non pagava la quota, l’acquirente ha comprato a buon prezzo e la società non ha iscritto perdite a bilancio’. Furio Honsell (Open) ha riconosciuto che ‘l’analisi dell’assessore Bini non ha intoppi dal punto di vista giuridico, ma c’è un elemento di inopportunità che mi spinge a votare sì alla mozione di censura’. Decisa la replica di Moretuzzo alle osservazioni di Basso: ‘Non si può mettere sullo stesso piano forniture di poche centinaia di

euro ai Comuni che valgono meno dello 0,5% del fatturato prodotto dalla mia società, con forniture di milioni di euro a enti regionali. Né si può paragonare una richiesta di contributi a Mediocredito, che io avanzo come tutti gli altri imprenditori, con una trattativa privata svolta da un assessore in carica’. Rivolgendosi a Bini, il capogruppo del Patto ha richiamato ‘un problema di opportunità, ricordandogli che ‘quando mi candidai alla presidenza della Regione, mi dimisi dal Cda della mia azienda, anche se non era dovuto per legge’.

‘Lo sbaglio originale – ha ribadito Moretti – è aver voluto comprare un immobile da una società partecipata dalla Regione’.

Mentre Carlo Grilli (Fp), l’unico a rappresentare la Maggioranza in sede di repliche finali, ha invitato tutti i colleghi ‘a tornare presto a parlare di politica, impegnandoci per le persone che hanno bisogno e confrontandosi sui servizi da fornire alla comunità’.

Share Button

Comments are closed.