08/07/2024

Il Bando Welfare che Fondazione Friuli da cinque anni propone al territorio friulano e pordenonese con contributi erogati fino ad oggi pari a 2.852.000 euro è un moltiplicatore di risorse umane, economiche e sociali nel rapporto di uno a quattro. Grazie al bando e i relativi contributi, le realtà pubbliche è private impegnate nel sociale che ne hanno usufruito, sono riuscite ad attrarre ulteriori risorse a sostegno dei loro progetti. Il bando ha, inoltre, consentito di ampliare sia il numero di professionisti e volontari coinvolti sia quello dei destinatari, creando benefici importanti anche alle loro famiglie.

Tutto ciò emerge dai primi risultati dello studio su un campione di 10 associazioni beneficiarie del bando che l’istituto “Jacques Maritain”, attivo da oltre 20 anni nei settori della ricerca, formazione e divulgazione, ha svolto su incarico della Fondazione, fornendo dati molto interessanti, a tal punto che la platea delle associazioni oggetto di analisi verrà ampliata. I primi risultati sono stati presentati nella conferenza “5 anni di Bando Welfare, cambiamenti, innovazione e sostenibilità per la Vita Buona” al Visionario di Udine, con la partecipazione del presidente della Fondazione, Giuseppe Morandini, il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi e il presidente dell’Istituto Maritain, Luca Grion.

Una sala affollata di persone del mondo associativo che fannno e si assumono la responsabilità di quello che fanno – ha commentato Morandini – ricordando anche che il Bando Walfare nacque come esperimento, trovando subito l’appoggio istituzionale. A 5 anni di distanza e con 229 interventi portati a termine – ha continuato il Presidente di Fondazione – ci siamo chiesti se fosse opportuno valutare l’esperienza, non solo raccogliendo numeri, ma dando voce alle persone che hanno ricevuto servizi da quelle associzioni, a loro volte beneficiarie di contributi sui progetti. Il lavoro, quindi, è stato quello di ascoltare, cosa utile sia alle associazioni che alla Fondazione, per poter stabilire eventuali linee correttive o migliorative, perchè solo quello che è misurabile può essere migliorato. Abbiamo due ossessioni in Fondazione – ha chiosato Morandini -, quella di fare succedere le cose e quella di portare i nostri contributi a generare valore economico, sociale, culturale e di integrazione. Lo studio Maritain tiene conto di tutto ciò.

Dando voce alle buone pratiche, la chiave di lettura di questa ricerca – ha spiegato il presidente dell’Istituto Maritain, Luca Grion, – mette al centro, provando a misurarle, “le attese di bene e di futuro migliore rispetto al presente ” che un’associazione intende sviluppare attraverso la sua proguettualità. Una sfida – ha aggiunto Luca Bianchi, sociologo dell’Istituto – per capire il valore sociale dei progetti, tenendo il giusto equilibrio tra semplicità e complessità del metodo di ricerca, guardando oltre i numeri raccolti.

Il vice governatore del Friuli Venezia GIulia, Riccardo Riccardi, ha sottolineato che il Bando Welfare nasce da valori profondi fatti propri dalla Fondazione Friuli e si incardina in una realtà, quella regionale, fertile di associazionismo nel terzo settore.

Nel tessuto sociale abbiamo problemi demografici, di invecchiamento, vulnerabilità, fragilità e solitudine che sono trasversali ed anche esplosivi nel segmento adolescenziale – ha detto Riccardi – e a questi oramai conosciuti processi di fragilizzazione collettiva dobbiamo dare risposte attraverso l’integrazione socio-sanitaria e la de-sanitizzazione. A questi fenomeni che nascono dalla virtualizzazione delle relazioni dobbiamo rispondere – ha aggiunto ancora Riccardi – con l’ascolto delle esperienze, per poter preparare strumenti e risorse, puntando a moltiplicarli. Inoltre di fronte a disagio e disabilità le risposte devono essere di equità e multidisciplinarietà se vogliamo cogliere obiettivi che mettano al centro dignità ed indipendenza della persona.

La conferenza ha riservato spazio alle testimonianze dirette di due associazioni, attraverso le parole di Erika Biasutti dell’impresa sociale “La Luna” di Casarsa e di Maria Turina della cooperativa Davide di Tolmezzo, entrambe attive in progetti per lo sviluppo dell’autonomia delle persone con disabilità sia abitativa che lavorativa. Se non vogliamo rimanere ancorati al puro mantenimento di persone in necessità di assistenza ma guardare ad una progettualità evolutiva, come molte associazioni fanno, sono necessarie risorse per migliorare le competenze e professionalità. Per chi viene accompagnato verso l’autonomia e l’inserimento lavorativo, uno dei problemi da risolvere è l’individuazione di un patrimonio abitativo che sia accessibile. Le borse lavoro valgono meno della metà di un affitto e questo è un ostacolo.

ALCUNI DATI

Dai primi dati elaborati dallo studio dell’Istituto Maritain illustrati dal sociologo Luca Bianchi emerge che 7 dei 10 progetti presi in considerazione hanno prodotto una compartecipazione economica da parte dei beneficiari e 6 progetti su 10 hanno attratto altre risorse economiche.

8 progetti su 10 hanno avuto i disabili tra i proncipali destinatari degli interventi finanziari e 7 su 10 hanno rivolto la loro attenzione a famigliari e caregiver di soggetti fragili. Nei progetti analizzati hannno svolto la loro opera gratuitamente 115 volontari e in 8 progetti su 10 ci sono state attività che hanno alleggerito il carico di cura di famigliari e caregiver di soggetti fragili. 3 progetti su 10 hanno permesso l’emersione di casi problematici non in carico ai servizi socio-sanitari. Attraverso 4 dei 10 progetti presi in esame, sono stati generati 23 posti di lavoro per persone appartenenti alle fasce vulnerabili della popolazione. 7 progetti hanno coinvolto 42 persone fragili nella realizzazione delle attività progettuali, in 7 progetti su 10 è stato stimato un incremento delle competenze di soggetti fragili.

I beneficiari diretti delle attività svolte dalle organizzazioni finanziate sono stati 399. Quelli indiretti, 531. In media, ogni progetto ha supportato i bisogni di 110 persone.

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