28/06/2022

ern ùIMG_6014L’ennesima riunione generale dei partiti di centro destra, Lega Nord, Forza Italia, fratelli d’Italia e moltissime liste civiche, che si sono dati appuntamento ad Aquileia per un dibattito incontrando elettori ma soprattutto eleggibili ormai in una corse irrefrenabile verso le elezioni regionali.
Sindaci da tutta la regione sono intervenuti, giacché, negli ultimi tempi, sono moltissimi quelli eletti tra le fila del centro destra, insieme con Pietro Fontanini, Fabrizio Pitton e buona parte dei membri della provincia di Udine e del relativo Consiglio provinciale, per portare le loro testimonianze dal territorio e le proposte per il futuro in Regione. Gli interpreti principali però erano sicuramente i tre attuali consiglieri regionali: Barbara Zilli (Lega Nord), Riccardo Riccardi (Forza Italia) e Luca Ciriani (Fratelli d’Italia). Franco Mattiussi, vicepresidente e assessore della provincia di Udine e padrone di casa (la famiglia Mattiussi gestisce anche il “Patriarchi” di Aquileia dal 1990), ha aperto la serata introducendo e ringraziando gli ospiti.
Nonostante l’aria condizionata, il clima si è scaldato in tutti i sensi, nella grande sala dell’albergo Patriarchi che ha ospitato l’evento. Probabilmente oltre ogni più rosea aspettativa, all’ora di cena in una giornata di metà luglio, i partecipanti erano diverse centinaia e il fervore, unito all’interesse per gli argomenti trattati, ha fatto restare seduti tutti per quasi tre ore.
Se come si dice “bene o male, l’importante che se ne parli”, sarà stata contenta Debora Serracchiani, che credo sia stata la persona più nominata da tutti i presenti, ma in quest’occasione non mi sembra d’aver sentito nessuna accezione positiva legata al suo nome.

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Considerando l’elezione regionale del prossimo anno cosa quasi fatta, bisogna cominciare a pensare – questo il tenore dei vari interventi – a quali saranno i passi da fare per riportare la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia alla vita, all’indipendenza e all’invidiabilità che la caratterizzava. Almeno da quando lo Stato italiano decise, nel 1963, di unire la parte del Territorio Libero di Trieste, assegnato all’Italia, al Friuli, formato all’epoca dalle sole province di Udine e Gorizia (la Provincia di Pordenone fu istituita solo nel 1968 per distacco dalla Provincia di Udine), fornendo anche una certa autonomia alla nuova Regione. Abbiamo una carta costituzionale che stanno degradando sempre più, – è stato detto -fino alle ultime modifiche introdotte il 28 luglio 2016, in materia di enti locali, di elettorato passivo alle elezioni regionali e d’iniziativa legislativa popolare, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n.184, 8 agosto 2016.
Dīvĭdĕ et īmpĕrā (una locuzione latina, attribuita a Filippo il Macedone e messa in pratica largamente da Giulio Cesare, secondo ern IMG_6005cui il migliore espediente di una autorità per controllare e governare un popolo è dividerlo fomentando discordie) sembra il motto promotore delle riforme si qui apportate con le normative promosse dal governo Regionale a Trieste, è stato detto durante l’incontro. Grazie all’autonomia garantita dalla peculiare carta costituzionale, hanno abolito le provincie (senza bisogno di attendere il risultato del referendum nazionale), istituito diciotto UTI (suddividendo ulteriormente il territorio con diversi tentativi poiché non avevano coinvolto i sindaci) e per finire hanno anche rimodellato la struttura sanitaria regionale, come se spostare le pedine comportasse una riduzione delle spese.
Tra i commenti, quello sulla minor spesa che, se mai ci sarà, – sarà ascrivibile – alla riduzione dei servizi offerti ai cittadini, che non hanno avuto, né mai vedranno, una diminuzione della pressione fiscale, ma in più dovranno sempre più farsi carico di servizi offerti privatamente, se vorranno sbrigarsi in tempi ragionevoli.
Dalla serata di Aquileia sono emerse tantissime ovvietà, cose condivise da tutti i presenti come la prima cosa da fare un assoluto è la modifica della legge regionale del 12 dicembre 2014, la numero 26, sul riordino del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia, che ha istituito il nuovo ordinamento delle Unioni Territoriali Intercomunali e riallocazione delle funzioni amministrative. Sarà un passo indietro indiscutibilmente, verso un sistema che funzionava prima che lo cambiassero. Questo significherà un grande dispiacere per i diciotto amici che sono stati nominati dirigenti e per il relativo personale alle dirette dipendenze, sognando di far amministrare Comuni, Provincie e Regione da chi sarà scelto direttamente dai cittadini per mezzo delle elezioni.ern IMG_6035
La curiosità quindi portava le domande del pubblico a cercare di scoprire in che modo vorranno agire dopo le prime importanti decisioni riguardo al ripristino delle modifiche apportate dall’attuale amministrazione, per risollevare l’economia della regione, con proposte utili per il mondo del lavoro e per il sociale (nei confronti dei friulani e non solo degli immigrati). Anch’io nelle interviste, proprio per evitare le ovvietà, ho chiesto quale sarà la seconda cosa che faranno qualora fossero eletti in Regione?

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