02/10/2022

Senza nessuna sorpresa, come quasi la totalità degli italiani avrebbe predetto, il governo è ancora coincidenzialmente ben saldo al suo posto, dopo oltre quattro anni e mezzo. Nonostante la corte costituzionale abbia invalidato la legge elettorale (Calderoli o Porcellum del 2005) in vigore anche alle ultime elezioni del 24 e 25 febbraio 2013. Allora l’alleanza di centro sinistra era capitanata dal Pier Luigi Bersani con il suo vice Enrico Letta (presero il 29,55 % come coalizione), quella di centro destra vedeva Silvio Berlusconi affiancato dal segretario Angelino Alfano (29,18 %), poi c’era per la prima volta il Movimento cinque Stelle che non si era apparentato con altri partiti e quindi, sebbene abbia ottenuto il maggior numero di voti in assoluto, è risultato terzo con il 25,56 % delle preferenze, quando il Partito Democratico da solo aveva il 25,43 %. Poi c’era l’altra coalizione di Mario Monti che era stato spodestato dopo un anno e mezzo di governo, che riunendo tre liste raggiunse solo il 10,56%. Seguono tutti gli altri con risultati inferiori al 3 %.
Da allora sono cambiate molte cose, o forse non è cambiato proprio nulla. I politici si divertono a fare quello che vogliono, facendoci bere storie incredibili che, condivise e raccontate tramite le testate nazionali, divengono magicamente realtà. Leggi su misura, rendono legali anche le cose più assurde, così, mentre nessuno di noi si sognerebbe di far governare un Paese da chi durante le elezioni faceva il Sindaco di Firenze, loro si scelgono anche il capo dello Stato, cosicché possa agire nella piena libertà di scelta di coloro che l’hanno incoronato.
In tema di ricordi, neppure troppo lontani, lo scorso dicembre con la batosta del referendum, Matteo Renzi ha mantenuto la promessa dimettendosi, ovvero facendosi sostituire dal suo fedele Paolo Gentiloni, mentre Maria Elena Boschi (classe 1981) ha preferito dimenticare il passato e accettare di buon grado l’incarico di Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Il terrore sorto subito dopo il disastro del referendum, era legato proprio ai tanti giovani che per la prima volta occupavano scranni a Montecitorio: 417 deputati e 191 senatori alla prima legislatura, per un totale di 608 su 945. Avendo meno di quattro anni, sei mesi e un giorno di anzianità, in virtù della legge Monti, non avrebbero avuto diritto al trattamento della pensione. I versamenti contributivi sudati dai parlamentari, sono trattati come gestione separata e non si possono né ricongiungere, né riscattare, per cui andrebbero irrimediabilmente perduti. Il parlamentare ne ha diritto solo dopo avere svolto il mandato per almeno quattro anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età, mentre in futuro, per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico sarà diminuito di un anno sino al minimo di 60 anni.

Palazzo Montecitorio (Small)
Persone normali che per servire il Paese sono strappate alle loro abitudini, con i rischi di non maturare nemmeno la pensione nel caso in cui il mandato durasse meno di quattro anni e mezzo, che, senza considerare le eventuali indennità di funzione, percepiscono solo quattordicimila e cinquecento euro i componenti del Senato e poco meno di quattordicimila se Deputati, al mese (mica a settimana).
Considerando ciò che devono subire, la pressione e il gravoso impegno che perdura mediamente oltre le quattro ore al giorno per i deputati e due e mezzo per i senatori, questo se tutti avessero partecipato, senza tenere in considerazioni le assenze. D’altronde ci sono state settimane in cui hanno aperto palazzo Madama e Montecitorio ben più dei soliti tre giorni, dal martedì al giovedì, ma sicuramente non erano tutti presenti, neppure se Babbo Natale fosse arrivato con la slitta piena di regali.

Palazzo_Madama_Roma (Small)
Per fortuna abbiamo scampato anche questo pericolo: il 15 settembre è arrivato e anche gli esordienti hanno raggiunto il meritato diritto a pensione che nulla sono, confrontati con i vecchi marpioni precedenti al governo Monti nel 2012. I vitalizi introdotti nel 1954, per garantire una rendita ai parlamentari, avrebbero consentito l’accesso alla politica anche ai cittadini che, una volta concluso il mandato, si sarebbero trovati senza lavoro e senza pensione. Non era previsto un tempo minimo per ricevere il vitalizio da ex parlamentare e alcuni casi videro nominati che si presentarono un solo giorno (il deputato “radicale” Luca Boneschi ventiquattro ore alla Camera nel febbraio dell’82), ma ottennero comunque il vitalizio per sempre. Questi sono diritti acquisiti.
Oggi godono di buona salute circa 2.600 ex parlamentari che ricevono ogni anno complessivamente oltre centonovanta milioni di euro netti di vitalizio. Non dimentichiamo che gli assegni sono reversibili e per i due rami del Parlamento oltre 40 milioni di euro l’anno vanno a 652 eredi. Il vitalizio del parlamentare va 60% al coniuge e il 20% per ogni figlio, oppure in mancanza di prole vanno bene anche fratelli e sorelle che erano a carico del deputato deceduto.
Non ho preso in considerazione le Regioni, giacché scrivo un articolo e non un libro. Eppure potremmo ridere mentre versiamo lacrime anche per i trattamenti economici e pensionistici locali, senza nemmeno scoprire cosa succede a livello Europeo. Oggi sono cambiate le cose e tutti gli europarlamentari percepiscono uguali compensi, ma fino a poco tempo fa gli italiani, come sempre, erano al vertice della classifica degli stipendi.
In verità la rabbia maggiore è generata non da quanto guadagnano per ciò che fanno, bensì da cosa fanno e soprattutto non fanno questi personaggi. Dopo quasi quattro anni dalla sentenza d’incostituzionalità della legge elettorale Porcellum, con cui siamo andati al voto nel 2006, 2008 e 2013, ancora non sono capaci di sancire le norme per andare a votare e garantire il ritorno di una vera repubblica democratica italiana, cosa che probabilmente saprebbe fare qualsiasi persona normodotata cerebralmente.
Odio fare citazioni, ma qui Einstein ci sta proprio bene: “La follia è fare sempre la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi”. Questa però è dedicata agli elettori.

Marco Mascioli

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