01/10/2022

La lettera inviataci dal prof. Ferruccio Tassin, ci permette di contribuire alla Giornata della Memoria, sottolineandone  aspetti più nascosti rispetto alla forza  evocativa di luoghi, vicende e uomini marchiati a fuoco dall’infamia di un crudele ciclo storico, che cancellò  di milioni di persone. Luoghi, carnefici e vittime, vicende cupe e sanguinose sulle quali la nostra coscienza ha il dovere di vegliare ed rielaborare, allontanando  pericolose ed insensate  derive revisionistiche ma anche la retorica del ricordo.
In queste ore tanto si detto e scritto, la filmografia ha riproposto il meglio, ovvero capolavori dell’oggi che ci hanno rimandato in colori vividi il dramma epocale della shoah.
Nazismo e fascismo attraversarono il mondo con il loro bagaglio di morte e i loro simboli, sopravvissuti e restaurati per essere posti all’eterna condanna, sono oggi meta di pellegrinaggio. Sono luoghi, come i campi di concentramento  e sterminio in Germania, Austria, Polonia come quelli di Auschwitz, Birkenau, Dakau, Mathausen, Treblinka, Buchenwald e tanti altri che ammutoliscono chi li visita. Dei circa duecento campi di concentramento, detenzione e morte che l’Italia fascista organizzò in Italia, due erano ubicati in Friuli. Il primo a Gonars, della cui struttura non è rimasta praticamente nulla, ma nel quale furono internati seimila persone rastrellate dai fascisti  nella ex jugoslavia e vi  morirono di stenti e malattie circa 500  prigionieri. Un memoriale li ricorda. Il secondo lager, a pochi chilometri di distanza, si trovava a Visco, e qui furono rinchiusi dal 1941 e il 1943 oltre tremila sloveni e croati, in massima parte donne e bambini. Di questo campo e delle sue vicende poco o nulla si sa, rispetto agli studi fatti per Gonars, ma la sua struttura è rimasta intatta. Abbandonata ed intatta, nonostante saccheggi ed esercitazioni varie- scrive il prof. Tassin – fino al vincolo imposto dalla Soprintendenza, che così ha evitato che l’area venisse destinata alla
costruzione  un centro commerciale. Ma il lager di Visco resta una struttura abbandonata e “nascosta”, quando invece potrebbe diventare non solamente luogo della memoria ma “laboratorio di civiltà e di contrasto alla violenza dell’uomo contro l’uomo”.
Le fotografie del campo di concentramento di Visco sono state scattate da prof. Ferruccio Tassin e a noi concesse per la pubblicazione.
Lettera di prof. Ferruccio Tassin
“Finalmente!”: ministri accompagnano studenti ad Auschwitz, Birkenau. Campi di sterminio d’ Ebrei: non ci sarebbe bisogno – per assurdo – di visitare neppure i forni crematori.
Basterebbero le latrine; buchi corpo a corpo, annullamento dell’uomo da ideologia sorella del fascismo. Bravi i ministri a condannare i nazisti. Si aggiungono a milioni di persone, dato, straacquisito, che è bene non dimenticare. Perché non andare a Rab (Croazia): migliaia di persone furono lasciate morire di fame, da fascisti, ITALIANI? Portino studenti, facciano ciò
che Italia mai fece: ufficialmente chiedere perdono. Li portino ad Arbe , a Gonars (Ud), “poca cosa”, “appena” un paio di migliaia di morti dell’ex Jugoslavia, non esenti da torture dell’italica “brava gente”. Vengano; non si sottraggano al dovere di vedere criminali nostri, impuniti (a Graziani monumento con soldi pubblici). Vogliono conquistarsi riconoscenza che ripudia il razzismo? Tutelino l’unico campo fascista intatto in Italia: nel microscopico Comune di Visco (UD), per 5 secoli sul confine fra cultura latina, slava, tedesca, ungherese.
Volutamente abbandonato a degrado, saccheggio, esercitazioni di cani da catastrofe. Luogo emblematico; vocato a incontro, ha visto cadere su di sé la vergogna: razzismo dell’Italia fascista.
Il Presidente della Repubblica ha interessato il Presidente della nostra Regione: se n’è strafregato; ha fatto finta di non sapere. Ministri Profumo e Severino, venite a Visco (Ud); porterete, con identica spesa il doppio e il triplo di studenti; conoscerete un piccolo mondo tragicamente nuovo, degno di essere conservato (ci ha pensato la Soprintendenza, vincolandone buona metà), perché la storia continui a parlare con verità.
Prof. Ferruccio Tassin,
Deputato della Deputazione di Storia Patria per il Friuli

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