13/07/2024

“Vogliamo difendere il modello veneto di inclusione e integrazione degli immigrati, che ha portato il Veneto ad inserire e assimilare oltre 500mila stranieri, dall’attuale gestione caotica e fallimentare dell’emergenza profughi. Non intendiamo rinunciare ad un nostro primato e mettere in discussione la continuità dei percorsi inclusivi avviati verso i ‘nuovi’ veneti, a causa dell’improvvisazione e delle carenze delle politiche europee e nazionali verso i richiedenti asilo”. Questo l’impegno assunto dall’assessore regionale al Sociale e ai flussi migratori, Manuela Lanzarin, al tavolo della Consulta regionale per l’immigrazione, convocato per fare il punto sulle politiche di integrazione in Regione e discutere le problematiche create dai nuovi arrivi di profughi e richiedenti asilo.

Il tavolo rappresenta le associazioni degli immigrati e le diverse componenti istituzionali, economiche e sociali coinvolte nel processo che, negli ultimi vent’anni, ha portato il Veneto a contare 517 mila immigrati regolari, residenti e integrati, un numero che corrisponde al 10,4% della propria popolazione. “I rischi creato dall’attuale emergenza creata dal Ministero degli Interni, che ha sinora inviato oltre 28 mila richiedenti asilo in Veneto, facendolo diventare la terza regione in Italia dopo Sicilia e Lombardia per numero di arrivi – ha proseguito l’assessore – sono un freno al processo di integrazione e l’avvio di una ‘guerra tra poveri’ che fa retrocedere, nella scala sociale, quanti si sono già regolarmente inseriti, hanno trovato lavoro, hanno messo su casa e famiglia e sono ormai parte attiva del nostro tessuto produttivo e del nostro sistema di welfare”.

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L’assessore ha fatto proprie le preoccupazioni e le richieste – sintetizzate dal vicepresidente della Consulta, Modou Diop, di Treviso – di non penalizzare l’immigrazione ‘storica’ e di investire nei percorsi scolastici, formativi e universitari dei figli degli immigrati regolari, favorendone l’accesso a bandi, concorsi ed esperienze formative ed inclusive come il servizio civile. “Gli immigrati ‘storici’, molti dei quali hanno ottenuto la cittadinanza italiana – ha ricordato Diop, senegalese di origine, arrivato a Treviso da oltre vent’anni e ora cittadino italiano – rappresentano una risorsa, che fa da ‘ponte’ per accogliere e integrate i nuovi arrivati”.

“Tra i nuovi arrivi solo 1 su 3 ha i requisiti per essere accolto come profugo – ha puntualizzato Lanzarin – Il Veneto è disponibile ad aiutare chi ne ha effettivamente diritto alla protezione internazionale, ma non può e non vuole mettere in crisi il proprio sistema di welfare per dare ospitalità a chi non ne ha diritto”. Al centro dei lavori della Consulta la gestione e la pianificazione dei fondi FAMI (fondi ministeriali per l’asilo, la migrazione e l’integrazione) e regionali, che quest’anno mettono a disposizione degli immigrati regolari in Veneto quasi 3,5 milioni di euro, dedicati a finanziare il sostegno e la mediazione scolastica, i servizi per l’integrazione, l’informazione, la partecipazione culturale e percorsi di educazione civica e di partecipazione sociale.

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