27/02/2024

Botta e risposta a distanza tra Panontin e Ciriani

Cosi il sindaco di Pordenone
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A fronte della proclamazione da parte dell’assessore Panontin dei grandi risparmi derivanti dalla chiusura delle Provincie, emergono clamorose dimenticanze ed errori metodologici nel calcolo. (leggi precedente articolo)
Un dato è certo il trasferimento di parte del personale delle Provincie in regione ha comportato un aumento di costo di euro 8.190.00,00 e un peggioramento dei servizi e funzioni trasferite.
Dal Piano di liquidazione approvato dalla gestione stralcio della Provincia di Pordenone con atto n. 76 del ottobre 2017 emerge che le varie funzioni e patrimonio della Provincia sono tutte trasferite ad altri enti. Regione, Comuni e Uti. La funzioni continuano ad essere esercitate da altri enti con i relativi trasferimenti. Gli uffici sono ancora tutti aperti, riscaldati e custoditi il personale è per la gran parte li che opera per conto della regione. Quindi nessun risparmio. Anzi è comparso un servizio di vigilanza. Le spese per gli organi amministrativi Presidente e Consiglio erano a zero già dal 2015 quindi nessun risparmio. Risulterebbe che anzi che il costo manutentivo delle strade ex provinciali dopo il passaggio alla regione sia più elevato e che il costo salirà ancora con il passaggio della competenza dalla regione a Friuli Venezia Giuli Strade.
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Quindi la voce cancellazione costi di funzionamento è tutta da dimostrare.
L’assessore spiega poi che vi è stato un risparmio del personale della regione. Questo è un dato attendibile perché la regione nel rilevare le funzioni si è presa più personale di quello afferente la funzione lasciando per esempio la funzione edilizia scolastica all’Uti del Noncello con personale dimezzato (13 invece di 26).
Ma l’assessore si è completamente dimenticato i costi di funzionamento dei 18 nuovi enti chiamati UTI che dovevano nel suo disegno sostituire le provincie e delle incentivazioni all’esercizio associato delle funzioni comunali.Da un breve esame della tabella X) allegata al disegno di legge di stabilità regionale 2018 e relativo triennale emerge che il trasferimento “Quota A” per il funzionamento e attività istituzionali delle UTI ammonta a 18.918.875.20 annui (sul triennio 56.895.313,46.) oltre alla “QUOTA B) Ordinaria per la gestione delle funzioni comunali ammonta a
28.628.836,58 annui (sul triennio 85.8886.509,74).Ciò significa che sono necessari e vengono trasferiti alle UTI per il loro funzionamento e per la gestione delle funzioni dei comuni trasferite euro 18.918..875,20 + euro 28.628.836,56 per un totale di euro 47.547.711,70. Somma da ridurre di euro 9.000.000,00 corrispondente alla riduzione a partire dal 2017 del fondo ordinario dei comuni. Quindi il funzionamento delle UTI sommato alla gestione associata delle funzioni obbligatorie dei comuni comporta un costo per il bilancio regionale di euro 38.547.711,70. Quindi non 31 milioni di risparmi ma decine di milioni di sprechi e risorse immobilizzate.
Un discorso a parte merita poi l’onere della complessità introdotta, delle riunioni inutili di sindaci e funzionari, dei disservizi creati da una riforma frettolosa, rimaneggiate e in rimaneggiamento, della farraginosità dei meccanismi di definizione delle «intese per lo sviluppo» usato come strumento capestro per assegnare risorse per gli investimenti. Le Uti mediante i sindaci propongono alla regione un piano investimenti che la regione approva con legge. Poi le Uti che non sono attrezzate per gestirli girano i trasferimenti ai comuni. Il tutto si risolve in ulteriori adempimenti burocratici.
Per non parlare delle iniquità verso i comuni non aderenti alle Uti, dei ricatti sui trasferimenti, delle mancate risposte in merito agli strumenti contrattuali di gestione del personale in forma associata, della mancata predisposizione di adeguati supporti informatici.

Paolo Panontin (Assessore regionale Autonomie locali) interviene su "Il Patto Regione-Enti locali: sinergie per un'autonomia consapevole" nel corso del confronto tra amministratori regionali e degli Enti locali sul Patto di stabilità e sul Decreto "Fare". (Udine 29/07/13)

Alle considerazioni di Ciriani, ha replicato l’assessore regionale Panontin

“La reazione scomposta e nervosa di Ciriani è la chiara dimostrazione che i dati di bilancio (raffronto tra conti annuali e rendiconti 2013 e 2016 riferiti a Province soppresse e Regione FVG) hanno finalmente evidenziato che ciò che ha raccontato quando era presidente della Provincia erano favole”.

Ad affermarlo l’assessore regionale alle Autonomie locali, Paolo Panontin, in risposta al sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, dopo che sono stati resi noti i risparmi ottenuti dal superamento delle Province, iscritti nella legge di stabilità regionale.

Per Panontin “la lettura dei dati di bilancio dimostra una superficialità disarmante: se è così che amministra il Comune di Pordenone c’è da preoccuparsi per i suoi cittadini”.

“Il dato sul personale – precisa l’assessore regionale – non è in aumento ma in calo di 20 milioni di euro”.

Per quanto riguarda in particolare la Provincia di Pordenone, Panontin spiega che “alcuni servizi resi dalla Provincia al momento del passaggio alla Regione sono risultati sottofinanziati. In sostanza Ciriani ha avvelenato i pozzi e ciò nonostante tutti i servizi ai cittadini sono stati garantiti, tant’è che i cittadini stessi non si sono nemmeno accorti che l’Ente Provincia è scomparso”.

Inoltre “la riforma non ha mai inteso sostituire alle Province le Unioni di Comuni. La riforma ha portato in capo alla Regione quasi tutte le funzioni perché così si fanno economie di scala ed i dati di oggi, che non sono stime ma dati oggettivi, lo dimostrano. Le Unioni, come avviene in altre regioni virtuose (quali ad esempio l’Emilia-Romagna ), servono a rafforzare, attraverso l’aggregazione, l’azione amministrativa di Comuni troppo piccoli ed eccessivamente frammentati.

Per quanto riguarda poi i finanziamenti alle Uti “le risorse trasferite alle Unioni fino ad oggi sono a saldo zero – indica Panontin – perché l’ammontare è lo stesso che prima veniva trasferito ai Comuni e alle Comunità Montane, anch’esse cancellate dalla riforma”.

Infine “nel bilancio 2018 una quota dei risparmi derivanti dalla soppressione delle Province, pari a circa 7 milioni di euro, è prevista a favore delle Unioni per dare servizi ai cittadini anziché nutrire il sottobosco politico di cui l’ex presidente della Provincia si attorniava per fare propaganda; gli stessi metodi e gli stessi costi che ha importato in municipio a Pordenone”.

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