27/09/2022

La trasformazione dell’amministrazione del territorio come prevista dalla costituzione, passa dall’istituzione di un gran numero di Unioni Territoriali Intercomunali e dalla conseguente dismissione delle Province. Alcuni comuni sono già pronti per il nuovo ordinamento e dovranno essere operativi dal 1° luglio, mentre per gli altri si dovranno attendere i ricorsi.
D’altra parte il Tribunale Amministrativo Regionale ha rinviato al 26 maggio l’iter che vede un centinaio di sindaci contrari, proprio a ridosso delle elezioni amministrative 2016. Che qualora sancisse la vittoria in causa da parte dei sindaci che non ritengono valida la norma, l’assessore Panontin si dice pronto a modificare la legge regionale in osservanza della sentenza. IMG_8224ern (Small)

Altro tema introdotto dalla norma regionale concerne le fusioni tra comuni. Monfalcone e Codroipo hanno avviato la procedura e le discussioni sulle opportunità e le occasioni stanno animando diversi corregionali che con tempi diversi si stanno dando da fare per trovare comuni limitrofi con cui unirsi.
Queste agitazioni stanno favorendo in maniera impressionante un’altra proposta rivoluzionaria: imitare il Trentino – Alto Adige. La raccolta di firme per il referendum che dividerebbe solo in due il territorio regionale: l’area di Trieste e il resto della regione. Nulla a che fare con le province e le UTI, la proposta di Mario Anzil (sindaco di Rivignano Teor) con l’appoggio del comitato promotore di Friuli e Trieste, stanno riempiendo le piazze di sottoscrittori per indire il referendum.
La presidente della Regione Debora Serracchiani sta peregrinando nei principali comuni allo scopo di spiegare i motivi di questa riforma, a quindici mesi dalla sottoscrizione. L’incontro di Codroipo è stato anticipato da una conferenza stampa organizzata dal sindaco capofila del Medio Friuli Fabio Marchetti con quello di Camino al Tagliamento, Castions di Strada, Lestizza, Mortegliano e Talmassons.
Nessuna novità è emersa rispetto alle generiche motivazioni economiche già sentite, che lasciano forti dubbi (togliere una provincia per mettere diciotto UTI), sia a fronte dell’ingente spesa di trasformazione, sia per il mantenimento dell’apparato in futuro. Le province nell’ultimo periodo hanno dimostrato oculatezza ed efficienza, realizzando grandi opere e sapendo produrre risparmi, prodotti dalle quattro province, pari a 100 milioni di euro nel quadriennio 2009-2013, grazie alla competente gestione dei propri bilanci.

IMG_8323ern (Small)Lo smantellamento e il conseguente trasferimento dei dipendenti delle province alla regione e ai comuni, si preannunciano maggiori costi per almeno 5 milioni di euro. Dato elaborato tenendo conto che oltre il 65% del personale dipendente degli enti di area vasta sarà dirottato alla regione, trasferendo ben 61 funzioni amministrative, ovvero tutte quelle con maggior impatto sotto il profilo del numero dei dipendenti impiegati (lavoro, motorizzazione civile, viabilità, ambiente, funzioni contributive, ecc.”. Leciti i dubbi sulle prestazioni da parte delle neonate Unioni dei Comuni sul fronte del contenimento della spesa. Senza considerare il periodo transitorio in cui le province rimarranno un costo, almeno sino al 2018 e non sapranno come impiegare il loro tempo dato che nei piani della Regione c’è il passaggio alle UTI.

Nel servizio l’intervento del sindaco Fabio Marchetti e della presidente Debora Serracchiani.

Marco Mascioli

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