07/08/2022

Un argomento che fa discutere da anni, soprattutto in prossimità delle elezioni. Le quote rosa, ovvero il numero di posti riservati alle donne nell’organico di determinate strutture, sono misure introdotte per garantire la rappresentatività femminile in ogni settore della società. 

Il termine è usato principalmente in politica, dove l’obbligo d’inserimento è definito attraverso regole legali e disposizioni interne dei partiti, che fissano una percentuale minima per ogni genere nella composizione delle liste elettorali, al fine di riequilibrare la presenza dei due generi. 

Su scala globale, nel 1975, nei parlamenti di tutto il mondo le donne erano poco più del dieci per cento, mentre nel 2010 il diciotto per cento. Un aumento del 7 per cento in 35 anni, senza provvedimenti legislativi, comporterebbe un’attesa di 160 anni per raggiungere la parità, ma qualcuno dice anche 200. 

Numerosi Paesi in Europa e nel mondo hanno introdotto misure per l’equilibrio della rappresentanza. La Svezia, con un parlamento di poco inferiore al 50%, l’ha fatto attraverso gli statuti dei partiti. Altri paesi, come la Francia e la Spagna, hanno operato sui sistemi elettorali. Secondo i dati delle Nazioni Unite, a giugno 2016, nel mondo, tra i parlamentari delle singole assemblee solo il 22% erano donne, mentre nel 1995 erano solo l’11 %.

La corte costituzionale italiana, con la sentenza n. 49/2003, ha riconosciuto che “la finalità di conseguire una ‘parità effettiva’ fra uomini e donne anche nell’accesso alla rappresentanza elettiva è positivamente apprezzabile dal punto di vista costituzionale”. L’articolo 51 della Costituzione è stato riformato con un’integrazione che recita: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. 

La prima legge sulle quote rosa del 2006 fu un fallimento. Dal 2012 nuove norme obbligano gli statuti degli enti locali a promuovere la parità nelle giunte e negli enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti, a garantire che ciascuno dei due generi sia rappresentato per almeno un terzo nelle liste elettorali e a introdurre la doppia preferenza di genere per i candidati al Consiglio comunale. L’elettore può esprimere due preferenze, purché di genere diverso. 

L’espressione “quote rosa” è imprecisa e considerata fuorviante da molte persone perché induce a credere che si tratti di un meccanismo che porterebbe ad assegnare una quota di posti alle donne, a prescindere dal merito, dalle competenze e dalle capacità. In realtà, si tratta di norme antidiscriminatorie che hanno lo scopo di permettere un’equa partecipazione di entrambi i generi e stabilisce che una percentuale di posti sia destinata al genere sottorappresentato. Nella loro formulazione, queste norme non contengono il riferimento alle donne ma sono neutrali, garantendo quindi in modo paritario i due generi. Non intendono sostituirsi alla valutazione del merito, ma favorire l’impiego di professionalità e competenze femminili, pari a quelle maschili.

Nonostante gli sforzi di tante persone, pochi hanno compreso chiaramente quale sia lo scopo di questi “aiuti” rivolti alle donne. Alcuni le considerano come protezioni nei confronti dei panda, animali da proteggere. Fondamentalmente è vero, giacché è importante il contributo che le donne possono dare in ogni settore, ma per farlo devono entrare nel maschilistico mondo della politica. Daremmo il voto a chi lo merita, non voteremmo mai una persona solo perché uomo o donna, ma se i partiti candidassero solo uomini, non avremmo alternative.  

Quantomeno divertente quanto accaduto a Udine, dove una discussione in consiglio comunale si è trasformata in elucubrazioni comiche anche da parte di chi ricopre il ruolo solo grazie alle tutele legali (basti guardare il numero di voti ottenuti alle elezioni). L’avvocato Ester Soramel, presidente del comitato per promuovere la presenza delle donne nelle amministrazioni, ci racconta i fatti accaduti durante la mozione di sentimenti presentata dal capogruppo di PrimaUdine Enrico Bertossi. Tutto nasce dopo il calo di presenze in rosa registrato alle ultime elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia. 

Marco Mascioli

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