19/08/2022

Presentato il libro The Journey of Joy – Amazzonia  di Alberto Cancian a Codroipo in Sala Abaco. L’ideatore di Pordenone Viaggia, dopo aver donato personalmente il libro a Papa Francesco a Roma, si è presentato alla città in compagnia di Pierina Gallina e con momenti musicali curati con garbo e lodevole competenza dai violinisti Emma Liani e Davide Zatti.

La nuova Sala Abaco è indiscutibilmente il luogo più naturale dove parlare di viaggi e in un clima di condivisa emozione, è stato intervistato dalla giornalista Pierina Gallina, Cancian ha raccontato la sua esperienza di due anni nell’Amazzonia colombiana,  dove era tornato per raccogliere settant’anni di missione di padre Bruno Del Piero e dei suoi confratelli. Abbandonando ogni sicurezza di casa e del Friuli, si è recato in un mondo sconosciuto, dove ha imparato lezioni di vita straordinarie. Dagli indigeni ha appreso che con il denaro non si può né bere né mangiare, che questo progresso sta portando alla distruzione della nostra Madre Terra.

Viaggiare non significa posare lo sguardo ma diventare parte della visione. Viaggiare per crescere, non per fuggire. Anche nel viaggio della Vita. Impari a non credere di aver ragione, a non dare nulla per scontato. Te ne accorgi quando l’acqua non è potabile, o quando non c’è nemmeno. Allora ti rendi conto di cosa conta sul serio, di cosa ti fa battere il cuore, di cosa lo fa lacrimare.  Il libro è un partire e un tornare per ripartire di un coraggioso Alberto, escursionista di pace. Senza beni materiali ma leggero come in una bolla di sapone e ricchissimo di felicità.  

La prefazione del libro è firmata da Licia Colò, la quale conclude dicendo che il libro di Alberto fa bene alla salute e allo spirito, perché non esiste medicina migliore di chi, con un sorriso, riesca ad aprire le porte della speranza. Effettivamente l’aspetto più importante è proprio la direzione del libro, l’intenzione dell’autore, non solo voler riportare situazioni tragiche, preoccupanti e inimmaginabili, bensì la continua ricerca delle soluzioni, del miglioramento sia dal punto di vista pragmatico, sia spirituale.

LETTERA DI UN VIAGGIATORE tratta dal suo libro.  

Mi sono reso conto che il Viaggio è un meraviglioso strumento per aprire la mente e l’occhio del cuore sulle motivazioni profonde dell’esistenza. Viaggiando ti accorgi che i confini sono dei limiti alla libertà, ti accorgi che la proprietà è uno fra i più grandi di questi confini, perché separa ciò che è mio da ciò che è tuo. Questo ci è sempre parso un bene, ma poi viaggiando ti accorgi “che chi ha di meno è chi dà di più”, che “probabilmente, chi non ha niente di materiale, ha dentro di sé molto di più di chi invece di materiale ha tutto”, ti accorgi che “donare è il modo più bello di ricevere”. Te ne accorgi quando il sorriso sul volto di un bimbo mentre ti dona tutto quello che ha, ti colpisce al cuore, scardina tutti gli schemi che avevi costruito, tutto ciò che avevi sempre creduto vero.

Viaggiare ti fa rendere conto che non esiste un vero, ne esistono mille, milioni. Impari a non credere di aver ragione, a non dare nulla per scontato. Te ne accorgi quando l’acqua non è potabile, o quando non c’è nemmeno. Allora impari a confrontare tutto ciò che avevi sempre creduto con la realtà nella quale t’immergi e che non avevi ancora conosciuto. Ti rendi conto di cosa conta sul serio, di cosa ti fa battere il cuore, di cosa lo fa lacrimare. Sorvolando la Foresta Amazzonica mi sono accorto di questo, mi veniva da piangere mentre mi rendevo conto che “la natura tenta di sopravvivere all’uomo che, in realtà, dovrebbe proteggerla”. Non giace solo lì l’evidenza dello scempio. Un altro cappio circondò il mio cuore quando raggiunsi l’Himalaya e mi accorsi che le enormi lingue di ghiaccio che la governavano oramai non esistono più. Stiamo trasformando il verde e l’azzurro in grigio, quasi nero. Un nero buio, un buio che allontana la speranza. Giorni come questo sono importanti, c’è chi si ribella, chi dice la sua, chi fa qualcosa. Viaggiando ti accorgi anche di questo, bisogna fare per capire, bisogna sporcarsi le mani, metterci la faccia, crederci veramente. Un grande uomo, nel corso di un lungo viaggio, mi ha insegnato che ciò che conta è l’esempio. Bisogna incarnare il cambiamento se lo vogliamo vedere nel mondo, perché noi stessi siamo il nostro mondo e prima di tutto dobbiamo impegnarci a far fiorire quello. Da dentro si deve espandere il contagio, il contagio positivo, quello verso la luce, quello che si ribella al buio, con le nostre forze, il nostro impegno, la nostra volontà, il nostro amore. Ecco, è da questo che dipende tutto: scegliere l’amore. Scegliere di riempire il carrello della nostra esistenza con la felicità, la gioia, la comprensione, la compassione, il rispetto, l’amore. Come in un supermercato, nel quale possiamo fare la spesa tutte le volte che vogliamo e nel quale ogni qualità sarà sempre disponibile in quantità illimitata e senza alcun prezzo. Ma quale amore? L’amore disinteressato, quello che è prima verso di noi, poi verso gli altri e quindi verso il tutto. Una notte, nel mezzo della foresta, qualcosa di più grande di me mi sussurrò questo: “Non siamo una specie che cammina sulla terra, siamo parte di essa. È per questo che se il pianeta soffre noi soffriamo; è per questo che gioiamo delle sue meraviglie, che ci emozioniamo per il fuoco dei tramonti, per il colore dei fiori, per il fragore dei tuoni. Siamo parte integrante di quelle emozioni e sono proprio loro che ci uniscono al tutto, attraverso la simbiosi universale che chiamiamo amore”.

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