05/08/2021

Di Marco Mascioli

Sutrio è l’ultimo frammento di civiltà prima della salita per la cima dello Zoncolan. L’alternativa è la funivia da Ravascletto.  Per anni Sutrio è stato un Comune quasi dimenticato da tutti, nominato solo per notizie di cronaca e le chiusure di mobilifici, segherie e aziende, con il conseguente svuotamento del paese. 

Pochi anni fa i residenti hanno cambiato marcia, si sono rimboccati le maniche e, dopo aver chiesto e ottenuto aiuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, hanno saputo trasformare le loro abitudini mansuete e tranquille di gente di montagna senza troppa propensione al turismo, che viveva a ritmo lento le giornate di tutti i mesi dell’anno, hanno dato una svolta radicale divenendo il fulcro della promozione di tutta la Carnia.

Quasi tutte le domeniche, spesso anche in fine settimana lunghi, organizzano qualcosa che attira tantissimi turisti, anche dall’estero. Tutto ruota attorno all’idea di trasformare le tante stupende abitazioni abbandonate, in alloggi per turisti. 

Si chiama albergo diffuso, cioè una gestione accentrata che consente di prenotare, organizzare e amministrare la possibilità di alloggiare e contemporaneamente promuovere e programmare eventi e attrazioni di ogni genere. 

L’aspetto più importante è sicuramente la capacità di coinvolgere anche gli altri Comuni della montagna e soprattutto nei mesi estivi, quasi ogni giorno è buono per ritrovarsi e fare festa. Hanno iniziato il mese di luglio con il Green Carnia Fest, festival della sostenibilità in montagna. Quattro giorni dal 1° al 4 luglio, con i Comuni di Cercivento, Ovaro, Paluzza, Ravascletto e Sutrio, una manifestazione che pone l’attenzione sulla sostenibilità del monte Zoncolan.  

Poi c’è stata la festa dei Cjarsons, sabato e domenica 10 e 11 luglio, con il coinvolgimento dei Comuni di  Cabia, Cercivento, Cleulis, Forni Avoltri, Ligosullo, Ovaro, Paularo, Piedim, Ravascletto e naturalmente Sutrio. Ognuno aveva almeno uno stand con relativa cucina per preparare la propria versione del famoso piatto carnico. Nessuna ricetta identica e i Cjarsons variano nel profumo e nel gusto. Alcuni più dolci, altri più salati. 

La formula scelta per attirare i tantissimi ospiti era la tessera da acquistare all’entrata che con venti euro dava il diritto di degustare due Cjarsons per ogni Comune presente, mentre per il vino c’erano i gettoni del valore di un euro. Tutti i negozi, le locande, i bar e i ristoranti del paese erano aperti, compresi i negozi di souvenir, oltre alle bancarelle per strada. Tra l’altro, all’interno di una delle botteghe di oggettistica, con due signore che realizzano ricami in tempo reale, c’è un presepe animato davvero meritevole.  

Nei prossimi fine settimana, fino ad agosto compreso, ci saranno eventi e feste almeno ogni domenica.  

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