13/05/2024

Nel rilanciare il servizio pubblicato dal collega Giancarlo Virgilio su Udine Today, che ha indagato sulle entrate che derivano al comune di Udine dai banners apparsi sulle fiancate dei tassì bianchi che pubblicizzano il Wellcum, ci soffermiamo su quanto dichiarato dall’assessore comunale Cinzia Del Torre al quotidiano on line.

Il Welcumm è una nota realtà imprenditoriale austriaca, a pochi passi dal confine italiano, che è l’evoluzione moderna e plateale della “casa chiusa”, in cui la prostituzione può essere esercitata legalmente su ben 7 mila metri quadri, corredata di centro benessere, ristoranti, bar, camere, cinema. Le campagne pubblicitarie, sempre raffinate, non volgari, sono giocate sui doppi sensi, se non fosse che il nome “Wellcum”, storpiatura di “wellcome”, porta dritti dritti ad una tipologia di prestazione “sessuale”.

Di qui il dubbio del giornalista se sia lecito o meno per un ente pubblico (italiano) guadagnare indirettamente da attività relative alla prostituzione ( vietata in Italia ma legale in Austria).

L’assessora, precisando che comunque gli introiti per le casse comunali sono irrilevanti, non si è detta favorevole a pubblicità del genere, per quanto non volgari, perchè rimandano a “un’attività che in Italia – fortunatamente – non è lecita, né è rispettosa delle donne”.

Nel senso, diciamo noi, che l’attività in Austria è lecita ( dato oggettivo) e quindi rispettosa delle donne?

Forse l’assessora non intendeva questo, anche perchè se la legalizzazione fosse la strada per un maggior rispetto per le donne, allora non avrebbe senso dire che è una fortuna che in Italia la prostituzione non è legale.

Restano invece un paio di fatti certi sui quali si incardina la liceità della pubblicità del Wellcum sui tassì, e che solo un certo “moralismo censorio” potrebbe osteggiare. Primo: il Wellcum è un’attività imprenditoriale regolarmente censita nella camera di commercio carinziana ed in quanto tale autorizzata ad operare. Secondo: le “signorine” che svolgono “il mestiere” non sono dipendenti ma libere professioniste che pagano i servizi del Wellcum, ovvero “liberamente ed imprenditorialmente” scelgono di svolgere l’attività. Nessuna costrizione, ricatto o minacce ( che sono forse quelle a cui si riferiva l’assessora) ma che avvengono più facilmente in uno status di illegalità. Le “signorine” d’oltre confine lo fanno per scelta e per lauto guadagno. Diventa difficile, quindi, far condividere a questi soggetti la tesi della “mancanza di rispetto” ed è illiberale impedirne l’esistenza.

GFB

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