19/09/2021

“C’è un gap culturale che va colmato. La vera innovazione, infatti, sta nell’applicazione della tecnologia e non nella tecnologia in sé. Non basta comprare un algoritmo smart per diventare un’organizzazione smart”
“Dobbiamo trovare al più presto una digital way to italian manufacturing”. Lo ha dichiarato la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, aprendo a palazzo Torriani, il convegno dal titolo “La realtà oltre i numeri – L’intelligenza artificiale come motore per lo sviluppo aziendale”, promosso dall’Associazione degli industriali in collaborazione con Mitteleuropa ed European Digital SME Alliance.


Nel suo intervento, Mareschi Danieli ha ricordato come l’Italia sia la seconda manifattura in Europa e la settima al mondo. “Nonostante tutto – ha aggiunto -. Ma il rischio di retrocedere è concreto. Il mondo sta cambiando. Lo sta facendo a una velocità esponenziale. Cambia la tipologia delle imprese leader globali, da manifattura a servizi digitali, e cambia anche la loro nazionalità. Oggi le imprese a maggior capitalizzazione si occupano di informatica, elettronica, ICT e servizi online. La motivazione di questo ribaltamento del mercato si chiama trasformazione tecnologica, Industria 4.0. Una tendenza che la pandemia ha, se possibile, ulteriormente accelerato. Siamo in questo scenario. E dobbiamo essere consapevoli del fatto che se non saremo in grado di adeguarci velocemente a questo paradigma, la nostra manifattura declinerà inevitabilmente”.


“La trasformazione digitale – ha rimarcato la presidente – riguarda tutte le nostre imprese, dalle piccole alle più grandi, come conseguenza di un fenomeno che cambia le attitudini e i comportamenti dei consumatori e più in generale le abitudini di un’intera società. Nel manifatturiero, la differenza nel contesto dell’Industria 4.0 la farà proprio la collaborazione tra ‘nuovo modo di fare impresa’ e ‘nuovo tipo di consumatore’. Tuttavia le imprese non possono fare sempre tutto da sole, perché la digitalizzazione è una decisione strategica che deve arrivare dalla politica. Da questo punto di vista, l’impostazione che l’Europa ha dato alle direttrici di spesa del Recovery Fund va nella giusta direzione e coglie il punto. L’Italia è praticamente obbligata a seguirle. E questo è sicuramente un bene. Bisogna fare in modo che questa occasione non vada sprecata”.
Anna Mareschi Danieli ha quindi evidenziato che “se è vero che le imprese investono in maniera sempre più massiccia in intelligenza artificiale, è altrettanto vero che è davvero complesso riuscire a sfruttare appieno le tecnologie che abbiamo oggi a disposizione”. “Non basta comprare un algoritmo smart – ha affermato – per diventare un’organizzazione smart. E’ necessario un progetto globale che non si limiti alla divisione tech, ma coinvolga l’intera organizzazione, dalle risorse umane al management, per individuare, da un lato, gli obiettivi puntuali che con l’applicazione della nuova tecnologia si vogliono centrare, e per valutare, dall’altro, gli impatti che ogni investimento che sia possibile o necessario fare, avrà sulla nostra azienda. Il rischio altrimenti è quello di investimenti inutili e, perché no, anche frustranti per l’organizzazione”.
“Pensate agli incentivi Industry 4.0 – ha proseguito la presidente -. Per come era stato costruito l’apparato di regole, gli incentivi all’acquisto di macchine hanno avuto un risultato sicuramente positivo, ma limitato nell’applicazione. Le aziende hanno comprato macchine poiché se ne riducevano i costi, ma poi in molti casi hanno fatto fatica a sfruttarle perché sono mancate le attività consulenziali di supporto, di formazione e di ristrutturazione dei processi”.
“Le aziende – ha concluso Anna Mareschi Danieli – investiranno fino a 100 miliardi in intelligenza artificiale nel 2022, ma ci si deve mettere nelle condizioni di poterla sfruttare appieno senza appesantire la struttura e quindi indebolirne i risultati. Servono quindi processi di innovazione strutturati. L’AI ha il potere, fra gli altri: di migliorare la produttività della forza lavoro, di generare innovazione e crescita dei ricavi, di velocizzare i processi decisionali. Tutti questi obiettivi, tuttavia, saranno ottenibili solo se si metteranno in atto percorsi di organizzazione aziendali coerenti. Bisogna coprire un gap culturale strutturando processi di innovazione prima di fare investimenti in tecnologia. Ci vuole una visione multidisciplinare, un’attitudine che non tutte le aziende hanno e che è molto complessa da gestire all’interno delle nostre Pmi. Più di qualcuno infatti ci spiega come la vera innovazione sta nell’applicazione della tecnologia e non nella tecnologia di per sé”.
Dal canto suo, il vice-presidente per il Digitale di Confindustria, Luigi Gubitosi, collegato al convegno, ha sottolineato come, in questo momento, si stia facendo molto in Italia sul digitale. “L’emergenza Covid ha posto peraltro in primo piano l’importanza dell’utilizzo, della commercializzazione e della elaborazione dei dati. In tale ottica l’intelligenza artificiale rappresenta la sublimazione di queste tecnologie abilitanti”. “Ritengo che il Recovery Fund – ha aggiunto Gubitosi – costituisca un’opportunità unica per riprogettare il Paese. Per avere un’Italia più competitiva e capace di creare occupazione sarà fondamentale però che le nostre aziende si rendano partecipi di questo sforzo verso un digitale spinto, che deve essere pervasivo e trasversale. Confindustria, da parte sua, ci crede con convinzione, tanto da aver creato una delega al digitale, di cui mi onoro di essere il destinatario”.  
All’incontro sono intervenuti anche: Sebastiano Toffaletti, segretario generale della Digital SME Alliance; Enzo Maria Le Fevre, project leader, della European Commission, DG DIGIT; Clelia Grayson Di Consiglio, segretaria generale della Camera di Commercio Italo-Israeliana; David Bevilacqua , ceo di Ammagamma; Gian Luca Foresti, direttore del Dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e Fisiche dell’Università degli Studi di Udine, e Chiara Tassin, cdto Acciaierie Bertoli Safau Spa nonché vicepresidente di Digi&Met Danieli Automation SpA. Ha moderato il convegno Luca Baraldi, dell’Associazione Mitteleuropa.
Nei loro interventi, i relatori hanno proposto una riflessione sul ruolo dell’intelligenza artificiale e della data science a partire da prospettive istituzionali e strategiche differenti, promuovendo l’aggregazione di opportunità e la convergenza di orientamenti di sviluppo eterogenei.
L’incontro ha avuto come obiettivo anche quello di promuovere le opportunità di networking rispetto all’ecosistema israeliano dell’innovazione e l’apertura di nuovi canali di monitoraggio delle policies europee, per una più efficace collaborazione alle azioni di policy making regionali rispetto alle politiche internazionali.

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