11/06/2024

Di Marco Mascioli

Architetto, a trent’anni, senti il mondo ai tuoi piedi, non ci sono limiti e nulla ti può fermare, invece ti rendi conto che qualcosa non va. Il mouse del PC non risponde come dovrebbe, la mano trema e la diagnosi “sindrome di Parkinson” sembra la terra franare sotto i tuoi piedi.

Si parla tanto di quanto sia utile l’esercizio fisico per migliorare il nostro benessere, ma la prognosi per Simone Masotti è chiara, al massimo qualche bagno in piscina, forse più per divertirsi che per migliorare.

Nessuno allora pensava potesse andare in bicicletta, che era già la sua passione, invece lui ha vinto le paure e cominciato a pedalare. Insieme a qualche amico ha pianificato e realizzato viaggi in bici fino in Croazia, poi in Veneto, a Roma e anche negli Stati Uniti d’America.

Voleva partecipare alla Ragbrai 2022, nello stato del Iowa in bici. Si tratta di un raduno cicloturistico impegnativo cui partecipano circa 30.000 scatenati. Arrivato a Chicago senza il bagaglio perché per l’ennesima volta in qualche aeroporto se lo erano perso, doveva affrontare quest’avventura senza la sua bicicletta, rimasta in Europa insieme alle valige. Poco male, basta noleggiarne un’altra e comprare tutto il necessario per affrontare quasi 750 Km pedalando per sette giorni.

La spinta motivazionale per affrontare la bicicletta con Mr. PK (come Simone chiama il Parkinson), gli giunse da un certo Davis Phinney, ex ciclista su strada statunitense, professionista dal 1985 al 1993 e vincitore di un bronzo olimpico nel 1984. Vinse inoltre due tappe al Tour de France, nel 1986 e nel 1987. Anche a lui fu diagnosticato il Parkinson all’età di trent’anni, ma non smise mai di pedalare. Dal 2003 raccoglie fondi per la ricerca su questa patologia tramite una fondazione che attualmente ha sede a Denver (Colorado).

L’utilità del moto e in particolare sull’uso della bici come terapia nel caso di importanti patologie croniche degenerative quali il Parkinson e il morbo di Alzheimer è ora dimostrata da questi due, l’americano e il friulano, che quando vanno in bici devono assumere meno medicinali. I sintomi possono essere ridotti in modo sensibile con una percentuale che alcuni scienziati affermano essere attorno al 30%.

Simone si è raccontato in un libro, che ora sta condividendo con tutti, presentandolo in diverse occasioni. Ha scritto della sua infanzia, della sua vita e soprattutto della svolta quando sembrava gli crollasse il mondo addosso. Con impegno e grandi pedalate sta andando principalmente presso le associazioni di “Parkinsoniani” e loro parenti, per raccontare la sua “cura”, invitandoli a muoversi sempre, in bici a piedi e magari anche ballando, purché si faccia attività fisica impegnativa per migliorare la vita anche con la sindrome di Parkinson.

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