29/11/2023

Warstsila? “Il Governo deve orientare una soluzione credibile, cominciando ad informare le parti sociali sulle manifestazioni di interesse registrate nelle ultime settimane ed in questi mesi e presentando soluzioni che assicurino la continuità produttiva, la tutela e la salvaguardia dei posti di lavoro diretti e dell’indotto”. E’ da qui che il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra,  a Trieste per un faccia a faccia con il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, prende le mosse per “raccontare” dal suo osservatorio, un’Italia che deve ancora “risollevarsi dalle macerie lasciate dalla pandemia e dalle ricadute della guerra in Ucraina”. 

La “bussola” per trovare la direzione è – secondo il leader cislino – il PNRR, ovvero quel Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza che rappresenta un’opportunità imperdibile per “rimettere in moto una visione che faccia leva sulla centralità e sulla dignità della persona, cambiando il nostro modello di crescita e sviluppo”, finora “intrappolato in una globalizzazione predatoria che ha creato un abisso di disparità all’interno del Paese”, divari tra Nord e Sud, tra lavoro povero e qualificato, tra giovani ed anziani, oltre che di genere. 

Tuttavia accanto alla necessità di accelerare ulteriormente sugli obiettivi del PNRR, Sbarra, alla vigilia di giorni decisivi per concordare con Bruxelles misure di flessibilità che ci portino oltre il 2026, rilancia l’urgenza di una “governance oculata, responsabile ed autenticamente partecipata” per accompagnare i percorsi di attuazione del Piano. 

Richiesta alla quale si aggiungono quelle del presidente Fedriga, rispetto ad una revisione ed un aggiornamento del PNRR, costruito in un contesto completamente diverso da quello attuale, ma anche ponendo chiarezza rispetto alle norme di legge, “drammaticamente confuse” e che mettono a rischio la stessa attuazione degli obiettivi. Il Piano di Resistenza e Resilienza va poi di pari passo e dovrà fare da volano anche alle grandi altre riforme, siano le transizioni richieste dall’Unione Europea, siano quelle più prettamente interne, a partire da fisco e pensioni.

 E proprio sulla riforma fiscale, Sbarra va giù duro: “Il Governo non se la può cavare con una informativa parziale e generica a poche ore dal Consiglio dei Ministri”. Oltre al metodo, la Cisl vuole confrontarsi nel merito e le questioni sono tante: il taglio delle tasse a lavoratori dipendenti e pensionati, anche per incoraggiare i consumi interni, offensiva all’evasione e all’elusione che pesano ogni anno 100miliardi in termini di mancati introiti nelle casse dello Stato, detassazione dei frutti della contrattazione, specialmente i premi di risultato e gli accordi di welfare, innalzamento dei fringe benefit e no tax area. 

Sul fronte della previdenza, il numero uno della Cisl chiarisce che “le pensioni non sono un privilegio, un lusso o una regalia, ma salario differito che va restituito ai lavoratori per soddisfare le proprie esigenze e quelle della famiglia”. A che punto siamo? “Vorrei saperlo anch’io” – commenta Sbarra elencando alcuni punti fermi pronti da portare ad un tavolo di confronto: pensioni contributive di garanzia per giovani e donne, adesione alla previsione complementare, resa strutturale dell’Ape sociale, per iniziare.

Anche in questo caso la strada da percorrere – richiamata più volte nel suo intervento introduttivo dal segretario della Cisl Fvg, Alberto Monticco – è quella della contrattazione, sposata pure dal Governatore Fedriga, che apre alla sollecitazione di un impegno della Regione rispetto ad incentivare soprattutto il secondo livello e sul fronte pensioni, a spingere, anche da parte istituzionale, sulla previdenza integrativa, come già previsto anche dalla Legge sulla Famiglia varata dall’Esecutivo Fvg. 

E sempre contrattazione al centro con Sbarra e Fedriga allineati rispetto alla questione del salario minimo, con il numero uno della Cisl che va dritto al punto: “Il salario minimo? Con i contratti lo passiamo fare anche in 48 ore”. Insomma, sì, al salario minimo ma non per legge, semmai affidandolo proprio allo strumento principe delle parti sociali. Posizione condivisa da Fedriga: “Ho paura che un eccessivo protagonismo della politica possa fare danni enormi, mettendo a rischio la stessa produttività”. 

A chiudere il dibattito, le relazioni con il Governo Meloni. “Se c’è un’organizzazione che non solo non si è mai sottratta al dialogo ma che, anzi, ha fatto l’impossibile per tenere aperto il confronto, questa è la Cisl. Il problema è che il confronto con il Governo oggi sembra essersi impantanato. E non parlo solo di delega fiscale, ma anche di tutti gli altri dossier strategici dell’agenda-sviluppo. Ce n’è abbastanza per chiedere al Governo se crede ancora nel dialogo sociale. Se la risposta è sì, dia risposte immediate e conseguenti. Diversamente, siamo pronti a valutare iniziative di mobilitazione. Ci vedremo mercoledi con Landini e Bombardieri per una comune valutazione sullo stato del confronto con il Governo ed anche per definire prime modalità, tempi, articolazioni e intensità di eventuali iniziative di mobilitazione unitaria a sostegno delle nostre rivendicazioni. Oggi l’urgenza è quella di parlare con le persone, rappresentare le nostre priorità e aggiornare sullo stato del confronto con il Governo chiamato a far ripartire il dialogo sociale sulle nostre rivendicazioni”.

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