24/01/2022

Di Marco Mascioli   

Per anni, anzi decenni, si è pensato solo a demolire, chiudere e limitare l’operatività delle strutture sanitarie pubbliche in tutta la regione creando disagi a buona parte dei cittadini, cioè a tutti coloro che non vivono nei capoluoghi di provincia, lasciando spazi incredibili alle strutture private che sono sorte come graminacee alimentate da fondi regionali.

Grazie al Covid19 siamo alla resa dei conti, con persone che devono fare viaggi incredibili per un tampone, ma già prima accadeva per visite specialistiche o addirittura per partorire (che non dovrebbe essere una patologia particolarmente grave), visto che alcuni nosocomi non sono stati chiusi ma tanti reparti sono stati accentrati. 

Per non parlare della manutenzione indecente che, per esempio, ha ridotto l’ospedale di Palmanova, inaugurato solo pochi anni fa, in condizioni pessime, a meno che non si considerino le ragnatele un sistema di protezione naturale. 

Tutto era dettato da esigenze economico – finanziarie, non certo dai bisogni dei cittadini, che in tutte queste operazioni di chiusura di ospedali e reparti, non sono mai stati considerati. Come spesso accade, anziché risolvere i problemi che sicuramente derivano da pessime gestioni da parte di dirigenti incapaci, si è provveduto a distruggere, demolire o ridurre i servizi e i reparti, pensando solo al risparmio. 

Proprio in occasione della pandemia si resero conto dei danni fatti finora, con zone enormi senza la possibilità nemmeno di fare un tampone e allora dovettero chiedere ai Sindaci di mettere a disposizione palestre, fiere o qualsiasi altra struttura utilizzabile, da allestire con tendine e striscioni fatti all’uopo, per inoculare i vaccini, dato che gli ospedali erano già oberati e intasati, oltreché troppo distanti l’uno dall’altro. 

Quella che prima era AAS3 Alto Friuli, Collinare e Medio Friuli, che andava da Tarvisio a Sappada e giù fino a Canussio di Varmo (al confine con Ronchis di Latisana) ora è entrata a far parte dell’azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (ASU FC) che incorpora l’ASUIUD, l’AAS3 e parte dell’AAS2 (sedi ospedaliere di Latisana e Palmanova; strutture operanti nell’ambito del distretto est e del distretto ovest). In questo modo dimostrando che siamo solo numeri e se prima non riuscivano a gestire i servizi locali in un territorio così esteso, adesso hanno ingrandito il territorio. Però non mi risulta abbiano migliorato assolutamente nulla. 

Forse adesso la giunta regionale ha compreso la situazione e deciso di cambiare strategia invertendo la rotta. La Cittadella della Salute, che sorgerà nell’area dell’attuale distretto sanitario di Codroipo, rappresenta il primo punto della sanità regionale in grado di offrire adeguati servizi. Finalmente, dopo troppi anni, c’è un progetto e ci sono tutti i soldi per avviare le gare di appalto e i lavori.

“Si tratta della riorganizzazione di un distretto nevralgico del territorio regionale, quello del Medio Friuli, ha spiegato Riccardi, che sviluppa l’integrazione tra ospedale e territorio declinando il decentramento assistenziale in soluzioni idonee sotto il profilo della sicurezza e dei servizi”.

Il primo lotto, del valore di 6,1 milioni di euro già coperti dalla Regione, vedrà, in base al cronoprogramma illustrato, la chiusura della progettazione esecutiva entro fine febbraio, l’aggiudicazione dei lavori a metà maggio e di seguito la consegna del cantiere. Il lotto è diviso in tre moduli che assicureranno 52 posti letto: 30 dell’ospedale di comunità, 12 dell’hospice (ricovero e di assistenza per malati terminali) e 10 della Suap (Speciale unità di accoglienza e assistenza protratta). Per questo primo lotto di lavori la durata prevista è di un anno e mezzo.

Il secondo lotto prevede la demolizione del fabbricato obsoleto che si affaccia a viale Duodo e la costruzione di un nuovo edificio su due piani dedicato ad ambulatori, servizi e alla casa della comunità. Dovrebbero chiudere il finanziamento nell’ambito della programmazione sanitaria regionale che perfezioneranno nelle prossime settimane trovando le risorse necessarie. Si tratta di un lavoro complesso che vedrà protagonista la sanità territoriale e darà risposte attese da anni alle diverse comunità della regione. Già nei prossimi giorni, con il presidente Fedriga, cominceranno a visitare tutti quei luoghi dove prevedono nuovi investimenti.

Tornando al Covid19 che occupa le prime pagine di quotidiani e telegiornali con numeri assoluti probabilmente incomprensibili persino per chi li scrive, l’Istituto Superiore di Sanità, anche per il tramite del Ministero della Salute, ha pubblicato la situazione negli ospedali italiani dal 12 novembre al 12 dicembre dello scorso anno. Per venire incontro a coloro che hanno fantasia e immaginazione fervida e interpreta le informazioni come vuole, guardare i numeri e le grafiche relative potrebbe aiutare a comprendere la realtà. 

Il tasso di ricovero in terapia intensiva è di 23,1 ogni 100mila per i non vaccinati1,5 ogni 100mila per vaccinati da oltre 120 giorni; ogni 100mila per vaccinati da meno di 120 giorni e 0,9 ogni 100mila per vaccinati con booster.  

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