17/06/2024

Migliaia di persone scese in strada a Udine hanno dimostrato, senza dubbio, il non gradimento sulla sperimentazione avviata dall’attuale amministrazione comunale con la riapertura di via Mercatovecchio al traffico veicolare ( dal 1 agosto). Il sindaco Fontanini, probabilmente difendendo gli interessi di qualche commerciante di mentalità non in linea con i tempi del cambiamento e quindi sull’orlo del fallimento, argomenta che per scegliere bisogna sperimentare, come a dire che per capire se cadendo da una finestra del quinto piano si muore, si deve sperimentare la caduta…

Però non vogliamo spostare la questione sul piano delle polemiche, anche perchè di polemismo inconcludente e pericoloso in Italia se ne sta facendo veramente troppo, quindi l’unica cosa da fare e rivolgerci ai commercianti affinché spingano l’amministrazione ad istituire un tavolo serio ed urgente di confronto sul futuro emporiale ed economico della città e non chiedendole di riaprire al traffico. Scelta che, tra l’altro, si sta dimostrando destabilizzante per la credibilità dell’amministrazione stessa.

Consigliamo vivamente gli operatori economici di “istruirsi” e di “informarsi” meglio per poter affrontare nuove sfide. A questo proposito riportiamo alcuni passi di un articolo a firma di Jessica Palese apparso su ninjamarketing.it (http://www.ninjamarketing.it/2018/04/30/crisi-del-retail-negozi-fisici-amazon/) in cui (lasciando da parte la tesi  che i consumatori debbano essere per forza automobilisti ma affontando invece il presunto cambiamento di paradigma dovuto ad internet) si afferma che “non è corretto identificare l’eCommerce (e, nello specifico, Amazon) come l’unico responsabile del crollo del retail: l’ondata di fallimenti di attività retail, con relative chiusure di negozi e liquidazioni, è il risultato di una miscela di fattori.

Il primo fra tutti è certamente la presenza di un vasto panorama al dettaglio adatto ancora ad un’epoca pre-eCommerce o pre-recessione dello shopping.

L’articolista prende ad esempio diverse realtà commerciali americane, sottolineando che nella Top Ten dei rivenditori al dettaglio US, nove su dieci sono catene fisiche.

Wal-Mart, per esempio, il più grande retailer americano, è cresciuto dell’8% lo scorso anno.

Nell’articolo si sottolinea che i negozi sono più redditizi dell’eCommerce, poiché il margine dell’acquisto online è eroso da fattori quali le spese di spedizione, i costi di gestione e i resi.

Secondo CBRE, la maggior parte dei Millennial globali (70%) preferisce negozi al dettaglio e una ricerca Accenture rivela che oltre il 77% della Generazione Z (i consumatori nati dopo la metà degli anni ’90 nei primi anni 2000) ha affermato che il negozio fisico è il loro canale di acquisto preferito.

Nell’articolo si prosegue analizzando i punti di debolezza delle grandi piattaforme di e-commerce rispetto ai negozi tradizionali. I negozi possono generare traffico organico acquisendo con maggior facilità sempre nuovi clienti.

Amazon è la soluzione migliore per il prodotto generico ma non per articoli di nicchia.

Gli articoli personalizzabili sono un sottoinsieme del mercato che Amazon non può raggiungere, ma che un piccolo negozio può scegliere come target.

La gente ama ricevere consigli da persone comuni mentre le recensioni di Amazon non sono in grado di innescare raccomandazioni sociali.

Se si cercano prodotti specifici o consigli su di essi, si è più propensi ad acquistare su portali che offrano assistenza. L’attenzione specifica verso alcune tipologie di prodotti può rappresentare un importante vantaggio competitivo.

Nelle strategie di reatil vanno mantenuti prezzi e costi bassi, diventa competitivo diventare una destinazione, un luogo di entertainment per i consumatori, un posto per chiedere aiuto e consigli (shopping esperienziale).

Gli elementi necessari alla costruzione di una valida strategia di contrattacco ci sono tutti – chiosa Jessica Palese su ninjamarketing – e il retail può benissimo risollevarsi.

Questi spunti sono più che sufficienti per spostare la prospettiva da quella vacuità culturale che insegue ancora salvataggi commerciali grazie alla presenza delle automobili.

GFB

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